Risale al 19 avanti Cristo l’Aqua Virgo, acqua “Vergine”, l’ultimo acquedotto funzionante costruito durante l’epoca dell’Impero Romano. Negli ultimi 2 millenni l’acquedotto, voluto da Agrippa, braccio destro di Augusto, non ha mai smesso di portare acqua ai cittadini romani, e ha contribuito alla grandezza dell’Urbe. Ancor oggi alimenta tre fra i capolavori artistici più ammirati e fotografati di Roma: la Fontana di Trevi, la Barcaccia di Piazza di Spagna e la fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona.

Roma, resti dell’acquedotto Vergine a via del Nazareno, fotografia di lalupa condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Durante il periodo di massimo splendore “idrico”, gli acquedotti afferenti alla città erano in totale ben 16, che riuscivano a portare un’impressionante quantità di acqua a Roma. Proprio durante l’epoca Augustea, a cavallo dell’anno Zero, Roma contava circa 1 milione di abitanti, che disponevano del doppio dell’acqua pro-capite disponibile agli attuali abitanti.

Sesto Giulio Fontino, politico e storico romano, affermò trionfalmente:

Una tale quantità di strutture, che trasportano così tanta acqua, comparala, se vuoi, con le oziose Piramidi o con le altre inutili, se pur rinomate, opere dei Greci

Roma era tanto organizzata a livello idrico con acquedotti e fogne che per secoli, certamente sino a oltre il Medioevo, nessuna città Europea raggiunse nuovamente i suoi fasti.

Sotto, il percorso di Aqua Virgo in Rosso. Immagine di Cassius Ahenobarbus condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

L’Aqua Virgo è l’unico acquedotto romano che è giunto funzionante sino alla nostra epoca. Questa circostanza non è da attribuire alla scarsa qualità delle altre strutture, quanto piuttosto all’assedio del 537 d.C. ad opera degli Ostrogoti di Vitige, che tagliarono tutti gli acquedotti per ridurre “alla sete” gli abitanti dell’urbe. I Romani ripararono alcuni danni ma, dal IX secolo circa, la penuria di risorse fece cessare la manutenzione, e gli abitanti tornarono a rifornirsi d’acqua al Tevere e ai pozzi, una regressione di ingegneria civile di oltre un millennio.

La fontana della Barcaccia. Fotografia di Daniele.Brundu condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

La purezza delle acque dell’acquedotto “Vergine” consentì a questa struttura di non deteriorarsi, e di rimanere funzionante anche in epoche buie. Il percorso di Aqua Virgo attraversava il Campo Marzio e terminava presso le Terme di Agrippa e, grazie ad una ramificazione secondaria, a Trastevere. Inizialmente l’Aqua Virgo forniva abitazioni private e opere pubbliche, portando in città qualcosa come 103 mila metri cubi d’acqua al giorno, 1.202 litri al secondo (dati Wikipedia).

La fontana dei Quattro fiumi. Fotografia di Tango7174 condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Gli interventi sull’acquedotto furono tantissimi in diversi secoli, e cambiarono radicalmente sia il corso sia la forma dell’opera. Molti canali furono “intubati” con opere in calcestruzzo, e anche la portata fu aumentata per captare nuove sorgenti. Attualmente l’acqua non è più pura come un tempo, ed è adatta soltanto a funzioni di irrigazione e scenografiche per opere pubbliche come, appunto, le fontane del centro di Roma.

 
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La fontana di Trevi. Fotografia condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

Lo schema del castelletto per le acque di un acquedotto:

Resti dell’acquedotto dell’Acqua Vergine esposti all’interno del complesso della Rinascente, durante la costruzione del quale furono rinvenuti. Fotografia di Alexxant condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...