Apre al pubblico l’ala progettata da Andrea Palladio delle Gallerie dell’Accademia di Venezia

Sono state inaugurate il 29 gennaio le nuove sale dell’ala palladiana delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, un momento di grande importanza per la città lagunare, testimoniata dalla presenza del ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini. La sede del museo è di grande fascino, un monumentale complesso formato dalla chiesa di Santa Maria della Carità, dal convento dei Canonici Lateranensi e dalla Scuola Grande di Santa Maria della Carità. La storica Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nel 1750, una delle più antiche e prestigiose d’Italia, ebbe come primo presidente Giambattista Tiepolo, quando ancora si trovava in un piccolo edificio vicino a Piazza S. Marco. Nel 1817 fu trasferita nel grande complesso di Santa Maria della Carità, ormai abbandonato dai religiosi. Insieme alla Scuola, grazie all’opera degli insegnanti, a lasciti e donazioni, iniziò a prendere forma anche quello che è l’attuale museo nazionale delle Gallerie dell’Accademia, il cui percorso autonomo iniziò dopo lo scorporo dall’Accademia, avvenuto nel 1879.

Le due istituzioni condivisero la stesso edificio fino all’inizio degli anni 2000, quando l’intero complesso divenne esclusivamente sede del museo. Le sette nuove sale aperte il 29 gennaio, allestite nell’ala del convento disegnata da Andrea Palladio, sono dedicate ad artisti veneziani e veneti del 1700/800. Opere di pittori prestigiosi, come Canaletto, Francesco Hayez, Rosalba Carriera e sculture e gessi del celebre Antonio Canova, su tutte, possono ora essere ammirate lungo un percorso organico che mostra la progressiva diffusione, a partire dal ‘700, della pittura veneta sulla scena artistica internazionale, di cui diventò protagonista assoluta in Europa.

La suggestiva Galleria e il Tablino, capolavoro dell’intervento palladiano, ospitano bozzetti e gessi di Antonio Canova, acquisiti dall’Accademia come oggetto di studio per gli studenti della classe di scultura. L’esposizione di queste opere del Canova, molte delle quali donate dallo scultore stesso, rappresenta una novità nella storia delle Gallerie, malgrado siano tutte state acquisite entro la prima metà dell’800. Dopo il distacco tra Accademia e Gallerie, non più utilizzati per scopi didattici, i gessi canoviani furono man mano tolti dalle sale espositive, perché considerati materiali minori privi di originalità, ma grazie all’attuale valorizzazione viene loro riconosciuta l’importanza avuta nel percorso creativo dello scultore.

Le istituzioni e personalità che hanno contribuito a questo importante progetto sono Venice International FoundationFriend of Venice Italy, presieduta da Franca Coin; Venice in Peril – Fund London, presieduto da Jonathan Keates, nell’ambito di un progetto Unesco per la salvaguardia di Venezia e da uno sponsor esterno come Samsung. La lungimiranza di queste associazioni, che si impegnano nella salvaguardia del patrimonio storico-artistico della splendida città lagunare, dovrebbe servire da insegnamento, se non da monito, per coloro che, a livello istituzionale, hanno il dovere di preservare e promuovere i beni culturali del nostro paese.

Perché la cultura “non è orpello, un vuoto contenitore di cui ci si possa privare nei momenti di crisi, di valori ed economica, come quella del tempo attuale; ma semmai l’elemento che può costituire, per l’Italia, quel quid in più che la distingua dalle altre nazioni” scrive Luigino Rossi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

La mattinata di inaugurazione comincia con una protesta per il passaggio delle grandi navi nella laguna di Venezia, con un dossier consegnato nelle mani del Ministro Franceschini:

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Di seguito, le fotografie di alcune delle opere della nuova ala delle Gallerie dell’Accademia:

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Sotto: All’interno delle sale anche un megaschermo con la storia dell’edificio:

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Sotto: la conferenza stampa con gli interventi della direttrice Paola Marini, Franca Coin, il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, Jonathan Keates e Dario Franceschini.

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Sotto: il primo minuto dell’intervento del Ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini:

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...