Un delitto inspiegabile e misterioso: quello di Antonietta Longo è stato uno dei casi di cronaca nera più seguiti degli anni Cinquanta, decade già segnata dal celeberrimo delitto Montesi e dal caso Fenaroli, altre vicende che passeranno alla storia della criminologia italiana.

La vicenda si svolge a Lago Albano, comune di Castel Gandolfo, alle porte di Roma. È il 10 luglio 1955. Sulle rive del lago vulcanico che con i suoi 168 metri risulta il più profondo d’Italia, sovrastato dal monte Cavo, passeggiano due uomini: sono il meccanico Antonio Solazzi e il sagrestano Luigi Barboni. I due decidono di fare una pausa sulle rive quando con la coda dell’occhio notano qualcosa poco dietro di loro.

Non ci mettono tanto a realizzare, terrorizzati, che è il cadavere di una persona

Si tratta del corpo di una donna, nudo e terribilmente mutilato, con molteplici segni di arma da taglio sul ventre e il busto e uno al collo, tanto profondo da averle tagliato la testa. Una testa che non si trova.

Sotto, il Lago Albano, fotografia di Livioandronico2013 via Wikipedia:

Comincia così il caso della decapitata di Castel Gandolfo.

Chi è quella donna senza testa?

Secondo i rilievi del medico legale il corpo appartiene a una ragazza tra i 25 e i 30 anni, non troppo alta e con un corpo coerente alla sua età e altezza. Sulle unghie di mani e piedi ci sono visibili segni di uno smalto rosso e al polso destro un piccolo orologio di medio valore. Segna le 3.33.

Vicino al cadavere, poi, le forze dell’ordine ritrovano un portachiavi e un orecchino, sempre di proprietà della sventurata. Azioni compiute forse per simulare una rapina finita in tragedia. Un altro macabro ritrovamento porta quello della decapitata di Castel Gandolfo a essere il giallo dell’estate. Sulla sponda del lago viene trovata una fotografia con immortalati un uomo e una donna ignoti.

La fotografia ritrae vittima e assassino?

L’identità della donna viene scoperta dopo poco tempo: è una domestica di Roma, la cui scomparsa è stata denunciata alla fine di giugno dalla famiglia Gasparri, la casa presso la quale prestava servizio. Il suo nome è Antonietta Longo, originaria di Mascalucia (Catania), e a fine mese avrebbe compiuto 30 anni.

In primavera, si scopre, Antonietta Longo si è recata dal signor Gasparri e ha chiesto un mese di ferie, a partire dal prossimo luglio. Le ultime notizie della donna risalgono al 30 giugno, il giorno in cui ritira una lettera e lascia la casa dove lavora. Nei mesi prima, verrà alla luce, che la Longo ha prelevato tutti i suoi risparmi e preparato due valigie. Chiari segnali di una futura partenza.

Passano alcuni giorni dall’allontanamento della domestica da casa Gasparri e il 5 luglio Antonietta invia una lettera ai famigliari in Sicilia, comunicando che presto si sarebbe sposata. La lettera però è molto strana, perché la giovane donna non specifica con chi ha deciso di sposarsi.

Probabilmente con la stessa persona con la quale trascorre quei primi giorni di luglio, probabilmente con la stessa persona che la uccide in quegli stessi giorni

Durante le indagini, nel deposito della stazione Termini, vengono ritrovate le valigie che la donna ha preparato per la partenza. Al loro interno ci sono solo abiti e corredo, nessuna traccia dei soldi che ha precedentemente ritirato. La famiglia Gasparri non sarà in grado di fornire indicazioni circa un fidanzato o una persona con cui la loro domestica usava incontrarsi nei giorni liberi. Così anche la famiglia della sventurata viene raggiunta in Sicilia dalla tremenda notizia.

La Longo, si scoprirà, negli ultimi anni ha frequentato varie persone e ha avuto una relazione più importante con un impiegato del ministero dell’Aeronautica. Si indaga su queste persone, ma nessuna risulta in contatto con la donna in quei mesi che precedono la morte.

Che Antonietta Longo si sia innamorata di un serial killer a sua insaputa?

La pratica di staccare e conservare pezzi del corpo delle proprie vittime, infatti, è una azione tipica di molti assassini seriali. Chi può esser stato ad aver ucciso così brutalmente la donna? Un uomo che corteggia e illude la giovane domestica, la convince a partire insieme, la uccide, la decapita, ne lascia il cadavere straziato sulle sponde del lago Albano e poi svanisce nel nulla. Un uomo misterioso di cui Antonietta Longo non ha mai parlato a nessuno.

L’inchiesta è condotta senza tralasciare alcun particolare, ma la totale assenza di indizi porta all’archiviazione del caso nel grande libro dei delitti irrisolti d’Italia.

Negli anni seguenti avvenimenti sporadici portarono alla riapertura del caso, come l’accusa di un detenuto verso il cognato, solito ingannare le donne con la promessa del matrimonio; accusa che però non troverà il benché minimo fondamento. Oppure una lettera anonima che raggiunge la famiglia Gasparri, nella quale si scrive che la loro domestica è morta in seguito a un aborto, voluto dal suo attuale amore, un certo Antonio, e poi trasportata da chissà chi sulla riva del lago per disfarsi del corpo. L’ipotesi viene considerata interessante anche per la natura dei tagli rinvenuti sulla donna, di grande precisione, probabilmente fatti da una mano esperta, magari proprio da un chirurgo. Viene addirittura scovata una persona di nome Antonio vicina ad Antonietta Longo nel periodo della scomparsa, ma ma sul suo capo non si trova alcuna vera prova e l’uomo viene rilasciato. Anche queste parole si perdono così nell’aria, come quelle di tante altre supposizioni.

Nel 1987, infine, un pescatore si imbatte in un teschio umano. Il pensiero di tutti è che dopo 32 anni quella testa sia quella mai ritrovata di Antonietta Longo, ma le analisi appurano che quel teschio appartiene a un uomo, e non alla decapitata di Castel Gandolfo. Il caso rimane infine senza soluzione.

L’orecchino e l’orologio di Antonietta Longo sono conservati al Museo criminologico di Roma. Le sue spoglie riposano nella cappella San Vito e San Nicola di Bari nel cimitero della natìa Mascalucia.

Categorie: Misteri

Antonio Pagliuso

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".