I grandi scrittori passano alla Storia per la qualità delle loro opere, e solo quando sono veramente famosi il pubblico si interessa delle loro vite, delle loro passioni, dei loro sentimenti. Di solito, per scoprire, salvo rare eccezioni, che si tratta di vite piuttosto ordinarie, generalmente povere di avvenimenti.

Eppure, anche una vita in cui sembra essere accaduto pochissimo può nascondere una vicenda appassionante quanto quella di un romanzo, e forse anche di più. Specialmente quando si tratta di una vita che si trova al centro di un crocevia in cui vanno a convergere sentimenti e storie personali di talmente tante persone che mentre le si segue tutte sembra di trovarsi a percorrere la tela di un ragno e che si rischi di rimanervi pericolosamente avviluppati se non si riesce ad arrivare abbastanza presto alla fine.

La storia che racconteremo adesso è quella di un fratello e una sorella che si amarono moltissimo, al punto che la sorella, dopo un’iniziale reazione negativa, perdonò al fratello il torto che le aveva fatto sposandosi e divenne, per oltre mezzo secolo, la principale vestale della sua memoria. Il fratello, morendo, l’aveva nominata sua principale erede. Intorno a loro, si muovono diversi personaggi che entrano in scena in ruoli secondari e poi agiscono come protagonisti.

Stiamo parlando di Anton Čechov, che è allo stesso tempo l’ultimo dei grandi classici russi ottocenteschi e il principale ispiratore della narrativa novecentesca. Uno scrittore non semplicemente grande, ma immenso, infinito. E di sua sorella Marija, detta Masha.

Anton Čechov da giovane:

Anton e Masha nacquero a Taganrog, una cittadina della Crimea affacciata sul Mar Nero, rispettivamente nel 1860 e nel 1863, terzo e quinta dei sei figli di Pavel e Evgenija, due ex servi della gleba emancipati che erano riusciti a rendersi indipendenti aprendo un piccolo negozio, uno spaccio in cui si vendeva di tutto. Nonostante la dura educazione impartita dal padre (un uomo di buon animo ma religiosissimo e poco tollerante) e la necessità di lavorare sin da bambini nella gestione dei negozio, i ragazzi Čechov crebbero in un clima di grande affetto e affiatamento, cui contribuì sicuramente il carisma della madre; e, poiché ottennero eccellenti risultati scolastici, finirono tutti per raggiungere un alto grado di istruzione. Anton si laureò in Medicina e Masha ottenne un diploma da insegnante.

I Čechov nel 1874: Anton è il secondo in piedi a sinistra. A destra, uno zio con la moglie e il figlio:

Intanto, però, la famiglia aveva dovuto trasferirsi a Mosca in cerca di fortuna dopo che una congiuntura economica sfavorevole l’aveva costretta a chiudere il negozio. A Mosca, mentre completava gli studi, per contribuire al bilancio familiare, Anton si mise a scrivere racconti per le tante riviste umoristiche che in quel periodo circolavano in Russia. Ottenne un enorme successo e presto fu invitato a pubblicare anche per le riviste letterarie più importanti. Raccolse poi le sue opere in alcuni libri che ottennero ancora più successo, e in questo modo riuscì in pochi anni a garantire la serenità economica alla sua famiglia, che di fatto non si separò mai: perché, anche dopo aver messo su famiglia per proprio conto, gli altri fratelli continuarono a gravitare nell’orbita del nucleo costituito da Anton, Masha e i genitori. Tranne Nikolaj, il prediletto di Anton, un promettente pittore che purtroppo era morto di tubercolosi nel 1883, a 25 anni.

Sotto, Marija Čechov a 17 anni:

Anton era un uomo molto affascinante, alto 181 cm e dall’aspetto intellettuale, un po’ trasandato ma di modi gentili: le donne se lo contendevano ma lui preferiva avere poche relazioni e viverle nel modo più discreto possibile. Anche Masha era una bella ragazza, bionda e formosa, e i tanti amici di Anton ci facevano più di un pensierino…senza sapere che dovevano vedersela con la gelosia del fratello, che le era legatissimo.

Čechov e Tolstoj:

Il primo che ci provò fu un celebre pittore, Isaac Levitan, la cui fama è solidissima ancora oggi. Nel 1886, mentre frequentava casa Čechov a Mosca, Levitan si innamorò di Masha e si rivolse ad Anton chiedendone espressamente la mano. Anton gli oppose un fermo rifiuto e Levitan, offeso, smise di essergli amico. C’è da precisare che Levitan, pur essendo un grande artista, era un tipico bohémien, un uomo dissoluto abituato alle gozzoviglie, alle ubriacature e alle donne facili, ed è probabile che Masha fosse la prima a non voler sposare un tipo del genere. Comunque, quando nel 1897 Levitan, ammalato di tubercolosi e indebolito dagli stravizi, capì di essere vicino alla morte, mandò a chiamare Anton e i due amici si riconciliarono definitivamente.

Osip Braz: Ritratto di Čechov, 1898:

Molto più importante fu la storia successiva, che avvenne nel 1892. A quel tempo, i Čechov andavano spesso in villeggiatura in una dacia (tipica residenza signorile della campagna russa) in un paese chiamato Melichovo. Qui ricevevano continuamente amici e in mezzo a questi c’era un giovane intellettuale di ottima famiglia e irreprensibile condotta, Aleksandr Smagin.

Anche lui si innamorò di Masha ma, stavolta, si rivolse direttamente a lei, che accettò di sposarlo

Tuttavia, quando comunicò ad Anton la sua decisione, questo reagì smettendo di rivolgerle la parola. Turbata dalla reazione del fratello, Masha finì, dopo poco tempo, per rompere il fidanzamento. Sembrava che Masha dovesse restare per sempre zitella, ma intorno al 1901 conobbe un altro giovane con cui sembrò trovare immediatamente una intesa perfetta. Si chiamava Ivan Bunin, aveva 7 anni meno di lei ed era un promettente scrittore. Bunin cominciò a frequentare la casa che i Čechov avevano acquistato a Yalta quando ad Anton era stata diagnosticata la tubercolosi, per potergli permettere di riposarsi in un clima mite e relativamente secco anche in inverno. In quel periodo, a Yalta c’erano solo Masha e la madre. Il padre era morto nel 1898 e Anton sembrava aver preso tutt’altra strada.

Sotto, Ivan Bunin:

Infatti, dopo una serie di relazioni non molto importanti con donne intellettuali che finiva prima o poi per abbandonare giudicandole in modo sprezzante (“le donne intellettuali sono la falsità personificata, non amano l’arte ma solo chi fa molto chiasso intorno all’arte” ebbe a scrivere una volta: un giudizio che contrasta enormemente con la profonda umanità delle figure femminili descritte in molti suoi racconti e che probabilmente si deve soprattutto all’esasperazione di vedersi sempre giudicato e accettato come “autore di successo” anziché come uomo), tra le quali la principale fu la mediocre scrittrice Lika Mizinova, Anton si era perdutamente innamorato di un’attrice di origine tedesca, Olga Knipper, conosciuta quando aveva deciso di scrivere anche per il teatro.

Sotto, Olga Knipper:

Dopo una relazione un po’ turbolenta durata 3 anni, nel 1901 i due si erano improvvisamente sposati, alla presenza dei soli testimoni, dando l’annuncio alle famiglie solo a matrimonio avvenuto. Per Masha, era stata una botta terrificante: era stata lei a presentare Olga ad Anton e considerava Olga la sua migliore amica. Ci vollero mesi e la instancabile mediazione della madre perché fratello e sorella si riconciliassero, e comunque Masha restò sempre sordidamente ostile a Olga, che del resto era antipatica pure alla madre perché troppo ordinata, troppo “tedesca” per le abitudini dei pigri e trasandati Čechov, che non smettevano mai di ricordare le loro umili origini di servi della gleba ucraini e non inseguivano nessuna spocchia da pezzenti risaliti.

Anton e Olga ritratti insieme:

La storia tra Masha e Ivan Bunin, però, non decollò mai. Il giovane scrittore mise presto in chiaro che non avrebbe sposato una donna tanto più grande di lui, ma insistette moltissimo perché Masha lo presentasse ad Anton. Il quale prese subito a benvolerlo, sia perché Bunin scriveva davvero bene, sia perché gli era devoto quanto un fratello minore. Quando la malattia lo costringeva a ritirarsi a Yalta, lontano da Olga che era impegnata sulle scene dei maggiori teatri di Mosca, il suo maggiore conforto era appunto la vicinanza quotidiana di Bunin e di altri due giovani scrittori, Aleksandr Kuprin e Maksim Gorkij.

Čechov e Gor’kij a Jalta:

Addirittura, quando Gorkij cominciò a essere perseguitato per le sue idee politiche (era un socialista rivoluzionario e sarebbe poi stato uno dei principali scrittori dell’Urss dopo la Rivoluzione del 1917), si dimise per protesta dal suo seggio all’Accademia Imperiale delle Scienze e delle Arti, una carica ambitissima che garantiva ogni sorta di benefici.

Ma la sua salute declinava, la malattia andava avanti e, quando capì che il suo tempo volgeva alla fine, si trasferì definitivamente a Mosca per vivere gli ultimi mesi insieme a Olga. Qui, però, trovò che la moglie faceva una intensa vita mondana e trascorreva quasi ogni sera come ospite di qualche ricevimento. Per sua fortuna, il devotissimo Bunin lo raggiunse e gli fece compagnia in tutte le sere che altrimenti avrebbe trascorso da solo, spesso dormendo su un divano in attesa che Olga tornasse.

Familiari e amici di Čechov:

Nell’estate del 1904, Olga (che, come Masha e gli altri familiari, ignorava la gravità delle condizioni di Anton) si rese conto che il marito non stava affatto bene e lo portò a Badenweiler, in Germania, dove c’era la migliore clinica al mondo per la cura della tubercolosi. Il massimo luminare al mondo, il dottor Ewald, dopo un’attenta visita, gli diede al massimo 6 settimane di vita. Anton se l’aspettava, aveva già salutato tutti gli amici e fatto testamento prima di partire. Per Olga, invece, fu una terribile mazzata.

Ma Anton non avrebbe vissuto neanche quelle poche settimane. In compenso non sarebbe morto divorato dalle febbri e dal marasma come quasi tutti quelli nelle sue condizioni. Arrivò una terribile ondata di caldo. Una notte, dopo aver passato la giornata a riposarsi su un divano e a raccontare storielle umoristiche alla moglie sempre più preoccupata, Anton ebbe un collasso. Nell’hotel in cui alloggiavano, il Sommer, c’era un altro medico, il dottor Schworer, con cui avevano fatto amicizia.

In gioventù, con il fratello Nikolaj:

Lo mandarono a chiamare. Schworer provò a soccorrerlo con una borsa di ghiaccio sul petto e mandò un cameriere a prendere una bombola di ossigeno. Ma la farmacia più vicina era troppo lontana e non sarebbe tornato in tempo. Allora Anton espresse un desiderio: da molto tempo gli avevano vietato lo champagne, voleva berlo di nuovo prima di morire. Schworer lo ordinò, stappò la bottiglia e, per qualche minuto, i due medici rimasero a bere dai calici come due vecchi amici sotto lo sguardo esterrefatto di Olga. Poi Anton disse gentilmente in tedesco “Ich sterbe” (“Muoio”), si voltò contro il muro e smise di respirare. Era il 15 luglio 1904 (2 luglio in Russia, dove vigeva ancora il calendario giuliano).

Sotto, la Casa-museo di Čechov a Sachalin:

Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La notizia giunse a Mosca completamente inaspettata. Masha e la madre credevano che Anton sarebbe tornato guarito dalla Germania. La salma fu riportata a Mosca in un vagone che trasportava anche un carico di ostriche e, contemporaneamente, arrivò dalla Siberia anche la bara del generale Keller, ucciso durante la guerra russo-giapponese in corso. Molti di quelli che erano accorsi per seguire il funerale di Čechov finirono senza rendersene conto per seguire quello del generale, e viceversa. Aleksandr Kuprin scrisse successivamente che non sapeva se ridere o piangere, ma era sicuro che Čechov su una vicenda simile avrebbe scritto un bel racconto.

Dopo la Rivoluzione del 1917, Bunin e Kuprin emigrarono in Francia. Strada facendo, Bunin si fermò in Svizzera dall’amico Sergej Rachmaninov, celebre pianista e compositore. Entrambi erano appassionati sia della narrativa di Čechov sia della pittura di Levitan: si possono riscontrare facilmente echi di entrambe le influenze sia nelle opere narrative di Bunin sia nelle composizioni di Rachmaninov, tutte volte a celebrare la Russia che non esiste più. Basta leggere i più celebri racconti di Bunin, come “La grammatica dell’amore”: i paesaggi di sfondo sono gli stessi dipinti da Levitan, il Secondo Concerto di Rachmaninov ne è la colonna sonora ideale.

Bunin ricevette il premio Nobel per la Letteratura nel 1930, primo autore di lingua russa a essere premiato. Nell’elenco dei Nobel è però registrato come “apolide” in quanto privo di qualunque cittadinanza. Si spostava (come del resto Kuprin e Rachmaninov) con il passaporto della Fondazione aperta da Fridtjof Nansen e riconosciuta dalla Società delle Nazioni per fornire i profughi di un documento (detto appunto “Passaporto Nansen”) che permettesse loro di spostarsi da un Paese all’altro senza essere espulsi in quanto clandestini. Per questa sua attività, anche Nansen, noto esploratore polare, era stato insignito del premio Nobel per la Pace nel 1922.

Sotto, uno dei paesaggi di Isaak Il’ič Levitan:

Nel 1953, ormai vecchio, invalido e vicino alla morte, dettò un libro di memorie dedicato a Čechov (“A proposito di Čechov”) in cui rese ancora omaggio alla memoria dell’amatissimo maestro. Ma, soprattutto, rivelò che Čechov, prima di conoscere Olga, era stato innamorato di una giovane scrittrice infelicemente sposata, Lidia Avilova, e che lei lo aveva ricambiato, ma i due non si erano mai messi insieme per non far soffrire i tre figli piccoli della Avilova, che sarebbero finiti contesi in una interminabile causa di divorzio con il marito.

Sotto, Lidia Avilova:

La Avilova, divenuta sua amica dopo la morte di Čechov, gli aveva raccontato tutta la storia, corroborandola con le lettere dello scrittore. Intanto, Masha e Olga vivevano in URSS, dove Čechov era considerato il massimo scrittore di lingua russa. Masha fu la principale erede del fratello. Anton era stato chiaro con Olga: lei era un’attrice di successo, poteva vivere bene del suo, ma Masha aveva sacrificato tutta la sua vita per lui e meritava un risarcimento. Nel 1920, dopo la morte della madre, Masha trasformò la loro casa di Yalta in un museo Čechov, con tutte le carte e tutti i cimeli, che esiste ancora oggi, così come l’altro da lei stessa fondato, a Mosca: custodì fedelmente entrambi fino alla morte nel 1957, a 94 anni.

Non si sposò mai

Olga continuò a recitare ma finì per essere tenuta sotto controllo dalla polizia segreta di Stalin perché alcuni dei suoi parenti tedeschi (tra cui una nipote attrice che si faceva chiamare Olga Tschecowa per sottolineare la parentela con il grande scrittore) erano spudoratamente filonazisti. Morì nel 1959, a 88 anni. Non si risposò mai. Dopo la sua scomparsa, gli eredi scoprirono che, durante i 55 anni di vedovanza, aveva scritto diverse lettere alla settimana al marito ormai morto, rivolgendoglisi come se fosse ancora vivo e conservandole in un armadio.

Roberto Cocchis
Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 54 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.