Probabilmente la madre di Annie Jones, come qualsiasi donna di ogni epoca e di qualsiasi latitudine, attendeva con ansia la nascita del bimbo/a (all’epoca non si poteva sapere il sesso del nascituro) che portava in grembo, per scoprire che bel faccino avesse. Magari si augurava che assomigliasse al padre, oppure a se stessa, ma certo non si aspettava di trovarsi tra le braccia, quel 14 luglio 1865, una neonata che fece inorridire sia lei sia il marito: il mento della bambina era ricoperto da una fine peluria, che assomigliava tanto ad una barba “precoce”.

Ed infatti Annie Jones divenne una delle donne barbute più conosciute al mondo, in un’epoca in cui gli spettacoli con i cosiddetti fenomeni da baraccone erano un’attrazione irresistibile per ogni genere di pubblico.

Dopo i primi tempi di sbigottimento, i genitori di Annie capirono che la malattia della figlia, probabilmente un caso di irsutismo, avrebbe se non altro portato un insperato benessere economico alla famiglia.

Ad appena nove mesi la piccola, ribattezzata “bimba Esaù” (il nipote di Abramo che secondo la Bibbia nacque già estremamente peloso), divenne un’attrazione dello strabiliante Circo Barnum, che viaggiava attraverso gli Stati Uniti con quello che venne battezzato “Il più grande spettacolo del mondo”.

Dopo poche “esibizioni”, Barnum offrì alla famiglia una somma esorbitante per l’epoca: 150 dollari alla settimana con un contratto di tre anni. La madre di Annie si trasferì con la figlia a New York, per rimanere costantemente al suo fianco e accompagnarla durante i tour del circo.

Durante la prima stagione di spettacoli, la signora Jones fu costretta a tornare in Virginia, dove continuava a risiedere il marito, per improvvisi problemi familiari. La bambina fu affidata ad una balia, scelta da Barnum in persona, che non risultò però troppo attenta: Annie fu rapita da un frenologo che voleva trarne un vantaggio personale, mettendola in mostra in fiere, chiese e altri luoghi pubblici. La bambina fu presto ritrovata e riconsegnata alla madre, che non la lasciò mai più in mani estranee. L’episodio, tuttavia, potrebbe essere stata solo una montatura pubblicitaria, cosa non insolita per Barnum.

Durante la sua carriera, durata diversi anni, Annie fu chiamata in modi diversi, che cambiarono con l’età: inizialmente era la “bimba Esaù”, poi divenne la “ragazza barbuta” ed infine la “signora barbuta”.

Attorno ai cinque anni Annie aveva la barba e le basette che coprivano parte del volto, mentre crescendo anche i capelli divennero parte integrante dello strano fascino esercitato dalla ragazza, arrivando a misurare quasi due metri di lunghezza, un caso simile a quello delle sorelle Sutherland.

Non accontentandosi di essere semplicemente “messa in mostra”, Annie coltivò anche la musica, esibendosi in pubblico, e molti si ricordavano di lei per i suoi modi gentili.

Nonostante l’aspetto piuttosto mascolino, e una vita piuttosto breve, Annie ebbe due mariti: a 16 anni sposò Richard Elliot, un musicista che suonava nel circo. Dopo quindici anni di matrimonio, decise di divorziare per sposare un amico d’infanzia, William Donovan, musicista anche lui, con il quale si esibì in giro per l’Europa, senza intermediari.

Purtroppo il matrimonio durò poco, perché lo sposo morì improvvisamente. Annie fu costretta a tornare tra i freaks del Barnum, dei quali divenne anche la portavoce, durante una campagna di sensibilizzazione che aveva lo scopo di abolire proprio quel termine ritenuto offensivo.

Nel 1902, ad appena 37 anni, Annie morì di tubercolosi. E’ rimasta la più famosa donna barbuta della propria epoca e probabilmente la più famosa della storia.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.