Primavalle, Roma, 18 Febbraio 1950. E’ il sabato di Carnevale e Annamaria Bracci, di 12 anni, esce di casa per comprare dell’olio e del carbone per preparare la cena per la numerosa famiglia. E’ sera ma non è ancora buio, e la bimba viene vista allontanarsi da casa propria, in via Lorenzo Litta, lotto 25 scala L. Non vi fa più ritorno. Trascorrono le ore e poi i giorni, ma la madre, per nulla preoccupata, si limita ad avvisare i carabinieri. Le forze dell’ordine prendono la denuncia sottogamba, e le ricerche non iniziano sino al 23 Febbraio, quando i giornali danno la notizia che Annamaria, per tutti Annarella, è scomparsa, svanita nel nulla.

Eppure non ha un altro posto dove andare. Il padre è andato via da qualche tempo ma abita lontano, con i due fratellini piccoli. Attorno alla periferia il degrado, con la campagna che si stende a perdita d’occhio e pochissime strade che connettono il quartiere alla ricca capitale.

Il quartiere popolare romano prima mormora poi urla, chiede a gran voce delle ricerche approfondite, e parte una caccia alla bambina nelle zone di campagna e nella città. Ma niente,

Annarella non si trova

Dopo qualche giorno, è la fine di Febbraio, Mariano Bracci, fratello di Annarella, sostiene di aver rinvenuto un paio di mutandine in campagna, nella zona “delle Nebbie”. Come e perché le abbia trovate non è dato sapere, ma i carabinieri iniziano a battere tutta l’area. L’opinione pubblica è col fiato sospeso, addirittura un barone arriva a offrire:

300.000 lire per chiunque sveli il luogo dov’è nascosta Annarella

Arriva Marzo, e alcuni pezzi del puzzle iniziano a comporsi. Il nonno paterno della bimba dice di aver avuto un presagio:

Annarella è sul fondo del pozzo

I carabinieri iniziano allora a cercare i pozzi della zona. Non sono moltissimi e vengono usati solo per le irrigazioni, ma in via della Nebbia ve ne sono soltanto tre. La sera del 3 Marzo il corpo senza vita di Annarella viene estratto dalle viscere della terra, a 13 metri di profondità, con la testa fracassata e senza mutande.

Annarella è stata gettata nel pozzo ancora viva

Il nonno incassa la ricompensa delle 300.000 lire dal barone (li perderà in breve per un investimento avventato) e le indagini si stringono attorno alla famiglia Bracci e a quella della madre, Marta Fiocchi.

Com’è finita Annarella sul fondo del pozzo?

Per capire uno dei misteri più toccanti dell’Italia dell’immediato dopoguerra bisogna fare non uno, ma diversi passi indietro. Annarella è figlia di Marta, e ha molti fratelli. La famiglia Bracci vive in un quartiere che, in quel periodo, non era ancora stato sfiorato dall’urbanizzazione romana, e il degrado annebbia quelle vite di periferia. Marta si è da poco lasciata col padre, e per mantenersi si prostituisce, tanto in casa tanto fuori casa. Annamaria rimedia come può alle assenze della madre.

Cucina, lava e stira per tutti, e rimedia anche qualche soldo con commissioni e lavoretti

Il padre di Annarella però è in causa con la madre (la legge sul divorzio legale sarà promulgata soltanto il 1° Dicembre 1970), e l’accusa di prostituzione. il 15 Febbraio 1950, solo 3 giorni prima della sparizione della bambina, Annarella ha testimoniato contro la madre in tribunale, confermando le accuse che l’uomo rivolge alla donna.

3 giorni dopo è sul fondo del pozzo

L’autopsia rivela che la bambina è stata vittima di un tentativo di stupro, al quale è riuscita a resistere, e che il suo aguzzino è riuscito prima a fracassarle la testa con uno o più colpi da oggetto contundente (forse un bastone) e poi l’ha gettata nel pozzo, agonizzante.

I funerali, pagati dal comune di Roma, richiamarono una folla di 100.000 persone, e furono oggetto della copertina della Domenica del Corriere disegnata dal celebre Walter Molino:

 
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Le indagini

I funzionari rivolgono immediatamente le loro attenzioni alla famiglia Bracci-Fiocchi. Strano che la madre non si sia allarmata. Strano che il fratello abbia trovato un paio di mutandine in mezzo alla campagna. Strano che il nonno abbia avuto un “sogno rivelatore”.

Ma niente, il primo accusato non è nessuno di loro, bensì un poveraccio, tale Lionello Egidi, bracciante analfabeta, che vive con la moglie nello scantinato di casa Bracci. Egidi è accusato di ripetute molestie a ragazzine dell’età di Annarella, ma non ha mai fatto del male a nessuno. In più per la sera del delitto ha un alibi:

Era a casa con la moglie

La mobile di Roma però vuole un colpevole. Inizia per Egidi una settimana d’inferno, dove viene torturato con il sale, costretto a bere acqua fino a scoppiare e picchiato selvaggiamente. Alla fine, confessa. Per la polizia l’omicida è preso, per il popolo no. Durante il processo di primo grado del 1952 Egidi, sostenuto da buona parte di Primavalle, ritratta la sua confessione e viene assolto per insufficienza di prove.

Il processo di secondo grado, nel 1955, vede l’entrata in scena di un’altra ragazzina, sempre dodicenne, che accusa Lionello di molestie. Per i giudici è lui il colpevole, e viene condannato a 26 anni per l’omicidio della Bracci e ad altri 3 per le molestie alla bambina. Poi l’appello in Cassazione, nel ’57, in cui Egidi viene definitivamente assolto dall’omicidio di Annarella Bracci.

Egidi non ha ucciso Annarella

L’uomo finirà comunque in carcere per 8 anni, accusato di aver molestato un bambino nel 1961. Sconterà la pena ma si proclamerà sempre innocente, andando a vivere lontano da Primavalle dove, fra le tanti voci discordanti, c’era anche chi lo riteneva un pedofilo assassino.

Chi ha gettato in fondo al pozzo Annarella?

Ufficialmente il caso è rimasto irrisolto, e probabilmente, visto che sono ormai passati 70 anni, lo rimarrà per sempre. Le indagini furono condotte con metodi non ortodossi, e l’incriminazione di Egidi, anche se priva di fondamento, salvò la famiglia Bracci da un processo che, forse, avrebbe potuto approfondire dinamiche familiari rimaste sempre poco chiare.

Fra premonizioni e ritrovamenti, risulta difficile immaginare che i familiari della bambina non conoscessero il destino della piccola

Anche la ricostruzione della dinamica del tentato stupro e dell’assassinio risulta poco chiara. Perché quando Annarella fu colpita non fu poi anche stuprata? Inoltre, perché gettarla in un pozzo, sapendo che prima o poi il cadavere sarebbe certamente stato ritrovato?

Nei media

La storia di Annarella ha ispirato diverse opere, letterarie e cinematografiche, che raccontano la storia della piccola ma anche di tutto un mondo, quello della periferia romana, che segnò e che continua a segnare la vita di moltissime persone.

Luchino Visconti realizzò nel 1952 un corto, Appunti su un fatto di cronaca, visibile sotto:

La Settimana Incom le dedicò uno speciale, il 10 Marzo 1950, e poi lo dedicò a Lionello Egidi, il 27 Gennaio 1961, di cui è disponibile il video sotto:

Carlo Lizzani, nel 1953, dedicò al caso un intero film: “Ai Margini della Metropoli”:

Nel 2013 è uscito il libro: “Lotto 25. Chi ha ucciso Annarella Bracci?” che racconta la storia della periferia romana partendo proprio dalla morte di Annarella.

Tutte le immagini sono di pubblico dominio.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...