Anna Leonowens: gli INGANNI della donna che ispirò “Anna and the King”

Finzione e realtà, quando combinate in un sapiente intreccio, danno inizio a storie che hanno il potere di catturare l’attenzione di tante persone per decenni.

La vita di Anna Leonowens, ad esempio, (oltre che nella sua autobiografia) è stata prima raccontata in un libro ampiamente romanzato (Anna and the King of Siam – Margaret Landon), uscito nel 1944, e poi portata sul grande schermo e in teatro in diverse versioni.

Anna Leonowens, 1862 circa

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Per le giovani donne degli anni ’60 rimane indimenticabile l’interpretazione del più che fascinoso Yul Brinner nel ruolo del Re del Siam, affiancato da Deborah Kerr nei panni di Anna Leonowens.

Yul Brinner nei panni del re del Siam in uno spettacolo-ricordo del 1977

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Una quarantina d’anni dopo la storia del sovrano thailandese e della governante inglese viene riproposta al cinema, interpretata da Jodie Foster nel ruolo di Anna e da Chow Yun-fat in quello di Rama IV Mongkut.

Foto pubblicitaria di Deborah Kerr per il film “Il Re ed Io”

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In entrambe le pellicole riveste grande importanza l’infelice storia di una delle innumerevoli concubine del sovrano, Tuptim, innamorata di un altro uomo, che la ricambia. Finisce male per i due amanti, entrambi giustiziati, come racconta la stessa Anna nei suoi due libri di memorie, The English Governess at the Siamese Court e Romance of the Harem. Peccato che la storia sia, a quanto pare, completamente inventata, tanto è vero che una pronipote di Mongkut, nel 2001, ha affermato di essere la nipote di Tuptim, andata poi sposa all’erede al trono del Siam.

Il re Rama IV con il suo erede, il principe Chulalongkorn

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Certo, ad incantare gli spettatori di entrambi i film (molto diversi fra loro, anche nella trama) e delle innumerevoli repliche degli spettacoli teatrali, c’è l’impossibile storia d’amore (platonico) tra il sovrano di un paese esotico – si sa quanto fascino eserciti l’esotismo – e una donna britannica costretta a lavorare al suo servizio per mantenere se stessa e il figlio piccolo.

Ma al di là della finzione letteraria e cinematografica, la storia di Anna Leonowens, la donna che realmente visse alla corte del Re del Siam per insegnare la lingua inglese ai figli del sovrano, ha ugualmente i contorni di un romanzo. Niente a che vedere con la vita noiosa di una donna d’epoca vittoriana, anche se la sua autobiografia non è del tutto attendibile, anzi. Pare che Anna abbia mentito su molti aspetti della sua vita ed esagerato su altri, sfruttando la sua capacità di auto-promuoversi per reinventarsi sempre nuove esistenze in diversi paesi del mondo.

Ann Hariett Emma Edwards (cambierà il suo nome in Anna Harriette) nasce il 5 novembre 1831 ad Ahmednagar, in India, da genitori inglesi. Il padre è un sottufficiale della Compagnia delle Indie Orientali, mentre la madre risulta essere nata da un ufficiale inglese di stanza a Bombay e da una donna di cui non si sa nulla, nemmeno il nome. Ciò significa che quasi certamente la nonna di Anna non era europea ma, ahinoi, indiana. E già questo rappresenta un punto a sfavore nella vita di una giovane donna che cresce in una colonia dell’impero britannico. Ma non è l’unica sfortuna che tocca ad Anna ancora prima di nascere: suo padre muore prima che lei venga alla luce e la madre si risposa, nel giro di pochi mesi, con un sottufficiale che si trasferisce di continuo in diverse regioni dell’India per seguire il suo reggimento. Insomma, Anna non vive certo una vita stabile, continuamente sballottata in scuole per figli di militari, frequentate anche da bambini di “razza mista”. La ragazza non riceve dunque la classica educazione di una giovanetta britannica di buona famiglia, cosa che Anna deve aver vissuto come estremamente mortificante, tanto da reinventarsi del tutto, quando le sarà necessario, la storia dei primi anni della sua vita.

Col tempo poi rinnegherà la sua famiglia d’origine, forse a ragione visto il difficile rapporto con il patrigno (non è chiaro se abbia subito degli abusi da parte sua), che non vede l’ora di far maritare, in modo conveniente, sia Anna sia la sorella Eliza. Proprio Eliza (in futuro nonna dell’attore Boris Karloff) sarà la prima a sposarsi, ad appena 15 anni, con un uomo molto più grande di lei. Anna tarda altri quattro anni prima di convolare a nozze, nel 1849, con un uomo sgradito alla madre e al patrigno, per le sue scarse prospettive di accesso a un lavoro remunerativo. La ragazza invece lo sposa ugualmente e da allora taglia i ponti con quasi tutta la famiglia: una decina d’anni più tardi, quando la sorella vorrebbe incontrarla – durante il suo soggiorno in Siam – lei addirittura minaccia il suicidio se si fosse rifatta viva.

Anna dunque si sposa per amore con Thomas Leon Owens, soldato semplice del 28° reggimento di fanteria, in servizio in India. Per qualche misterioso motivo, Thomas decide di unire il suo secondo nome con il cognome, che diventerà Leonowens. Nel 1852 la coppia decide di emigrare in Australia, dove rimane fino al 1857. Nel frattempo Anna e il marito piangono la scomparsa di due figli, morti poco dopo l’anno d’età. Ne sopravvivono altri due, Avis Annie e Louis, il maschietto che resterà con la madre anche durante il suo soggiorno alla corte di Rama IV.

La vita, nella lontana Australia, non deve essere stata facilissima: Anna apre una scuola per giovanette, mentre il marito cambia spesso d’incarico nell’amministrazione coloniale. Qualcosa comunque deve essere andato storto se la famiglia decide, di punto in bianco, di partire per Singapore e poi di trasferirsi in Malesia. Purtroppo però, per Anna le difficoltà non sono che all’inizio: nel 1859 il marito muore all’improvviso e la lascia vedova con due figli piccoli senza nessun mezzo di sostentamento. La donna torna a Singapore, dove riprende a insegnare.

Chi può biasimarla per aver raccontato di essere figlia di un capitano, nata in Galles, di aver studiato in un collegio in suolo britannico – su cui in realtà non aveva mai messo piede – e di essere arrivata in quella “terra strana” che è l’India quando aveva ormai 15 anni?

Gli ufficiali britannici avrebbero mandato i figli a studiare nella sua scuola se avessero conosciuto le sue origini anglo-indiane? Certamente no, e questo Anna lo sapeva bene.

L’attività di insegnante le consente di provvedere ai figli, ma la sua situazione economica non è certo florida, così non ci pensa due volte quando, nel 1862, il console del Siam a Singapore le offre un lavoro come insegnante d’inglese alla corte di re Rama IV, più conosciuto come Mongkut.

Ritratto del Re Mongkut

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Un impegno non da poco, visto che la famiglia reale è composta da 39 donne, fra mogli e concubine, e 82 figli. Prima di lei avevano ricoperto lo stesso incarico le mogli di tre missionari, senza soddisfare le esigenze del sovrano. Perché se è vero che Mongkut aveva tutte le intenzioni di modernizzare il paese e di aprirlo alla cultura occidentale (anche per evitare che il Siam diventasse una colonia di qualche nazione europea) con graduali cambiamenti almeno sugli aspetti considerati dagli occidentali più retrogradi, è altrettanto vero che la cristianizzazione del suo popolo non faceva parte dei suoi obiettivi.

Le tre insegnanti che avevano preceduto Anna si erano invece intestardite a far studiare l’inglese solo su testi religiosi, provocando l’esasperazione del sovrano. Tanto è vero che una delle condizioni poste da Mongkut ad Anna era appunto quella di non usare libri riguardanti il cristianesimo. Lei si adegua, ma usa un libro rivoluzionario per l’epoca, La capanna dello zio Tom, che pare abbia influito sull’abolizione della schiavitù in Siam, per volontà del figlio e successore di Mongkut, il principe Chulalongkorn, poi re Rama V, allievo di Anna.

Re Mongkut Rama IV

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Anna dunque arriva a Bangkok insieme al figlio Louis, mentre Avis Anna viene mandata a studiare in Inghilterra. Secondo il suo racconto, i quasi sei anni di permanenza a corte non sono stati molti felici: troppo diverse le culture, troppo difficile da accettare la realtà dell’harem, senza nemmeno avere la soddisfazione di entrare a far parte della comunità britannica presente a Bangkok, che forse non la vedeva di buon occhio.

Anna è in Inghilterra per un periodo di riposo quando, nel 1868, re Mongkut muore all’improvviso. Sale al trono il quindicenne Chulalongkorn, che le scrive una lettera con tanti ringraziamenti per i suoi servigi, ma non le chiede di tornare, anche se nel tempo i due continuano ad avere rapporti epistolari.

Anna Leonowens deve reinventarsi la vita un’altra volta: nel 1869 è a New York dove, ancora una volta, apre una scuola per ragazze. Intanto però inizia a scrivere articoli di viaggio che incontrano grande favore, a cominciare da “The favorite of Harem”, una storia d’amore esotica che non poteva non appassionare i lettori americani. Visto il successo ottenuto e le conferenze a pagamento che le fruttano ottimi guadagni, Anne scrive le sue memorie: The English Governess at the Siamese Court (Una governante inglese alla corte siamese – 1870), e tre anni dopo Romance of an Harem. I due libri piacciono molto, ma non rispondono alla realtà (cosa che si scoprirà molto tempo dopo), a cominciare dal titolo del primo: il suo incarico non era quello di istitutrice ma di semplice insegnante d’inglese, per proseguire con varie esagerazioni sul suo ruolo e, in negativo, sulla figura del sovrano, dipinto come un mostro crudele.

Un’immagine lontana dalla realtà, perché Mongkut è passato alla storia come uno dei sovrani più colti e illuminati del Siam, guidato com’era dalla sua profonda fede buddista, e altrettanto lungimirante: con le sue concessioni commerciali ai britannici e l’avvio di importanti riforme riesce a conservare l’indipendenza del suo paese, l’unico a non essere colonizzato in quell’area.

Certamente però, il re del Siam non poteva essere apprezzato da Anna, che già allora aveva le idee chiare sulla posizione delle donne nella società. Idee che poi la faranno aderire al movimento delle suffragette, mentre la sua fama di scrittrice di viaggi le consente di visitare svariati paesi europei, fino alla lontana Russia, tanto da essere considerata un’esperta orientalista. La donna cambia spesso residenza: va a vivere in Canada con la figlia Avis – ben maritata a un banchiere – poi la segue in Germania e ritorna nuovamente in Canada. Durante uno di questi spostamenti incontra, dopo quasi vent’anni di lontananza, il figlio Louis che, costretto a lasciare gli Stati Uniti nel 1874 per via di alcuni debiti, era andato in cerca di fortuna proprio in Siam. Vedovo e con due figli piccoli, Louis affida i bambini alla madre, che li porta con sé in Canada, mentre lui se torna in Siam.

Anna e Louis Leonowens

Immagine via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 2.0

Ciò non le impedisce di continuare a viaggiare, tra la Germania – dove studia il sanscrito e la cultura indiana – e la Gran Bretagna. Proprio a Londra, a distanza di trent’anni, rivede Chulalongkorn, divenuto re Rama V, che pur ringraziandola ancora per i suoi servigi, non si esime dal criticarla per aver scritto un “libro malvagio” su suo padre.

Tornata nuovamente in Canada, insegna sanscrito e continua a tenere conferenze fino a 78 anni. Muore a 83 anni, e sulla sua tomba non manca l’ultima bugia: sulla lapide è scritto “l’amata moglie del maggiore Thomas Lorne Leonowens”, mentre il marito aveva raggiunto solo il grado di sergente.

Tomba di Anna Leonowens al cimitero di Mount Royal a Montreal

Immagine di Peter J. Restivo via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

Anna ha dunque una vita intensa e anche un po’ fuori dagli schemi per l’epoca, ma la sua storia sarebbe probabilmente finita nel dimenticatoio se il libro di Margaret Landon non fosse divenuto un best-seller mondiale, tanto apprezzato da essere trasformato in film nel 1946 (Anna e il re del Siam, con Rex Harrison e Irene Dunne), poi in un musical di successo a Broadway e poi ancora nei due film già ricordati.

Sotto, il trailer del più celebre “Il Re ed Io” del 1956:

Se da un lato Anna Leonowens può essere apprezzata per il suo impegno a favore dei diritti delle donne e nella lotta allo schiavismo, dall’altro non mancano critiche per le numerose “libertà” che si è presa nel narrare la storia della sua permanenza in Siam, a scapito del sovrano. Tanto che il governo thailandese tutt’ora proibisce la distribuzione sia dei libri sia dei film su Anna e il Re del Siam.

Ritratto in età matura di Anna Leonowens:

Luci ed ombre di una donna che, nonostante tutto, ha saputo inventarsi una vita in un’epoca nella quale non era così facile farlo…


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