Anna Delvey: la falsa ereditiera che ha frodato l’America

“Fake it until you make it” , così recita il famoso aforisma inglese secondo il quale bisogna fingere una situazione per far sì che diventi reale. Ebbene, questo detto è stato preso alla lettera da Anna Sorokin, meglio conosciuta come Anna Delvey, la quale fra il 2013 e il 2017 ha truffato e frodato numerose persone, banche e alberghi americani. Questo le ha permesso di vivere una vita da sogno, di viaggiare su jet privati, soggiornare sempre negli alberghi più lussuosi.

Ma chi è Anna? Com’è riuscita a truffare persone e istituzioni? E perché si parla tanto di lei?

Anna si trasferisce a New York nel 2013 dove si presenta come una giovane ereditiera tedesca in possesso di un fondo fiduciario comprendente oltre 60 milioni di dollari; fondo che suo padre le lascerà solo al compimento dei ventisei anni. Nessuno ha notizie precise sul suo conto, sono molti i rumors e i gossip che la riguardano. È forse figlia di un ricco magnate russo trasferitosi in Europa? Suo padre è per caso un collezionista d’arte? Un diplomatico?

L’unica cosa certa agli occhi di chi la incontra è che lei è ricchissima. Paga sempre tutto lei, compra vestiti e accessori nei negozi più in voga della città e lascia mance sostanziose ovunque, a chiunque e per qualsiasi cosa. Essendo così importante, va da sé che Anna frequenti il jet-set newyorkese e che sia presente ad ogni singolo evento mondano, sfilata e galà. Vestiti lussuosi, viaggi, serate importanti e soggiorni in hotel costosissimi non sono però abbastanza per la giovane e ambiziosa ereditiera, la quale decide anche di intraprendere la carriera di business woman.

Anna vuole fondare la ADF, Anna Delvey Foundation, un club elitario per artisti per il quale ha scelto come base nientemeno che la Church Missions House di Park Avenue, uno degli edifici più antichi della Grande Mela. Per un progetto così ambizioso ha bisogno di finanziamenti pari a circa venti milioni di dollari che cerca di chiedere a diverse banche. Anna riesce ad ottenere il denaro, con il quale però paga i debiti che aveva nei confronti degli hotel in cui stava soggiornando. In seguito, dopo alcune indagini sul background di Anna condotte dalle banche, la sua maschera perfetta crolla:

Era tutta una truffa

Anna Delvey è in realtà Anna Sorokin, nata in Russia nel 1991; appena adolescente si trasferisce in Germania con la famiglia; lì fa fatica a fare amicizia a causa delle sue difficoltà nell’imparare il tedesco. Dopo il liceo lavora a Parigi per la rivista di moda Purple ed è qui che nasce il suo alter ego Anna Delvey. Anna si rende conto che la vita che aveva condotto fino a quel momento non faceva per lei. Si rende conto di amare il mondo della moda e che forse era nata per qualcosa di più che restare confinata in un piccolo paesino della Germania occidentale.

Nel 2013, in seguito a un viaggio a New York, decide che è la Grande Mela la città in cui vuole restare. Qui inizia a frequentare gli ambienti giusti e le persone più facoltose, ovviamente per sponsorizzare l’idea della sua fondazione. Tuttavia, Anna non ha ancora a disposizione i soldi di cui ha bisogno per vivere appieno il sogno americano e ben presto finisce per raggirare diverse banche per ottenere fondi e addirittura i suoi stessi (nuovi) amici. In molti hanno raccontato di aver pagato i conti e non aver mai ricevuto indietro i propri soldi.

Ad esempio, il giovane e ricchissimo collezionista d’arte Michael Xufu Huang, amico di Anna, con il quale nel 2015 vola a Venezia per la Biennale. Huang si è fatto carico di pagare volo, soggiorno e spese varie, dietro la promessa di essere rimborsato una volta concluso il viaggio. Ma, una volta rientrati a New York, Anna dimentica diverse volte di restituire la modica cifra di circa 3.000 dollari al suo amico. Nel 2016, invece, Anna organizza il suo compleanno nel famoso ristorante di Sadelle. La sua carta di credito, per l’ennesima volta, non viene accettata per il pagamento, così Anna va via senza pagare il conto. È tragicomico come il giorno dopo, il ristorante contatti Huang per chiedergli un contatto di Anna, svanita nel nulla. Un altro caso particolarmente famoso è quello della truffa ai danni di Rachel Williams, amica di Anna per qualche tempo.

Michael Xufu Huang

Un giorno, Anna decide di volare in Marocco per filmare dei video per la sua fondazione sulla scia del documentario delle sorelle Kardashian. Decide di portare con sé l’amica Rachel e ovviamente decide di soggiornare in uno dei resort più costosi, ma i gestori dell’hotel iniziano ad avere dei problemi con le carte di credito di Anna. Così, Rachel decide di mettere a disposizione dell’hotel la propria carta di credito aziendale come garanzia. Peccato che Anna abbia immediatamente approfittato della situazione, lasciando la sua amica con un debito di circa 62.000 dollari accreditatole sulla carta di credito fornitale da Vanity Fair, per cui lei lavorava.

Alla fine sembra che a Rachel siano stati restituiti solo 5000 dollari, un ammanco che causò ovviamente immensi problemi a lavoro a causa della frode di Anna. Un’ulteriore curiosità sul disastroso soggiorno in Marocco è che Anna, che non aveva i soldi per pagare il volo di ritorno, ha telefonato a un amico in lacrime per farsi pagare il volo di ritorno, rigorosamente in prima classe. Dopo il viaggio, Rachel prova in tutti i modi a farsi restituire i soldi, inseguendo l’amica da un hotel all’altro e riempiendola di telefonate, Anna però una volta dimentica i soldi, una volta perde un assegno, e poi dimentica di fare il bonifico. Insomma, a Rachel non rimane altra scelta che collaborare con la polizia per farla arrestare. Così, il 3 ottobre 2017 l’agente di polizia Michael McCaffrey chiede a Rachel Williams di contattare Anna telefonicamente e di organizzare un incontro per pranzo. A quei tempi, Anna si trovava a Passages Malibu, California, una struttura di riabilitazione nei pressi di Los Angeles. Anna esce così dalla struttura convinta di andare a pranzo con Rachel, ma ad aspettarla trova gli agenti di polizia pronti ad arrestarla. Tutta la vicenda è stata successivamente raccontata da Rachel nel suo libro “My friend Anna”.

Il libro My Friend Anna, disponibile su Amazon

Nel dicembre 2018 Anna respinge un patteggiamento che le avrebbe offerto fra i tre e i nove anni di carcere. Così, il 20 marzo 2019 inizia il processo vero e proprio, durante il quale Anna si premura di avere uno stilista che le procuri gli abiti adatti e più alla moda per le sue numerose apparizioni in aula. Addirittura un giorno si rifiuta di andare in tribunale perché non voleva indossare gli abiti forniti dalla prigione, presentandosi solo un’ora e mezza dopo. Infine, viene condannata il 25 aprile 2019 dai quattro ai dodici anni di prigione per ben otto capi di accusa, tra cui figurano un tentativo di furto di primo grado ai danni della City National Bank, una di furto di secondo grado ai danni di Rachel Williams, tentato furto e furto di servizi.

Mentirei a te, a tutti e a me stessa se dicessi di essere dispiaciuta di qualcosa“, ha raccontato Anna in un’intervista restando comunque fedele al suo personaggio.

Ulteriore condanna riguarda la restituzione di circa 300.000 dollari per le sue truffe, che sono state pagate grazie alla sua collaborazione con Netflix per la serie uscita pochi mesi fa Inventing Anna. Oggi, Anna è detenuta nella prigione della contea del New Jersey nella quale rimarrà per diverso tempo, poiché un giudice ha stabilito che, se venisse liberata, potrebbe ricadere nella tentazione di compiere atti disonesti.

Sotto, il trailer della serie “Inventing Anna”:

Concludendo, in questi casi ci sono sempre degli schieramenti opposti da parte dell’opinione pubblica. Se da un lato migliaia di persone in tutto il mondo sono rimaste scioccate e indignate dal comportamento di una ragazzina viziata e capricciosa che, di fatto, ha commesso dei reati. Dall’altro, diverse persone hanno provato empatia per una giovane donna che ha tentato di prendersi una sorta di riscatto da una vita che non le piaceva, benché in un modo sbagliatissimo. In ogni caso, in un certo qual modo, Anna è riuscita nel suo intento, in quanto bene o male, l’importante è che se ne parli.


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