3 Gennaio 1862. L’unità d’Italia è già stata proclamata da quasi 9 mesi ed è pronta a partorire i suoi primi frutti, che in Sud-Italia saranno amarissimi. Nella Contrada di Falconera, di fronte al plotone d’esecuzione, si trovano 7 persone, fra cui una giovanissima bambina, Angela Romano, che ha da poco compiuto 8 anni.

I soldati del Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, fanno fuoco e uccidono quelle persone, condannate senza processo né appello

Nel registro dei defunti della Chiesa Madre di Castellammare del Golfo si legge: “Romano Angela filia Petri et Joanna Pollina consortis. Etatis sua an.9 circ.Hdie hor.15 circ in C.S.M.E Animam Deo redditit absque sacramentis in villa sic dicta della Falconera quia interfecta fuit at MILITIBUS REGIS ITALIE. Eius corpus sepultum est in campo sancto novo“. Dal latino, in parole semplici, è riportato che Angela Romano ha reso l’anima a Dio senza aver avuto i sacramenti alle 15 circa in Contrada Falconera, uccisa dai soldati del Re d’Italia e sepolta nel Campo Santo Nuovo.

Chi era Angela Romano, e perché fu ammazzata?

La piccola Angela, nata il 5 Novembre del 1853 e figlia di Pietro Romano e Giovanna Pollina, era soltanto una bambina, e non poteva certo aver fatto nulla per meritare la pena di morte.

La sua “colpa” era di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato

La bimba si trovava – o forse era semplicemente nei pressi – in un casolare dove erano presenti il Sacerdote Benedetto Palermo, di anni 43, Angelo Calamia e Antonino Corona, entrambi di anni 70, Mariano Crociata, di anni 30, Marco Randisi, di anni 45 e Anna Catalano, di anni 50. Queste persone, in particolare il parroco, considerato filo-borbonico, erano accusate di aver favorito alcuni briganti e rivoltosi, e di non averne svelato il nascondiglio ai soldati. La pena, immediata, fu decisa da Pietro Quintini, generale dei bersaglieri italiani che si trovava in meridione per sedare le prime forme di quello che diverrà famoso come il “Brigantaggio Postunitario Italiano”.

Angela fu uccisa probabilmente perché piangeva di fronte al terrore dell’esecuzione, o forse perché aveva rivolto la parola ai soldati, o forse ancora perché conosceva Padre Palermo.

La causa della sua condanna non sarà mai appurata

La morte di Angela, un episodio di pura follia nel neonato stato italiano, che impiegherà quasi altri 10 anni per completare l’unità, sarà una fra le tantissime micce che porteranno gli abitanti dei Regni ex-borbonici a ribellarsi più e più volte, richiedendo l’impiego di oltre 10 battaglioni dei bersaglieri per sedare centinaia di rivolte e scaramucce che si esauriranno solo con la Breccia di Porta Pia e la presa di Roma del 20 Settembre 1870.

L’inizio della rivolta

L’esecuzione di quei 7 sfortunati, il 3 Gennaio, seguì la rivolta dell’1 e 2 Gennaio 1862, quando 400 o 500 giovani si ribellarono, aggredendo gli ufficiali della locale caserma per la coscrizione, Bartolomeo Asaro e il comandante della Guardia Nazionale Francesco Borruso. Qualche mese prima, il 30 Giugno del 1861, 3 mesi dopo l’Unità, venne pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge che obbligava i nati nel 1840 a 4 anni di servizio di leva obbligatorio. Seguì la legge 22 Agosto 1862 che obbligava anche la Sicilia a contribuire con i suoi ragazzi al componimento del Regio esercito.

La battaglia fu aspra e violenta, e morirono in moltissimi, da ambo le parti, fra i quali anche Borruso e tutta la sua famiglia. Il neonato governo italiano non tardò a rispondere, e inviò diversi battaglioni di bersaglieri e due navi, la pirocannoniera Ardita e la pirocorvetta Monzambano, carica di truppe.

Sotto, la pirocorvetta Monzambano:

Al comando dei bersaglieri c’era Pietro Quintini, classe 1814, famoso per la sua spietata decisione nel reprimere qualsiasi forma di insubordinazione.

Il generale riuscì in breve tempo a mettere in fuga o arrestare i rivoltosi

Molti si rifugiarono nella macchia, in campagna e nei boschi, in attesa che l’esercito si ritirasse. Fra i fuggitivi anche i sei condannati e la piccola Angela, che non comprendeva nulla di ciò che le dicessero i soldati ma fu egualmente accusata di brigantaggio e fucilata.

La rivolta, dopo pochi giorni, fu sedata, e si istruì un processo nel tribunale di Trapani per appurare le colpe, tutte a carico dei rivoltosi, e procedere ad altre esecuzioni. Di quel processo non rimangono che poche, frammentarie carte, e i 56 volumi degli atti andarono persi durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Angelina e la sua drammatica storia rimasero a lungo dimenticati, sino a quando, un secolo dopo, la sua storia non è venuta faticosamente a galla. La ricordano il comune di Cosenza, Lamezia Terme e quello di Castellammare del Golfo, con diverse vie a lei dedicate.

Immagine condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 Wikipedia:

Fonti: Pietro QuintiniL’invasione barbarica sabauda del mezzogiorno d’Italia: quello che non si osa direLa grande mattanza. Storia della guerra al brigantaggio, Servizio Militare in Italia.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...