Amadeo Giannini: l’Italiano che fondò la Bank of America per finanziare gli Immigrati

Nascere in America a metà ‘800 non è certo un privilegio come oggi, soprattutto se sei figlio di immigrati italiani. Nascere in California significa spesso trovare un lavoro per sbarcare il lunario, tentare di non farsi ammazzare in una sparatoria e vivere in un mondo violento alla costante ricerca di denaro. Tutti cercano soldi, sono lì per quello e per quello il governo sta combattendo le sue battaglie contro i nativi. Lo scopo è chiaro, l’emigrazione è libera e c’è terra per tutti. In quel mondo nasce Amadeo Peter Giannini, nel 1870, figlio di due immigrati liguri in cerca di fortuna, l’italo americano che fonderà la banca più grande del mondo e che è il paradigma dei padri fondatori dell’America moderna. Se non il più grande uno dei più grandi per esser chiari.

Suo padre si chiama Luigi, era nato nel 1840 ed era arrivato in California molto tempo prima per la Corsa all’oro. All’epoca era giovanissimo, adolescente, ma forse aveva già fatto qualche soldo, e negli anni ’60 dell’800 era tornato in Italia, dove nel 1869 aveva sposato Virginia con cui poi avrà Amadeo. Nel 1870 siamo sicuri che la famiglia è in California, a San Jose, dove nasce Amadeo, e il padre appena due anni dopo compra una fattoria con 16 ettari di terreno dove inizia a fare il coltivatore e a vendere i prodotti della terra, forse con i soldi della corsa all’oro forse con altre risorse, questo noi non lo sappiamo. Luigi è un italiano capace, ha voglia di ampliare il giro di affari e prende persone a lavorare, ma nel 1877 un operaio gli spara, forse voleva di più, forse non lo aveva pagato. Fatto sta che Amadeo, la madre, il fratello e il feto in grembo di Virginia rimangono senza uomo di famiglia, in quella California violenta di metà/fine ‘800 che abbiamo descritto prima.

Virginia però è una donna caparbia e capace, prende in mano l’azienda del marito morto e la porta avanti da sola per almeno 3 anni, producendo e vendendo frutta e gestendo i (pericolosi) operai. Nel 1880 si risposa con Lorenzo Scatena, che diventa quindi il comproprietario della fattoria e gestisce gli affari di famiglia.

Il nostro Amadeo Giannini viene quindi da un ambiente di campagna in prossimità della città, studia fino ai 15 anni, che all’epoca era già un’ottimo periodo, poi si stufa della scuola e va a fare l’intermediario presso l’azienda del patrigno e della famiglia, che nel mentre è stata ribattezzata L. Scatena & Company. Amadeo è capace e veloce nell’imparare, vende tantissimi prodotti e si fa una posizione importante nella zona di San Jose, dove dopo pochi anni si sposa con Clorinda Cuneo, che ha 4 anni più di lui, e viene da una ricchissima famiglia di costruttori, naturalmente anche loro di origini italiane.

Nel 1901 vende le sue quote dell’azienda ai dipendenti, che promettono di ripagarlo con i guadagni futuri, e si assicura una bella rendita a vita, ma di stare soltanto a casa a crescer figli non ne vuol sapere.

Mister Cuneo, il suocero, è un uomo importante, ha interessi non solo nell’immobiliare ma anche nelle banche, e alla Columbus Savings & Loan riesce a infilare Amadeo, tanto che questi diventa uno dei dirigenti. Amadeo però la pensa diversamente dai suoi colleghi. A quell’epoca i prestiti si facevano a persone che erano certamente in grado di restituire il denaro. Un po’ come Amadeo. C’era una proprietà di famiglia, la volevi espandere e prendevi dei soldi a prestito, che la banca aveva garantiti al 100%.

Ma con questo sistema si crea l’immobilismo sociale, nel quale i ricchi rimangono ricchi e i poveri rimangono poveri. Amadeo lo sa, suo padre aveva comprato la fattoria con dei soldi guadagnati con un colpo di fortuna, chissà come ecco, si era ammazzato di lavoro per avviare l’attività e dopo di lui sua madre, e lui stesso è benestante grazie sì alla capacità ma anche alle circostanze fortuite.

Ma c’è di più. Gli italiani che lavorano in America e vogliono spedire i propri soldi a casa pagano una commissione altissima alla banca, il 5/6%, e in più soffrono di un cambio sfavorevole. Alla Columbus fanno grossi guadagni sul lavoro degli immigrati, e ad Amadeo questo sembra profondamente ingiusto.

Nel 1904 lascia il consiglio di amministrazione del Columbus Savings & Loan e fonda la Bank of Italy, una banca di un italiano pensata per gli italiani. Già il nome ha un potenziale marketing immenso: la banca degli italiani, che in quel periodo stanno arrivando a frotte e hanno voglia di fare, lavorare e guadagnare. L’intuizione è geniale e lui è bravissimo a gestirsi. Apre la prima filiale a Jackson Square, dentro il locale di un ex-saloon, nel luogo dove vivono gli italiani in città, e che era stato fondato proprio in corrispondenza alla corsa all’oro a cui aveva partecipato il padre.

Amadeo raccoglie depositi su depositi. Il primo giorno gli portano 8.780 dollari, e il primo anno 700.000. Oggi sarebbero una cifra immensa, decine e decine di milioni di dollari. Nel 1906 accade qualcosa di imprevedibile: il terremoto distrugge San Francisco e i suoi edifici, Amadeo porta in salvo i risparmi della banca dopo il terremoto ma prima che gli incendi devastino la città. Per trasportare il denaro chiede a un netturbino l’utilizzo di un furgone della spazzatura, e fra la spazzatura nasconde le banconote. Altri tempi, altri uomini.

Una volta assicurati i fondi dei suoi correntisti apre un banco in mezzo alle rovine dove raccoglie fondi, concede depositi e convince tutti che San Francisco risorgerà dalle sue ceneri in pochissimo tempo. E così fa: gli italiani chiedono prestiti per rifarsi la casa, per riaprire il negozio, per riavviare le attività. Lui li guarda e li giudica, va sulla fiducia e sull’intuito, guarda anche i calli delle mani per capire se sian persone che lavorano o dei lavativi, e il bello è che il più delle volte ha ragione.

E’ l’unico in città che può concedere prestiti, le altre banche sono tutte bloccate perché i soldi all’interno dei vari caveau sono al sicuro dal calore del fuoco che avviluppa tutto a San Francisco, ma inutilizzabili perché bloccati. Amadeo concede prestiti a tutti gli italiani che li chiedono, che ricostruiranno il quartiere di Jackson Square ma non solo, saranno fra gli unici a costruire a San Francisco per mesi, proprio grazie ai soldi prestati dalla Bank of Italy. Va in giro per la città con un carretto pieno di soldi, pochi per la verità, ma a tutti dà un prestito. Chi 25 dollari, chi 50, chi ne chiede un po’ di più, ma a moltissimi dà qualcosa.

E’ in giro ottimista, presta soldi in cambio di foglietti firmati, magari solo con una X. Ma infonde sicurezza, è un santo patrono di San Francisco che si fa strada tra le macerie, e un uomo del genere non può che diventare un eroe.

Lui guadagna cifre importanti grazie agli interessi, non lavora come strozzino ma riesce a rientrare di tutti i capitali spesi e a guadagnare proprio perché è l’unico che ha potuto prestare denaro nel momento del bisogno. Fra l’altro ricompensa lo spazzino che gli aveva portato tutti i milioni di dollari della banca assumendone il figlio quando questi ha 14 anni.

Poi, la svolta. Accade tutto nel giro di pochissimo tempo, tre anni al più. Amadeo lavora a San Francisco e riesce a far ricostruire la città, e nel 1909 cambia una legge sulle filiali bancarie che consente alle banche di aprirne dove si preferisce. Giannini apre la prima a San Jose, dove è nato, e poi continua. Nascono filiali di Bank of Italy come funghi. Nel giro di 6/7 anni sono centinaia, tutte destinate ai prestiti alla gente comune che vengono ripagati grazie al lavoro e al commercio. Rispetto alle banche ingessate, fondate da anglosassoni suoi concorrenti è avanti anni luce, e i bilanci della banca sono eccezionali.

Lui non vuole accumulare grandi ricchezze, dice che chiunque voglia accumulare oltre mezzo milione di dollari è matto. Considerate comunque che si trattano di 15/20 milioni odierni, quindi non proprio spiccioli, però non è una ricchezza senza confini come invece molti altri immigrati tenteranno di raggiungere. Li ricordiamo no, Rockfeller, Goldman, Carnegie e così via. Amadeo fa quel che fa con sano spirito imprenditoriale, ha anche una grande etica del lavoro e conosce le difficoltà dei migranti italiani, additati come approfittatori, incapaci, sudici e lavativi dagli altri coloni di origine nord europea. Era un razzismo fra simili violentissimo, oggi non possiamo nemmeno più comprenderlo.

Grazie alla Bank of Italy San Francisco risorge dalle sue ceneri, torna ad essere il porto più importante del Pacifico e Giannini è l’eroe dietro la ricostruzione. Tutti portano soldi alla Bank of Italy, e il capitale che gestisce diventa immenso.

Ma la banca continua a chiamarsi Bank of Italy, e in un paese dove l’Italia rappresenta ancora mafia, pizza e mandolino questo era un problema non da poco. Giannini capisce che deve investire in altre banche e diventa principale azionista di Bank of America, con la quale, nel 1929, opererà una fusione gigantesca, andando a creare il principale polo bancario al mondo. Fra l’altro il fondatore della Bank of America, Orra Monette, vende ad Amadeo proprio i diritti di fondatore storico della Bank of America, decisione di cui poi si pentirà e su cui torneremo a fine video.

Ma Giannini e la sua banca non finanziano solo costruzioni e poveri. Negli anni ’20 in California si apre un’altra opportunità di business: il mondo del Cinema. Hollywood è ancora un’ipotesi lontana, ma c’è già chi la sta sognando e ha bisogno dei fondi per realizzarla. E qui salta fuori un nome che è leggenda: Walt Disney. Per realizzare il suo primo lungometraggio, capolavoro assoluto per l’epoca, a chi si rivolge se non alla Bank of America? Biancaneve diventa un successo planetario, e l’industria del cinema si rivolge sempre più spesso ai finanziamenti di Giannini. La Bank of America finanzia Charlie Chaplin, Frank Capra, e tanti altri. Poi finanzia la costruzione del Golden Gate a San Francisco, ma non la finanzia a interesse, la finanzia con denaro prestato senza scopo di lucro, un suicidio finanziariamente parlando ma che fa crescere la città, il suo prestigio e l’economia, e la Bank of America cresce di conseguenza.

Nel 1928 guadagna oltre 1 milione e mezzo di dollari di dividendi della banca, sarebbero decine di milioni di dollari odierni, ma visto che il mezzo milione di dollari ce lo ha già decide di donare tutto all’Università della California. Quel che non gli serve lo dona, e l’America cresce a dismisura, anche grazie ai suoi fondi privati.

Ma i suoi colleghi invidiano il suo successo. Da quando ha iniziato a prestare soldi ai poveri è rientrato del 96% del capitale complessivo, in più ha guadagnato moltissimo con gli interessi. Nei momenti di crisi gli altri banchieri subiscono perdite rilevanti proprio perché prestano tanto a poche persone, e l’invidia permea l’ambiente dell’alta finanza, di quell’italiano che sfida le regole dell’economia. E le vince.

Amadeo rimane al suo posto, guida la banca attraverso la guerra, aiuta l’America nella costruzione di armi e nel finanziamento delle forze militari (d’altronde quello era il periodo), e si assicura che l’Italia venga ricostruita presto con i fondi del piano Marshall nel dopoguerra, che naturalmente finanzia anche Bank of America, senza interessi. Nel 1945 lascia la presidenza della Bank of America, e nello stesso giorno annuncia che è diventata la banca più grande al mondo. L’ha costruita dollaro su dollaro a partire da carretti in legno nel mezzo delle macerie di San Francisco quasi 40 anni prima, e ora si trova sul tetto della finanza globale. Non male per un italoamericano, di quelli che venivano additati come ignoranti e pezzenti. Muore nel 1849, e l’inventario dei suoi beni è di 489 mila dollari circa, qualcosa come 15 milioni di euro odierni. Una bella somma, ma sarebbero potuti essere molti di più.

Amadeo Giannini è stato il più grande banchiere della storia e può considerarsi un mecenate, una persona che ha fatto di tutto per sviluppare quel paese che lo aveva fatto diventare ricchissimo e che ha accolto la sua famiglia di umili immigrati liguri in cerca di fortuna. Non è stato un santo, ha cercato un profitto proprio ma ha capito che era più importante sostenere l’economia nel suo complesso anziché cercare esclusivamente il guadagno personale. Nel nostro sistema ultra-capitalistico, di oltre un secolo dopo, in cui viene premiato solo il successo personale la sua storia fa quasi sorridere, ma è grazie ad Amadeo Giannini che l’America ha la banca più grande al mondo, e che ha fatto tante cose memorabili, dai film all’architettura.

Ma qualcosa è rimasto di quell’America che disprezzava gli italiani all’inizio del ‘900: sul sito di Bank of America, alla voce “la nostra storia”, non viene citato in nessun passo il suo fondatore, né appare nessun risultato di ricerca se scrivete Amadeo Giannini nella barra. Forse è la rivincita di quegli immigrati di origine anglosassone che lo odiavano tanto, o forse è solo un caso.


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