Aveva un brutto carattere il marinaio scozzese Alexander Selkirk, ma ciò non toglie che avesse ragione quando iniziò a discutere con il comandante della sua nave, la Cinque Ports, insistendo perché si facessero delle riparazioni prima di lasciare le sicure acque del disabitato arcipelago Juan Fernandez, al largo del Cile, per riprendere a navigare nell’Oceano Pacifico.

Isola Mas a Tierra, oggi Isola Robinson Crusoe, nell’arcipelago Juan Fernandez

Fonte immagine: Wikimedia Commons / Serpentus

Visto che l’arrogante tenente Thomas Stradling, appena ventunenne (aveva preso il comando dopo la morte del suo superiore), non si sognava nemmeno di prendere in considerazione le sue richieste, Selkirk chiese di essere lasciato sull’isola più grande, confidando nel fatto che altri suoi compagni si sarebbero uniti al suo ammutinamento. Quando si rese conto che nessuno lo avrebbe seguito, l’impulsivo marinaio implorò il comandante di riprenderlo a bordo. Stradling invece fu felice di liberarsi dell’indisciplinato Alexander, e lo abbandonò sull’isola.

Era il mese di ottobre del 1704, Alexander Selkirk aveva 28 anni

Scultura in bronzo di Alexander Selkirk

Fonte immagine: Wikipedia / SylviaStanley – licenza CC BY-SA 3.0

La fermezza (o crudeltà) del comandante si trasformò nella fortuna del marinaio, e non solo. La letteratura deve molto a quell’uomo che, dopo un iniziale smarrimento, sopravvisse da solo sull’isola deserta, ispirando al suo ritorno in Gran Bretagna uno dei più importanti romanzi sull’autosufficienza e il coraggio: Robinson Crusoe di Daniel Defoe.

L’arcipelago Juan Fernandez

Selkirk era un esperto navigatore, entrato a far parte della leggendaria marineria corsara britannica per allontanarsi dal suo villaggio, Lower Largo, dove non era proprio visto di buon occhio, a causa del carattere irascibile e della frequente abitudine ad alzare un po’ troppo il gomito. Alexander era una testa calda: dopo un primo viaggio, al suo ritorno in Scozia aveva picchiato il padre e il fratello per uno scherzo innocente. Prima di essere giudicato dalle autorità ecclesiastiche, Selkirk riprese il mare, unendosi alla spedizione di William Dampier, famoso corsaro sui generis, forse più portato per l’antropologia e il naturalismo che per la pirateria. A settembre del 1703 le due navi di Dampier lasciarono l’Irlanda, dirette verso il Sud America.

La vita reale sulle navi corsare era molto meno romantica di quanto ci si possa immaginare leggendo i libri di Emilio Salgari, o guardando gli innumerevoli film sui pirati, a partire da quelli con protagonista Errol Flynn fino agli ultimi con Johnny Deep. Le scorte alimentari andavano ad ingrassare topi e scarafaggi, mentre gli uomini dormivano su letti ammuffiti, in condizioni igieniche disastrose, che portavano malattie come tifo, colera, dissenteria. Per non parlare dello scorbuto, la malattia che ha causato più morti morti tra i marinai.

Nel maggio del 1704, la Cinque Ports si distaccò dall’altra nave della spedizione, e i corsari passarono l’estate ad assaltare galeoni spagnoli e villaggi costieri. A settembre la nave si fermò nell’arcipelago, per consentire agli uomini di riprendersi, mangiando la carne fresca delle capre cacciate sull’isola. Dopo un mese di sosta, con un rifornimento di capre, gamberi e rape, Stradling diede l’ordine di ripartire, ma Selkirk si rifiutò, convinto che la nave malconcia non avrebbe resistito in mare aperto. Il comandante sbeffeggiò il marinaio, che fu lasciato a terra con un moschetto, una pistola, polvere da sparo, un’accetta, un coltello, i suoi strumenti di navigazione, una pentola, tabacco, un po’ di formaggio, una fiaschetta di rum e la sua Bibbia.

Selkirk legge la Bibbia

Tutto sommato, Selkirk non si preoccupò troppo del rifiuto del comandante di riprenderlo a bordo: era convinto che nel giro di pochi giorni sarebbe passata una qualche nave amica a cui chiedere un passaggio.

Purtroppo per lui aveva sbagliato previsione: trascorsero quattro anni e quattro mesi

Tutto ciò che si sa di quel lungo periodo sull’isola si deve a due fonti: il corsaro Woodes Rogers, che salvò il marinaio, e lo scrittore Richard Steele, che intervistò Selkirk nel 1711.

Durante i primi mesi di permanenza, Selkirk era talmente scoraggiato da aver pensato al suicidio: come resistere da solo agli spaventosi versi notturni degli elefanti marini, alle devastanti burrasche che spazzavano via gli alberi, alle orde di topi (lascito delle navi europee) che lo mordevano durante la notte?

Tutto sommato, il problema minore era quello del cibo: il pesce era abbondante, così come le capre selvatiche (introdotte da precedenti navigatori europei), le rape e altre erbe commestibili. Certo, mancavano il sale e il pane…

Poi Selkirk si diede da fare: fu in grado di accendere il fuoco, addomesticare dei gatti per tenere lontano i topi, correre veloce tra le rocce per catturare le capre. Pregava e cantava inni, e iniziò anche a riflettere su stesso e sulla sua vita precedente: la solitudine gli aveva permesso di conoscersi meglio, attraverso un percorso dove necessariamente aveva dovuto imparare ad apprezzare solo l’essenziale.

Durante la sua permanenza sull’isola di Más a Tierra fu costretto non solo ad aspettare i soccorsi, ma anche a fuggire i nemici spagnoli

Nei quattro anni di isolamento giunsero sull’isola due imbarcazioni nemiche. La prima non lo disturbò, né si accorse di lui, ma la seconda, grazie a un gruppo di uomini inviati sull’isola, si accorse della sua presenza e lo braccò spietatamente allo scopo di torturarlo e giustiziarlo. I marinai spagnoli giunsero ad urinare sopra l’albero sotto cui era nascosto Alexander, senza però riuscire a scorgere la sua presenza. Stanchi dell’infruttuosa caccia se ne andarono…

Finalmente, il 2 febbraio 1709, Selkirk avvistò il maestoso Duke, comandato da Woodes Rogers. Quando fu ritrovato, Selkirk assomigliava certamente a un selvaggio:

Vestiva pelli di capra e stentava a parlare in maniera comprensibile

Fu tuttavia riconosciuto da William Dampier, che timonava proprio il Duke. Selkirk venne  a sapere che il suo abbandono sull’isola gli aveva salvato la vita: la Cinque Ports era affondata poco dopo aver lasciato l’arcipelago. Erano tutti morti, tranne il cocciuto Stradling e circa una dozzina di uomini, finiti comunque nelle carceri spagnole.

Il salvataggio di Selkirk

Selkirk fu arruolato nell’equipaggio del Duke, e trascorse altri due anni a navigare al largo di Perù ed Ecuador, diventando ricco grazie ai bottini depredati ai galeoni spagnoli.

Tornò in Inghilterra nell’ottobre del 1711, otto anni dopo essere partito. Negli anni seguenti, Selkirk divenne una celebrità, grazie ai resoconti della sua avventura scritti da Rogers e Steele. In breve tempo però il marinaio tornò alle sue vecchie abitudini: vagava tra i pub di Bristol e Londra, raccontando la sua storia in cambio di un pasto o di una pinta di birra.

Steele, che lo vide qualche mese dopo il loro primo incontro, stentava a riconoscerlo: non c’era più l’uomo “allegro” che aveva intervistato, ma una persona oppressa dal mondo, che gli disse: “Ora valgo 800 sterline (il valore del suo bottino), ma non sarò mai così felice come quando non valevo un soldo”.

In quel periodo Daniel Defoe, un noto autore impegnato politicamente, rimase affascinato dalla storia di Selkirk, che si trasformò nel suo capolavoro letterario: “La vita e le strane sorprendenti avventure di Robinson Crusoe”. Defoe scrisse un romanzo d’avventura che al tempo stesso era un attacco alla società britannica, un’allegoria cristiana e un manifesto politico-sociale. Il libro, il primo vero best-seller a basso costo, considerato il primo vero romanzo inglese, fu pubblicato nel 1719, quando Selkirk aveva 43 anni.

Illustrazione di Robinson Crusoe

Un anno dopo, il marinaio tornò alla sola vita che amava: riprese il mare, imbarcandosi sulla nave da guerra HMS Weymouth, diretta in Africa occidentale a caccia di pirati. Fu un viaggio maledetto, durante il quale morirono dozzine di marinai a causa delle febbre gialla e del tifo. Nel libro di bordo ci sono registrati fino a tre o quattro decessi al giorno, anche quello di Alexander Selkirk, il 13 dicembre 1721, alle otto di sera.

Il suo corpo fu gettato in mare

Fonte immagini: Wikipedia

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.