Aleksej Archipovič Leonov non è un astronauta famoso come Neil Armstrong, ma probabilmente meriterebbe eguale fama rispetto all’eroe americano. La sua storia comincia in una famiglia di umili origini in Russia, e lo porta a solcare per primo nella storia le porte di una navetta spaziale in orbita sulla terra. La storia delle missioni Voschod comincia nella Russia sovietica degli anni ’60, quando la corsa allo spazio era una competizione a due con gli Stati Uniti, e consente alla nazione “rossa” di spedire per primo un uomo fuori dall’atmosfera terrestre e fuori dalla capsula spaziale.

La passeggiata che avrebbe potuto diventare fatale

Il 18 marzo 1965 Leonov lasciò la Voschod 2 per una breve passeggiata di 12 minuti, con una corda di sicurezza lunga circa 4,5 metri, che l’astronauta aveva molto difficoltà a maneggiare. Le conoscenze tecnologiche e scientifiche di allora erano evidentemente limitate, e la camminata nel vuoto di Leonov avrebbe potuto concludersi in tragedia se non avesse avuto prontezza di spirito e rapidità di riflessi. La sua tuta fuori dall’ambiente pressurizzato della navicella cominciò infatti a gonfiarsi pericolosamente, e gli impedì il rientro attraverso il portello laterale, che era diventato troppo stretto. Solo riuscendo a scaricare una parte della pressione dell’ossigeno presente nella tuta l’uomo riuscì a rientrare dentro la capsula, concludendo miracolosamente una passeggiata spaziale che avrebbe potuto costargli la vita.

Il rocambolesco ritorno a terra

Le avventure per l’astronauta non erano finite qui. Nel momento del rientro dallo spazio i retrorazzi frenanti furono causa di grossi problemi e i due astronauti russi che svolgevano la missione caddero a grande distanza dal punto previsto per l’atterraggio, costringendo il team di supporto a terra ad una ricerca che durò ben due giorni, durante i quali Leonov e Beljaev attesero pazienti la squadra di soccorso.

Leonov è comunque un vero e proprio simbolo della corsa allo spazio degli anni ’60, e uno degli uomini che può affermare di aver avuta salva la pelle per un…soffio!

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...