Il matrimonio tra la regina Vittoria ed il principe consorte Alberto è passato alla storia come “matrimonio del secolo”, un’appassionata storia d’amore basata sulla reciproca fedeltà, che costituì una vera e propria eccezione nel panorama delle infelici unioni reali dettate dalla convenienza dinastica.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Che la regina fosse innamorata del consorte è innegabile, ed emerge in modo evidente dai suoi diari e dalle tante testimonianze coeve. Che il principe tedesco fosse davvero innamorato dell’augusta consorte appare tuttavia più incerto, soprattutto alla luce delle ultime ricerche storiche compiute dalla storica e autrice Jane Ridley, che gettano luce su di una realtà che di romantico sembra avere ben poco.

Alberto, a sinistra, con suo fratello maggiore Ernest e la madre Louise, poco prima del loro esilio dalla corte, dipinto di Ludwig Döll:

Proviamo allora a ricostruire cosa accadde realmente nella vita privata della sovrana dai primi anni di matrimonio, fino alla prematura scomparsa del marito

Dopo l’improvvisa morte del principe Alberto nel 1861, l’inconsolabile Vittoria si dedicò a commemorare il suo matrimonio come il prototipo dell’unione perfetta, dando origine alla versione idealizzata che è sopravvissuta sino ad oggi, frutto anche della prima biografia di Alberto, da lei scritta nel 1867, dal titolo “I primi anni del principe consorte”.

Sia Vittoria sia Alberto provenivano da vissuti familiari difficili: lei aveva perso il padre a pochi mesi di vita ed aveva sempre avuto dissapori con la madre, Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld. Alberto aveva solo cinque anni quando i genitori avevano divorziato, e gli fu proibito di rivedere la genitrice.

Un giovanissimo Alberto in un ritratto di  Franz Xaver Winterhalter:

La mancanza di affetto patita da entrambi, le comuni origini – Alberto e Vittoria erano primi cugini – e il bell’aspetto di lui stregarono la giovanissima Vittoria, che annotò sul proprio diario: «Alberto è molto carino; i suoi capelli sono dello stesso colore dei miei; i suoi occhi sono grandi e blu ed ha un bel naso oltre ad una bocca molto dolce con bei denti, ma è soprattutto il suo charme e il suo contegno nell’espressione a renderlo assolutamente delizioso».

In realtà, come tutti i matrimoni dinastici, anche quello tra Vittoria ed Alberto fu frutto di una mossa politica, perseguita con determinazione dal loro ambizioso zio, Leopoldo I del Belgio.

Sotto, il Matrimonio fra Alberto e Vittoria in un dipinto di Sir George Hayter:

In qualità di figlio cadetto del signore di un piccolo territorio – il ducato di Sassonia-Coburgo-Saalfeld aveva infatti solo 49.000 abitanti all’epoca ed era più piccolo dell’Isola di Wight – il principe Alberto era un po’ il parente povero della cugina inglese. Il giovane, tuttavia, compensava l’inferiorità in rango e in ricchezza con un’ottima formazione culturale e un’incrollabile autostima; era stato allevato con la prospettiva di regnare un giorno come principe consorte d’Inghilterra e non vedeva l’ora di iniziare il proprio lavoro.

In effetti, una volta sposata la regina, la sua ascesa al potere fu inarrestabile

La prima mossa fu quella di spostare la sua scrivania accanto a quella della moglie, venne poi passata al vaglio la lista delle dame di compagnia da allontanare, prima fra tutte la baronessa Lehzen, molto cara a Vittoria, ma a lui sgradita.

Sotto, una fotografia del 1848 eseguita con la tecnica del Daggherotipo e colorata a mano da William Edward Kilburn:

Se inizialmente la sovrana mostrò una bonaria resistenza alle interferenze del marito, le continue gravidanze – sette dei nove figli di Vittoria nacquero nei primi 10 anni del matrimonio – misero a dura prova la sua salute, lasciando Alberto libero di esercitare la propria autorità, soprattutto quando egli sostituì lord Melbourne nel ruolo di consigliere reale, nel 1841.

In quell’anno il principe licenziò finalmente anche l’odiata lady Lehzen, che riteneva esercitasse un eccessivo ascendente sulla moglie, ottenendo un’ennesima vittoria personale.

La Gran Bretagna era già all’epoca una monarchia costituzionale, nella quale il sovrano aveva relativamente pochi poteri diretti. Purtuttavìa Alberto influenzò sempre le azioni politiche della regina, al punto che molti storici ritengono che fosse di fatto lui a governare.

Alberto di ritorno da una battuta di caccia al castello Windsor, dipinto di Edwin Landseer:

Nel novembre del 1840, quando nacque il suo primo figlio, Vittoria acconsentì a che il marito la rappresentasse ufficialmente, cosa che il principe tedesco fece ben volentieri, partecipando alle riunioni con i ministri ed intervenendo attivamente nella politica estera. Alberto si occupò inoltre personalmente della corrispondenza della moglie, redigendo le lettere in sua vece.

Nelle riunioni con i politici era comune udire il principe dare suggerimenti in tedesco alla consorte, prima che ella prendesse la parola.

Nel 1850 egli descrisse così la sua posizione: «Capo naturale della famiglia [della regina], sovrintendente della sua famiglia, direttore dei suoi affari privati, unico consigliere confidenziale in politica, solo assistente nelle sue comunicazioni con gli ufficiali del suo governo».

Sotto Alberto, nel 1860:

Se Vittoria rimaneva la sovrana a livello formale, colui che amministrava il potere era di fatto il principe consorte, anche perché lei si fidava ciecamente del marito. Vittoria, del resto, ritenne sempre che le donne non fossero idonee a governare e che il potere reale ad esse conferito fosse “un sovvertimento dell’ordine naturale delle cose“.

Di tanto in tanto la sovrana imponeva il suo volere, ma ciò accadeva raramente e, se accadeva, creava dissapori all’interno della coppia.

La famiglia al completo, con Vittoria e Albero e i loro 9 figli, nel 1857:

L’immagine proiettata all’esterno dalla famiglia reale – immagine resa immortale dal dipinto di Franz Xaver Winterhalter del 1846 – era quella dell’idilliaco quadretto di amore coniugale che ruotava intorno ai figli, ma la realtà era ben diversa e fatta di frequenti litigi ed incomprensioni. Una testimonianza emblematica è quella di Mary Bulteel, una giovane assunta nel 1850 come parte del seguito della regina, che avrebbe ricordato anni dopo che entrare in contatto con la sovrana era molto difficile, in quanto i rapporti con lei erano sempre mediati dal principe Alberto.

Sotto, “La Regina Vittoria e la sua famiglia”, ritratto di Franz Xaver Winterhalter:

Negli anni prematrimoniali Vittoria si era dimostrata una giovane allegra e spensierata e la sua corte era stata famosa in Europa per le feste che vi si intrattenevano e per lo spirito gioioso che le animava.

Le feste cessarono del tutto dopo l’arrivo di Alberto a corte

La creazione di una sfera privata – di uno spazio dedicato esclusivamente alla vita domestica che di fatto allontanava la sovrana dalla vita pubblica e dal contatto con i sudditi – fu uno dei cambiamenti più radicali operati da Alberto nella vita di Vittoria.

Snobbato dall’aristocrazia per le sue origini nobiliari considerate inferiori a quelle di molte famiglie inglesi, inviso per i suoi natali tedeschi, Alberto reagì disertando la corte londinese e stabilendo la nuova dimora di famiglia ad Osborne, sull’isola di Wight, un luogo da lui considerato evidentemente sicuro ed inaccessibile. Ancora più significativa fu la scelta di eleggere a seconda dimora reale il castello di Balmoral, nelle remote Highlands scozzesi, a 500 miglia da Londra. Ad Osborne o Balmoral, la famiglia poteva sì vivere la vita bucolica che Vittoria avrebbe successivamente ricordato con accenti di nostalgia nel suo “Journal of Our Life in the Highlands”, ma solo a costo di apparire sempre più distante dai sudditi e dagli affari del regno.

Vittoria e Alberto in una fotografia di Roger Fenton del 1854:

Alberto convinse la consorte che la dedizione alla vita familiare la facesse amare e che offrisse un buon esempio ai sudditi britannici ed irlandesi, ma in realtà la popolarità della regina finì per soffrirne perché la sovrana venne percepita come lontana ed inaccessibile.

La distanza tra la sovrana ed i suoi sudditi fu acuita dall’irrigidimento introdotto da Alberto nell’etichetta di corte. Durante il regno di Vittoria, infatti, persino i primi ministri dovevano restare in piedi mentre conferivano con lei. Alberto impose anche alle dame di compagnia della sovrana di alzarsi quando egli faceva irruzione negli appartamenti della consorte, proibendo di rivolgergli la parola. Nei suoi rapporti con i sottoposti Alberto si mostrò infatti sempre insopportabilmente arrogante.

Il suo modo di impartire ordini e rimproveri era un po’ come quello di un padrone di casa severo che redarguiva i servitori, che erano tenuti ad ascoltare in silenzio” scrisse ancora Mary Bulteel.

Tutti notarono che il principe non aveva un solo amico tra i ministri o a corte e tale atteggiamento, in un uomo così giovane, risultò insolito e gli alienò ulteriormente le simpatie di popolo e aristocrazia.

Sotto, la Royal Albert Hall di Londra, che dal principe prese il nome. Fotografia di Panos Asproulis tratta da Flickr, condivisa con licenza CC BY 2.0:

Le memorie e i racconti di coloro che servirono la regina concordano tutti nel dipingere il principe consorte come un uomo detestabile, a differenza di Vittoria, benvoluta perché maggiormente gentile.

Le fredde maniere del marito derivavano in parte dall’educazione ricevuta nella piccola corte tedesca di origine. Quando Mary Bulteel visitò Coburgo, nel 1860, trovò l’atmosfera reale locale molto più rigida e formale di quella inglese.

Un effetto dell’isolamento fu che anche che la coppia reale finì per essere più vicina ai servitori ordinari rispetto agli aristocratici della corte. Questo fu forse il motivo per cui, dopo la morte di Alberto, Vittoria entrò in intimità dapprima con il suo servo scozzese John Brown, e poi con il suo servo indiano Abdul Karim – relazioni che furono considerate estremamente scandalose all’epoca.

Sotto, il memoriale di Alberto presso i Kensington Garden di Londra, fotografia tratta da Wikipedia condivisa con licenza CC BY-SA 3.0:

Se Alberto non possedeva di certo un buon carattere, Vittoria spesso non gli era da meno: era irritabile e lunatica e soffrì di continue depressioni postparto. Leggendaria fu poi la sua avversione per i  bambini, definiti come “il lato oscuro del matrimonio“, descritti come “spaventosi se spogliati, con il loro grande corpo e le piccole membra e quel terribile muoversi incontrollato che ricorda una rana“.

L’umore della regina Vittoria peggiorò durante gli anni ’50 dell’Ottocento. Le sue due ultime gravidanze furono segnate da scene isteriche che i medici reali in parte ricollegarono alla nefasta eredità di follia degli Hannover: tutti ricordavano come Giorgio III, nonno di Vittoria, avesse dato anni prima inequivocabili segni di squilibrio mentale, costringendo il figlio ad assumere la reggenza del paese.

Invece di starle accanto durante le crisi, Alberto era solito allontanarsi dalla consorte, scrivendole poi delle lettere in cui la rimproverava per il suo comportamento irragionevole: “Se sei violenta, non ho altra scelta che andarmene ed attendere che ti ritiri nelle tue stanze per darti il ​​tempo di riprenderti” scriveva.

Alberto di Sassonia nel 1860:

Vittoria teneva invece un taccuino sul quale registrava le proprie emozioni, i suoi piccoli atti di egoismo e le sue eventuali perdite di autocontrollo; le annotazioni sarebbero poi state lette dal marito, insieme ai suoi propositi di comportarsi meglio.

Se l’atteggiamento della regina si rivelava troppo infantile, Alberto la trattava con quel paternalismo e quella sufficienza che si sarebbero potuti riservare ad una bambina capricciosa, e la sua onnipresenza forse non mancò di far sentire la moglie inadeguata al suo ruolo di sovrana e di madre.

Devo tutto al più caro papà“, scrisse velenosamente una delle figlie. Quando le crisi della regina Vittoria si intensificarono, la reazione di Alberto fu quella di rifugiarsi nel lavoro. Si alzava di buon mattino per occuparsi dei documenti da esaminare, poi ascoltava i resoconti sulle novità politiche.

Il Principe Consorte nel 1861:

Fu per molti aspetti un politico sensibile ed illuminato, prendendo posizione in molte cause pubbliche come le riforme sull’educazione e l’abolizione della schiavitù nei territori dell’Impero Britannico, ma la sua arrogante ingerenza in politica lo rese impopolare nel paese e lo condannò probabilmente alla solitudine. Non a caso, forse, le ultime foto ce lo mostrano prematuramente invecchiato e calvo, con un velo di stanchezza negli occhi.

Alberto morì il 14 dicembre del 1861 a 42 anni di febbre tifoidea

Con lui tramontava un’epoca che lo aveva visto protagonista assoluto della vita politica britannica e tramontava anche quel potere che, molto probabilmente, fu l’unico, vero amore della sua vita.

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.