La mela avvelenata della strega/matrigna cattiva di Biancaneve si trasforma in reale strumento di morte, scelto per suicidarsi da un genio della matematica del XX secolo, con un lato del carattere un po’ infantile: Alan Mathison Turing.

Alan Turing a 16 anni

Suicidio, omicidio o morte accidentale?

L’8 giugno 1954 la governante di Alan Turing trova lo scienziato morto nel suo letto. L’inchiesta stabilisce che l’uomo è deceduto il giorno prima per aver ingerito cianuro di potassio. Sul suo comodino, come sempre, ci sono l’orologio e una mela smangiucchiata a metà. E’ nota, a quanti lo conoscono, la passione di Turing per una scena del film Disney Biancaneve e i sette nani, quella dove la strega intinge nel veleno la mela destinata alla odiata figliastra, così come è nota la sua abitudine di mangiare una mela prima di addormentarsi.

Per (quasi) tutti è suicidio:

Turing ha siringato nella mela una bella dose di cianuro e se l’è mangiata prima di addormentarsi per sempre

Alan Turing nel 1930

La mela però non viene analizzata, tanto sembra evidente che sia quello il mezzo scelto dallo scienziato per farla finita.

Eppure c’è qualcosa che non quadra con il frettoloso verdetto del coroner: il medico legale scrive, in una nota a margine del certificato di morte, dovuta senza dubbio ad avvelenamento, che “Il decesso sembra avvenuto in circostanze violente”.

La teoria del suicidio fa più comodo alle autorità britanniche, mentre la madre e il fratello di Turing insistono sulla morte accidentale, per inalazione di vapori di cianuro durante uno dei tanti esperimenti che lo scienziato conduce nel laboratorio di casa sua. Anche il professore di filosofia Jack Copeland, che dirige l’archivio on-line sulla vita di Turing e il suo lavoro, propende per la tesi di morte accidentale già sostenuta dai familiari, perché la volontà suicida della vittima non trova riscontro nelle sue ultime carte.

Oppure potrebbe esserci un’altra ipotesi, l’omicidio (o il suicidio indotto). Secondo chi sostiene questa tesi, il geniale matematico che ha gettato le basi dell’intelligenza artificiale, è ormai una figura scomoda per l’intelligence britannica (e non solo), perché è omosessuale e quindi facilmente ricattabile, lui che conosce segreti di fondamentale importanza per la sicurezza nazionale.

Alan Turing, genio scomodo

Alan nasce a Londra nel 1912, ma cresce in una casa di campagna del Sussex, non con i genitori, che se ne stanno in India, dove il padre è funzionario nell’Indian Civil Service, ma affidato, con il fratello, alla famiglia di un colonnello in pensione. Alla scuola primaria tutti gli insegnanti si accorgono del suo talento, ma quando frequenta la Sherborne School, che deve prepararlo per l’ammissione a un college di prestigio (tipo Oxford o Cambridge), il suo rendimento è scarso. Il ragazzo studia solo le materie scientifiche e trascura il latino e la letteratura, considerate invece le materie più importanti.

Turing non solo si appassiona di matematica e chimica, ma divora i libri di Russell, Einstein e altri fisici, mentre gli insegnanti non si accorgono del suo genio e i compagni poco apprezzano quel ragazzo solitario e forse troppo intelligente per loro. A Sherborne però stringe un legame importante con Christopher Morcom, il suo primo amore. La morte del compagno, dopo due anni di una relazione sentimentale vissuta di nascosto, lo segnerà per sempre.

Comunque la vita va avanti, e dopo aver tentato l’ammissione al Trinity College di Cambridge, che viene respinta, riesce nel 1931 a vincere una borsa di studio (tra i primi otto migliori studenti) per frequentare il King’s College, sempre a Cambridge.

I suoi studi, completati all’Università di Princetown, negli Stati Uniti, sono alla base dell’informatica teorica e della successiva evoluzione dei computer, fino all’introduzione della teoria dell’intelligenza artificiale (può una macchina diventare pensante?).

Intanto però il mondo cambia ed eventi drammatici si susseguono nell’Europa degli anni ’30: venti di guerra si propagano mentre Turing non si interessa attivamente di politica, pur dimostrando una netta avversione al nazi-fascismo.

Proprio per questa avversione, nota ai servizi segreti britannici, Turing viene coinvolto in un’operazione di fondamentale importanza per le sorti della seconda guerra mondiale: decodificare i messaggi cifrati dei tedeschi. Grazie a una macchina perfezionata da Turing, i messaggi criptati dei nazisti grazie a una macchina chiamata Enigma, vengono velocemente decifrati. Il suo lavoro, insieme a quello di molti altri, sicuramente contribuisce alla fine della guerra con una vittoria delle Forze Alleate.

Militari tedeschi con una macchina Enigma: un soldato digita il testo mentre un altro annota i risultati

Immagine di Bundesarchiv via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Turing non è solo uno studioso un po’ timido e solitario, ma non si può nemmeno definire tutto genio e sregolatezza, anche se qualcuno dei colleghi lo considera un eccentrico.

Ama correre la maratona e se non riesce a partecipare alle olimpiadi del 1948 è solo perché ha un infortunio; gira sempre in bicicletta e in primavera, lui che è allergico al polline, indossa una maschera antigas. Gli piacciono i pupazzi di peluche e ama canticchiare le canzoni del film Biancaneve e i sette nani, ma non sopporta le conversazioni frivole, senza un vero contenuto, anche se un giorno ha un’interessante discussione con un bambino a proposito della possibilità che Dio potesse prendersi un raffreddore se mai avesse deciso di sedersi per terra.

La Gran Bretagna gli è grata, nonostante le sue stranezze, e nel 1946 il re lo nomina Ufficiale dell’Ordine dell’Impero per il suo servizio durante la guerra, anche se il suo contributo rimarrà segreto ancora per molti anni. Nel 1951 viene accolto nella Royal Society, mentre ottiene una cattedra all’Università di Manchester, dove sviluppa uno dei primi computer a programma memorizzato, ma anche un programma per un gioco di scacchi, che però la macchina, poco potente, non riesce ad eseguire.

Ricostruzione della macchina Bomba usata per decifrare i messaggi codificati con Enigma

Immagine di Bombe Rebuild Project via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

Sono i primi anni ’50, molte cose sono cambiate nel mondo e anche in Gran Bretagna, ma non quella mentalità puritana e bigotta che vede nell’omosessualità un reato da perseguire per legge.

Turing, che ha vissuto quell’amore giovanile e romantico con Morcom, da adulto ha una vita sentimentale poco soddisfacente, fatta di incontri fuggevoli e di qualche viaggio all’estero a scopo sessuale. Nessuno vede e sono tutti contenti…

La condanna per indecenza

All’inizio di gennaio del 1952 Turing approccia per strada Arnold Murray, un ragazzo senza mestiere di vent’anni più giovane di lui che inizia a frequentare la sua casa, puntualmente svaligiata il giorno 23 dello stesso mese. Murray dice di sapere chi è il ladro, così Turing va alla polizia per denunciare il furto. Domanda dopo domanda salta fuori la relazione tra il giovanotto e lo scienziato, che ammette la sua omosessualità e per di più fa la considerazione di “non scorgere niente di male nelle sue azioni”.

Tutta la vicenda finisce in un processo, la Regina contro Turing e Murray, che si conclude con la condanna dello scienziato (cosa ne fu del ragazzo non si sa) per “indecenza grave”.

Il giudice mette Turing di fronte a una scelta: il carcere o la castrazione chimica. Lui opta per la seconda e per un anno sarà sottoposto a una cura a base di estrogeni, che lo rende impotente e gli fa crescere il seno.

Immagine di K00t25 via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0

Nonostante queste conseguenze e la continua e oppressiva sorveglianza a cui è sottoposto, Turing continua a lavorare e a sfornare idee sempre nuove. Non sembra depresso né tantomeno vicino al suicidio, come mostrano i suoi appunti sulle tante cose che ha in programma di fare e come confermano gli amici e i vicini di casa.

Eppure, il 7 giugno 1954 morde una mela al cianuro e lascia il mondo privo del suo genio

Il segreto di Turing

Le capacità di Turing sono ovviamente ben note ai servizi segreti, che lo controllano costantemente dopo la sua condanna. Lo scienziato, dopo aver scoperto i segreti di Enigma, ha lavorato a un progetto segreto che si occupava di decifrare dei segnali radio del tempo di guerra per smascherare spie sovietiche negli Stati Uniti (progetto Verona).

Secondo Roger Bristow – un appassionato che per trent’anni ha spulciato carte e studiato tutta la storia di Turing – lo scienziato viene ucciso perché conosce troppi segreti imbarazzanti, come l’infiltrazione di spie russe nei più alti livelli dell’amministrazione statunitense, addirittura vicine al Presidente Roosevelt.

Sono i federali a liberarsi dello scienziato? Sono i servizi segreti segreti britannici che considerano pericoloso Turing perché troppo ricattabile, per via della sua omosessualità?

Oppure Alan, non lo scienziato o il genio ma l’uomo che ama correre e andare in bicicletta, a pochi giorni dal suo quarantaduesimo compleanno, decide che ne ha abbastanza di tutto e di tutti e sceglie di andare a sedersi da qualche parte per terra con Dio, tanto per scoprire se si sarebbe preso il raffreddore?

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.