La Conferenza Solvay, fondata dall’industriale belga Ernest Solvay nel 1912, è da considerarsi un punto di svolta nel piano del progresso del mondo della fisica e della scienza in generale. I congressi a cadenza triennale si svolgono a Bruxelles, e sono dedicati ad importanti problemi aperti di fisica e chimica. La più famosa fra queste conferenze fu certamente la quinta, quella del 1927, dedicata a Elettroni e Fotoni (Electrons et photons il titolo originale).

Alcuni fra i fisici più importanti e al mondo si incontrarono per discutere le teorie dei quanti di nuova formulazione. I protagonisti della conferenza furono senza dubbio Albert Einstein e Niels Bohr, che produssero un dibattito riguardante il principio di indeterminazione di Heisenberg pronunciando le famosissime frasi:

Einstein: Dio non gioca a Dadi

Bohr: Einstein, smetti di dire a Dio cosa fare

Su Wikipedia trovate la descrizione dettagliata del dibattito e delle conclusioni che portarono Bohr ad affermare come esatte le proprie teorie.

Sotto, una versione colorata della fotografia:

conferenza-solvay-1927

Nella fotografia della conferenza, scattata ai 29 partecipanti, 17 dei protagonisti erano stati o sarebbero stati in futuro premiati con il premio Nobel. Marie Curie, l’unica ad aver vinto il premio Nobel in due discipline distinte (Fisica e Chimica), è anche l’unica donna presente nella fotografia.

Dietro: Auguste Piccard, Émile Henriot, Paul Ehrenfest, Édouard Herzen, Théophile de Donder, Erwin Schrödinger, JE Verschaffelt, Wolfgang Pauli, Werner Heisenberg, Ralph Fowler, Léon Brillouin.

Fila di Mezzo: Peter Debye, Martin Knudsen, William Lawrence Bragg, Hendrik Anthony Kramers, Paul Dirac, Arthur Compton, Louis de Broglie, Max Born, Niels Bohr.

Prima Fila: Irving Langmuir, Max Planck, Marie Curie, Hendrik Lorentz, Albert Einstein, Paul Langevin, Charles-Eugène Guye, CTR Wilson, Owen Richardson.

Fotografia: Benjamin Couprie, Institut International de Physique de Solvay

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...