Agustín Luengo Capilla: la Storia del Gigante dell’Estremadura

Agustín Luengo Capilla, conosciuto come “il gigante dell’Estremadura”, nacque nel 1849 in una famiglia molto umile che viveva a Puebla de Alcocer, nella zona dell’Estremadura, in Spagna. Nessuno oggi saprebbe della sua esistenza, se non fosse per la malattia di cui soffriva che si chiama acromegalia, anche detta gigantismo genetico.

La storia racconta che Agustín visse un’infanzia tutto sommato normale, anche se la sua salute era piuttosto cagionevole. Poi, verso i 12 anni, iniziò a crescere in maniera eccessiva, raggiungendo l’altezza di 2,35 metri.

La causa di questa anomalia era una malattia, l’acromegalia, che fu descritta per la prima volta soltanto alla fine del 19° secolo. La causa scatenante è un tumore dell’ipofisi associato ad un eccesso di ormone della crescita.

Agustín iniziò a lavorare in uno di quei circhi, molto diffusi all’epoca, nei quali le principali attrazioni erano esseri umani affetti da qualche rara malformazione, tristemente noti come fenomeni da baraccone.

Nel circo, che viaggiava attraverso tutta la Spagna, Agustín si esibiva nascondendo in ciascuna delle sue enormi mani, lunghe 40 centimetri, una pagnotta di pane da un chilo. La sua fama era tale che, come riportato sul sito del Museo a lui dedicato nella sua città natale, “fu presentato al giovane re Alfonso XII il 3 ottobre 1875”.

In quegli anni del tardo XIX secolo, a Madrid, il dottor Pedro González de Velasco stava iniziando a raccogliere materiale per il suo gabinetto di curiosità, con oggetti inerenti diverse discipline, come la storia naturale, l’etnografia e l’archeologia. Per realizzare questo progetto, germe del futuro Museo Nazionale di Antropologia, il medico ebbe l’aiuto del Marchese de Cubas, che fece costruire l’edificio.

Agustín si trovava a Madrid, sofferente per dolori alle articolazioni e ormai prossimo alla cecità, indotta dalla sua acromegalia. Il 18 ottobre del 1875 fu costretto a rimanere a letto, assistito da un medico di un’associazione di beneficenza.

Un resoconto ufficiale afferma che il caso di Agustín arrivò alle orecchie del dottor Velasco, interessato allo studio delle malattie genetiche. Dopo averlo esaminato, il medico propose uno strano accordo al ragazzo: avrebbe ricevuto un compenso di 2,50 pesetas al giorno in cambio del suo corpo che, alla sua morte, sarebbe andato ad aggiungersi alla collezione privata del medico.

Agustín accettò la proposta, perché quella cifra gli consentiva di vivere senza più doversi esibire nei circhi. Peccato che sopravvisse solo qualche mese: morì a Madrid il 31 dicembre del 1875, all’età di 26 anni. Due giorni dopo, il dottor Velasco reclamò il corpo, esibendo un regolare contratto notarile.

Di Agustín rimane oggi un calco in gesso e lo scheletro, mentre un altro reperto – un calco ricoperto con la pelle del ragazzo – finì perduto.

Negli anni successivi alla sua morte, la storia del “Gigante dell’Estremadura” suscitò un vivo interesse, tanto che molte personalità importanti dell’epoca, tra le quali l’imperatore del Brasile con la consorte e Alberto I di Monaco, si recarono in visita alla collezione privata del dottor Velasco.

Oggi, la memoria di Agustín Luengo Capilla è tenuta viva nella sua città natale, dove c’è un museo a lui dedicato, il Museo del Gigante Extremeño.


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