Agnes Sorel nacque in Francia nel 1422 da una famiglia di alto rango al servizio della nobiltà angioina. Il padre era Jean Sorel signore di Coudun, e la madre era la castellana di Verneuil-en-Bourbonnais. L’identificazione del luogo di nascita divide ancora oggi gli storici: secondo alcuni, Fromenteau in Turenna; secondo altri, Coudun in Picardia, dove invece è accertato ricevette un’accurata educazione: si ritiene infatti che abbia vissuto per un certo tempo presso il castello di Maignelay-Montigny nell’Oise, ove si preparò a rivestire a corte l’ambito incarico di damigella di compagnia di Isabella di Lorena, moglie del re di Napoli, Renato d’Angiò.

Ritratto di Agnese Sorel, copia dall’originale perduto di Jean Fouquet:

La sua singolare avvenenza la rese nota a re Carlo VII, al quale venne presentata nel 1442 dal Gran Siniscalco d’Anjou, Poitou e Normandia Pierre de Brézé:

Aveva vent’anni ed era assai intelligente, coltissima, affascinante e dolce

Ella ebbe lo statuto di favorita ufficiale del re, nonostante il re avesse già “una folla di amanti anonime, o piuttosto una sorta di harem, un parco di cervi in viaggio, che lo ha seguito ovunque” riferisce uno scritto.

Sotto, Carlo VII di Francia, dipinto di Jean Fouquet:

Questo avvenimento fu una grossa novità a corte, poiché fino ad allora le amanti dei re di Francia dovevano rimanere nell’ombra. L’arte di vivere di Agnes e le sue stravaganze misero presto in ombra la regina. A corte veli e altre pettorine furono abbandonati: Agnese “inventò” la scollatura a spalle nude, definita «licenziosità e dissolutezza» da alcuni cronisti religiosi dell’epoca. Vertiginose piramidi sormontavano la sua capigliatura e strascichi lunghi fino ad otto metri allungavano i suoi elegantissimi vestiti ornati di bordi preziosi in pelli di martora o zibellino.

Già nel 1444 Carlo VII le regalò gioielli per un valore di ventimila e seicento scudi, tra i quali il primo diamante tagliato conosciuto in quel tempo. Per procurarsi i suoi preziosi ornamenti, Agnes divenne la miglior cliente di Jacques Cœur, grand’argentiere del re e mercante internazionale di preziosi.

Ritratto di Agnès Sorel eseguito su ispirazione del dittico di Melun di Jean Fouquet, Castello Reale di Loches. Immagine di pubblico dominio via Wikipedia:

Dalle numerose fonti scritte si deduce che fosse bionda con occhi azzurri, fronte alta, naso piccolo, bocca delicata e ovale perfetto, a corredo di un corpo fasciato con sicura disinvoltura in abiti aderenti, esaltati da maliziose scollature fino alla nudità del seno testimoniata nel ritratto di Jean Fouquet che, circondandola di Angeli, la raffigurò nelle vesti della Vergine con in grembo il Bambino e con sulla testa una splendida corona; definita “Tra le belle era la più bella e la più giovane del mondo” dal Cronista Jean Charter.

Il dipinto, oggi smembrato, era parte di un dittico: il Dittico di Melun realizzato nel 1450-1455. Il pannello di destra è caratterizzato dalla conturbante sensualità unita alla gelida e composta eleganza di una Madonna dalla pelle d’avorio, elegantissima, con la fronte rasata, secondo la moda dell’aristocrazia del tempo, il corpetto slacciato, la scollatura alle spalle, lo sguardo severo, il seno di una geometria quasi esagerata offerto allo sguardo.

Nessun rapporto d’affetto pare legare la Madonna al Figlio, nessuna empatia la unisce a chi la guarda. L’insieme rende questa improbabile figura sacra quasi un’immagine tentatrice di lussuria e nel contempo un’icona moderna e di provocazione. Niente di più lontano dall’iconografia tre-quattrocentesca della Madonna del latte, che rappresentava il rapporto più affettuoso e più intimo che lega una madre ad un figlio.

Immagine di pubblico dominio via Wikipedia


Circondata da cherubini rossi e serafini blu, scanditi da un chiaro scuro che li fa sembrare statue di cera, la Madonna si staglia in forma piramidale marmorea, incutendo una sorta di timore reverenziale ed attrattivo, suscitando nello spettatore un’ambigua malizia, in una rappresentazione sicuramente più laica e profana che religiosa.

Più che una Madonna la figura pare quella di una Regina posta su un trono ornato di gemme e perle, mentre una luce gelida illumina i colori puri e privi di sfumature. Il gioco di luci che il pittore applica alle gemme della corona e del trono scaglia l’immagine sacra in una dimensione terrena, che richiama la corte di Francia dell’epoca.

Si racconta che il Delfino Luigi la detestasse, tanto da arrivare ad inseguirla con la spada in pugno, obbligandola a trovare rifugio negli appartamenti reali: l’episodio indignò Carlo che espulse il figlio dalla Corte, spedendolo a governare il Delfinato.

Quasi alla fine della sua quarta gravidanza, Agnes volle trasferirsi vicino al re, che stava combattendo contro gli inglesi presso Rouen. Ella si stabilì nella vicina abbazia di Jumieges dove dette alla luce una figlia prematura; nonostante il parto fosse stato sereno, pochi giorni dopo ebbe un “flusso di ventre” e in poche ore morì raccomandando la sua anima alla Vergine Maria e stilando testamento: a Carlo lasciò i suoi numerosi gioielli.

La rapidità del decesso indusse al sospetto di un avvelenamento e del delitto fu incolpato prima il gioielliere Chartier, esecutore testamentario che fu presto scagionato, e in seguito il Delfino, anch’egli senza alcuna prova a carico.

Disperato e senza consolazione il re dispose la realizzazione di due splendide tombe in marmo per commemorare la sua amata: una contenente il cuore di Agnes che si trova a Jumiège, l’altra contenente il corpo, corredata da una lunga inscrizione sacra, presso Loches, nella Collegiale di Sant’Orso

Fotografia di Paul Paoliello condivisa con licenza di Creative Commons via Wikipedia

Agens Sorel morì di parto o fu assassinata?

Solo nel 2004 si è fatta luce su questo giallo storico; in occasione della traslazione della salma dalla Collegiale di Sant’Orso a Loches è stata eseguita dall’Ospedale universitario di Lille un’autopsia sui resti e ne é emerso un avvelenamento da sali di mercurio.

Fu l’ingestione di questo metallo pesante a provocare la morte, ma il quantitativo rilevato dalle recentissime analisi, da dieci a cento mila volte la dose terapeutica, esclude l’ipotesi di un errore spianando la via alla possibilità reale del crimine.

Fra i principali indiziati si trovano soltanto persone a lei molto vicine: la cugina Antoinette di Maignelais, che tre mesi dopo la sua morte, la sostituì nel letto del Re, o il Medico Robert Poitevin, cui andò una parte della sua eredità.

Sotto, la maschera mortuaria di Agnese Sorel, fotografia di Michel Wal condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

E proprio il suo Medico viene ormai riconosciuto come l’autore del delitto: innanzi tutto per la fermezza con la quale smentì le voci insistenti di un incidente, nonostante ad un professionista della sua esperienza non avrebbero potuto sfuggire i chiari ed inequivocabili sintomi del veleno. E inoltre perché, molto probabilmente, soltanto lui avrebbe potuto somministrarle tale veleno.

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.