La plastica è il rifiuto umano che sta velocemente soffocando gli oceani mondiali. E’ superfluo ricordare che esistono ormai 5 enormi isole simili a continenti, due nell’Atlantico, due nell’oceano Pacifico e una nell’oceano Indiano che uccidono e contaminano l’ambiente naturale che garantisce la vita di tutti gli esseri viventi: l’acqua. Adidas ha recentemente intrapreso una politica di conversione della propria azienda in plastic-free, eliminando le buste di plastica dai propri negozi e iniziando una campagna di produzione di abbigliamento che usa la plastica riciclata dal mare.

Sotto, i vortici di plastica negli oceani, fonte Wikipedia:

La produzione di calzature, in particolare, è iniziata nel 2015, con un prototipo creato a partire dalla plastica raccolta al largo delle coste dell’Africa occidentale. La scarpa ha la tomaia costituita al 95% di plastica oceanica, e Adidas ha declinato una linea di calzature denominata UltraBoost Parley (dal nome dell’associazione ambientalista Parley, di cui è membro fondatore) che usa la plastica riciclata per creare i propri prodotti.

Le scarpe, al contrario di quanto si è abituati a pensare riguardo ai materiali “riciclati”, sono della linea più prestigiosa di Adidas, e costano dai 199 ai 250 euro circa. Il successo dell’iniziativa crea un importantissimo precedente per tutta l’industria produttiva mondiale: nel 2016 furono realizzate circa 7.000 paia di scarpe con plastica riciclata, ma nel 2017 l’azienda è riuscita a vendere ben 1 milione di paia di scarpe della linea UltraBoost Parley, un successo eccezionale che fa comprendere quanto il riciclo sia prima di tutto conveniente, oltre che ecologicamente vantaggioso per tutti.

L’iniziativa, che sta diventando una nuova filosofia produttiva, speriamo seguita anche da altre multinazionali, viene spiegata nel dettaglio sul sito di Adidas, mentre sotto trovate un video che mostra l’idea alla base del progetto di riciclo.

Categorie: Blog

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...