Prima che il suo volto venisse associato ad una delle opere d’arte più suggestive di tutti i tempi, prima ancora di divenire il simbolo di un’incredibile vicenda legale, Adele Bloch-Bauer era semplicemente una bellissima donna. Nata nel 1881, a Vienna, Adele era cresciuta nell’ambiente colto e raffinato della città austriaca. Figlia amatissima di un agiato imprenditore, Maurice Bauer, aveva sposato appena diciottenne Ferdinand Bloch, più vecchio di lei di diciassette anni ed erede di un barone che era divenuto ricchissimo con l’industria dello zucchero.

Sotto, ritratto di Adele Bloch-Bauer:

Insofferente ai limiti che il rigido ambiente dell’aristocrazia viennese le imponeva e tormentata dall’impossibilità di avere figli, la giovane aristocratica aveva sviluppato una natura malinconica e complessa che aggiungeva attrattiva e mistero alla sua persona. Chi la conosceva ne ricordava l’indole fragile, nervosa, il vizio del fumo, la facilità all’emicrania e alla tristezza, tutte caratteristiche che, nell’insieme, davano la sensazione che ella fosse profondamente infelice.

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Nelle fotografie dell’epoca, i suoi tratti hanno la bellezza senza tempo delle donne ebree: grandi occhi scuri e profondi, naso nobile, pelle chiara e bocca sensuale ed espressiva. Inoltre, Adele associava ad un fascino non comune il dono di un’intelligenza brillante che l’aveva portata ad apprendere da autodidatta il francese e l’inglese, ad appassionarsi allo studio della musica, della filosofia e della cultura classica e a sognare – purtroppo invano – di poter seguire dei corsi universitari, all’epoca preclusi al sesso femminile. Insieme con il marito, aveva allora deciso di dedicarsi ad un’intensa attività di mecenatismo che la portava ad entrare in contatto con i più celebri intellettuali del periodo.

Difficilmente un volto e una personalità così interessanti sarebbero potuti sfuggire alla sensibilità estetica di un cultore del bello quale Klimt, il pittore che i contemporanei chiamavano scherzosamente Frauenversteher – intenditore di donne. In effetti, Gustav Klimt, celebre figura del periodo della secessione viennese, aveva una particolare predilezione per i soggetti femminili, che erano centrali nelle sue opere, e spesso non disdegnava di fare delle proprie modelle le proprie amanti.

Il bozzetto preparatorio del ritratto di Adele Bloch-Bauer:

Le sue opere più note sono quelle del periodo aureo in cui, a seguito delle suggestioni derivategli da un soggiorno a Ravenna e dall’ispirazione proveniente dalla tradizione orafa della famiglia d’origine, Gustav si dedicò a grandi composizioni ricche di dettagli simbolici in cui un disegno fortemente bidimensionale e l’uso della foglia d’oro ricordava da vicino le icone bizantine.

Sotto, l’imperatrice Teodora e la sua corte, basilica di San Vitale, Ravenna, VI secolo:

Malgrado, però, l’artista conoscesse già la donna per averla incontrata in alcuni dei ricevimenti che la famiglia Bloch-Bauer dava regolarmente, l’idea di ritrarla fu di suo marito Ferdinand che, nel 1903, commissionò a Klimt un quadro a figura intera avente per soggetto, appunto, Adele, e che sarebbe dovuto essere un dono per i genitori di lei.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer I:

L’artista viennese non si limitò semplicemente ad eseguire la commissione, ma sviluppò una vera e propria passione per il soggetto, arrivando a ritrarlo più di una volta: si tratta di una scelta non consueta per questo pittore e, proprio per tale motivo, si parla spesso della Bloch-Bauer come della musa ispiratrice del secessionista viennese. Si è perfino ipotizzato che i due fossero amanti, anche se nelle lettere del pittore non vi sono tracce di una relazione con la donna.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer II:

Klimt impiegò tre anni per ultimare il primo ritratto della bella aristocratica che, all’epoca, era appena ventunenne: si tratta di una tela perfettamente quadrata (138×138 cm) che presenta la lavorazione a foglia d’oro tipica dell’artista, la figura femminile è ritratta in piedi mentre rivolge all’osservatore uno sguardo enigmatico che le è valso l’appellativo di Monna Lisa d’Austria. Sull’abito si ripete ossessivamente il simbolo egizio dell’occhio di Horus sullo sfondo di decori di ispirazione bizantina, trasformando la silhouette in una sorta di idolo pagano. Le mani della modella hanno una posa sensuale e insieme inconsueta:

Una delle dita della ragazza presentava una leggera deformità che cercava in ogni modo di nascondere, ed è probabile che la peculiare posizione derivi proprio dalla volontà di mascherare il piccolo difetto fisico

Il quadro fu ultimato nel 1907 e a questo primo ne seguì un secondo, terminato nel 1912, in cui la moglie di Ferdinand è circondata da stoffe di colori tenui che ne esaltano l’incarnato delicato e la figura raffinata su uno sfondo in cui domina il rosso cupo. Adele Bloch-Bauer compare, poi, anche nel celebre quadro della Giuditta, cui presta un volto intensissimo ombreggiato da lunghe ciglia malinconiche e di cui sono visibili, oltre al viso, soltanto le mani nervose ed eleganti e parte del busto. Si ipotizza, inoltre, che sia sempre lei la modella ritratta nel dipinto più celebre dell’artista:

Il bacio, in cui si suppone che la donna sia Adele Bloch-Bauer:

Ferdinand Bloch, profondamente impressionato dall’opera, decise di acquistare non soltanto i due ritratti della moglie ma anche altri quadri, allo scopo di sostenere Klimt e la sua arte.

Sua moglie, però, non aveva ancora molto da vivere: il 24 gennaio del 1925, quando era ancora giovane, colpita da una forma violentissima di meningite, morì in pochi giorni lasciando Ferdinand vedovo. Nelle sue ultime volontà, la donna chiede al marito di donare tutte le opere di Klimt, compreso il ritratto, alla Galleria del Belvedere.

Ma nel 1938 il quadro è uno dei tesori artistici trafugati dai nazisti alle famiglie ricche di Vienna: l’opera cambia titolo e prende il nome di Woman in gold per nascondere l’origine ebraica del soggetto che sarebbe stata evidente dal cognome. Ferdinand Bloch è costretto a scappare in Svizzera e altri membri della famiglia devono, invece, rifugiarsi in America. Alla sua morte, nel 1945, l’uomo lascia tutti i suoi beni ai suoi eredi, compreso il celebre ritratto della moglie.

Il quadro sembrava destinato a finire così nella lista delle espropriazioni fatte in tempo di guerra ma, alla fine degli anni Novanta, l’Austria approva una legge che prevede la restituzione delle opere d’arte trafugate dal Reich: Maria Altman, nipote ed erede diretta di Adele Bloch-Bauer, che era stata costretta a scappare in America per sfuggire alle leggi razziali, si batterà a lungo per vedere riconosciuto il suo diritto sul ritratto dell’antenata che, nel frattempo, era finito al museo del Belvedere. Poiché si tratta praticamente di una delle più celebri opere d’arte presenti a Vienna, la legittima erede, ormai anziana, sarà costretta letteralmente a trascinare il suo paese d’origine in una causa davanti alla Corte Suprema americana.

Dopo la definitiva vittoria nel processo, nel 2006 il quadro è stato venduto all’asta presso Christie’s dalla sua legittima proprietaria per 135 milioni di dollari ed è stato acquistato dalla Neue Galerie di New York di Lauder, dove è esposto sotto una teca di vetro.

Sotto, il manifesto affisso in tutta Vienna con il saluto in seguito alla restituzione dell’opera a Maria Altmann:

Le due tele che la ritraggono, però, non sono l’unico ricordo che è sopravvissuto sino ad oggi della bellissima Adele: alla sua morte, Ferdinand donò uno dei gioielli più belli appartenuti alla moglie alla nipote Helen Marie Stutzova e questa lo lasciò, a sua volta, in eredità alla figlia Charlotte Meyer. Si tratta del famoso anello Toi et moi che è passato di discendente in discendente fino ad essere battuto presso la casa d’aste Sotheby’s per più di quarantamila sterline nel dicembre 2018.

L’anello ha una forma semplice ed elegante con due diamanti, uno chiaro e uno scuro, di circa due carati ciascuno e ancora oggi, vedendolo, è facile immaginarlo alle belle mani di Adele, la famosissima Woman in gold.

Sotto, il trailer del film “Woman in Gold” che narra della vicenda della restituzione del quadro all’erede Maria Altman:

Chiara Dini
Chiara Dini

Appassionata di tutto ciò che è arte, ama leggere e viaggiare, pensa che essere curiosi sia il primo segno che si è vivi. Continua a dire che là fuori è pieno di storie che chiedono di essere raccontate.