Ne sono rimasti soltanto dai 6 ai 22 esemplari, e per loro ormai non c’è più speranza di salvezza. La Vaquita (Phocoena sinus) è chiamata anche piccolo “panda dei mari” per la sua caratteristica colorazione degli occhi, ma il suo nome significa in realtà “piccola vacca”. Gli ultimi esemplari di questo magnifico cetaceo continuano a vivere nel piccolo mare da loro abitato da decine di migliaia di anni, il Golfo della California, a una profondità bassissima, fra gli uno e i trenta metri.

Negli anni ’50 se ne contavano migliaia di esemplari

L’estinzione della Vaquita è la conseguenza della più subdola attività dei mari: la pesca di frodo, perpetrata per catturare il Totoaba, un altro pesce ormai giunto a rischio estinzione, la cui vescica natatoria viene commerciata a circa 46.000 dollari al Kg sul mercato della medicina tradizionale cinese.

Sotto, un esemplare di Totoaba:

A nulla sono valsi gli sforzi del governo messicano, che ha istituito una riserva protetta per tentare di garantire la vita alla focena: la Vaquita sarà probabilmente estinta fra Giugno e Luglio di quest’anno, al più nel 2020.

Le ultime Vaquita saranno pescate illegalmente quest’anno in occasione dell’inizio della stagione della pesca di frodo al Totoaba. Lo sostiene Jorge Urbán Ramírez, ricercatore messicano che ha appena concluso una conferenza (l’ultima?) realizzata per tentare di salvare gli ultimi esemplari di questo mammifero similissimo al delfino.

Nel 2015 si contavano circa 100 esemplari, nel 2016 ne erano rimasti 60 e nel 2017 soltanto 30. Le previsioni dei ricercatori erano quindi dell’estinzione completa nel 2018, ma i piccoli cetacei rimanenti hanno sfidato la statistica e resistendo all’estinzione anche nel 2018.

Ora toccherebbe all’uomo garantire alla Vaquita un’ultima possibilità di salvezza

Il valore del Totoaba e l’avidità dei pescatori, unita a quella dei preparatori e acquirenti di medicina tradizionale cinese, con ogni probabilità metteranno la parola fine (anche) a questa specie di animale.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...