In quanti, camminando tra i sentieri dei cimiteri, soffermandoci con lo sguardo da una lapide all’altra, siamo stati attratti da una ricorrenza di date, una curiosa coincidenza di numeri. Nati il 1° gennaio e morti il 1° gennaio, nati nel 1900 o nel ’44 e morti nel 2000 o nell’88, venuti alla luce il 10/12 e spirati il 21/01: i campisanti sono pieni di casualità del genere. Ma si tratta soltanto di una casualità, appunto, di una buffa coincidenza di date, o dietro esiste qualcosa, il fato, un destino segnato o addirittura una formula matematica, un calcolo che possa prevedere la data della propria dipartita?

Famoso in tal senso è il matematico Abraham de Moivre che, attraverso una serie di misteriosi calcoli, sarebbe stato in grado di prevedere il giorno esatto della sua morte.

La danza della Morte di Thomas Rowlandson del 1816:

Abraham de Moivre nasce a Vitry-le-François, comune francese bagnato dalla Marna, nell’antica provincia dello Champagne, il 26 maggio 1667. Nato in una famiglia di religione protestante, de Moivre comincia a frequentare l’Accademia protestante di Sedan e ad appassionarsi alla matematica, nonostante questa non facesse parte del programma di studi. Nel 1684 si trasferisce a Parigi per studiare fisica, ma, dopo l’annullamento dell’editto di Nantes (sostituito dall’editto di Fontainebleau del 1685), che revocava la libertà di coscienza e di culto e decretava l’espulsione dal suolo francese di tutti i calvinisti (o ugonotti), Abraham de Moivre, diciottenne, è costretto a traversare La Manica per migrare in Inghilterra.

Qui, nel regno di Giacomo II d’Inghilterra, Scozia e Irlanda, ultimo monarca cattolico, prosegue gli studi in matematica e, dal 1692, stringe amicizia con i matematici e fisici Isaac Newton ed Edmond Halley. Nel 1697 diviene socio della Royal Society di Londra dopo aver generalizzato il teorema binomiale di Newton nel teorema multinomiale.

Nella città inglese affinerà i suoi studi matematici, contribuendo alla trigonometria e alla elaborazione del calcolo delle probabilità con la sua Doctrine of chances (1718, poi 1756) e con il trattato Annuities upon lives (1724-25, poi 1752).

Negli anni, pur non ottenendo mai una cattedra e vivendo appena sopra la soglia di povertà, de Moivre si impegnerà a definire la cosiddetta formula di de Moivre, una delle basi dell’analisi dei numeri complessi nella quale il matematico li collega alla trigonometria, e a dare un abbozzo di quella che sarà l’approssimazione di Stirling.

Forte di questi studi, nell’ultima stagione di vita riuscirà a elaborare un calcolo grazie al quale diventerà famoso anche per i non addetti ai lavori: Abraham de Moivre saprà definire il giorno in cui sarebbe morto.

Circa la prodigiosa impresa, le notizie sono scarse, ma per quel che è giunto ai nostri tempi, si sa che Abraham de Moivre, negli ultimi anni di vita, si fosse accorto di dormire qualche minuto in più ogni giorno che passava: quindici minuti, per l’esattezza. Leggenda vuole che in breve tempo il matematico di origini francesi avesse cominciato a soffrire di una irreversibile letargia e avesse iniziato a delineare la teoria in base alla quale, una volta che la somma dei minuti che dormiva in più avrebbe raggiunto le ventiquattro ore, lui sarebbe morto.

La danza della Morte di Thomas Rowlandson del 1816:

Dopo accuratissimi calcoli uscirà fuori una data: il 27 novembre 1754.

Incredibilmente, il teorema della morte si rivelerà corretto: Abraham de Moivre morirà nella serata del 27 novembre 1754, ottantasettenne, nella sua dimora londinese.

Come ha fatto il geniale matematico a calcolare esattamente la data della sua dipartita? Non lo sapremo mai. De Moivre, infatti, brucerà tutti i fogli in cui erano vergati i misteriosi calcoli, perciò, dopo più di 250 anni, la formula matematica teorizzata dall’uomo che è riuscito a calcolare la data della propria morte rimane ancora un enigma.

Di recente, Abraham de Moivre e la sua incredibile storia sono state citate nel romanzo Malinverno di Domenico Dara (Feltrinelli).

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".