Able Archer 83 fu un pericoloso esperimento atomico consumato a cavallo dei due boicottaggi, prima americano e poi sovietico, delle olimpiadi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, una delle ultime azioni eclatanti prima del periodo di distensione della seconda metà degli anni ottanta che portò alla dissoluzione dell’URSS.

Nel 1983 il “Vi seppelliremo!” pronunciato da Nikita Chruščёv nel ’56 era già preistoria della Guerra fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti d’America, un conflitto divenuto nei decenni seguenti sempre più subdolo e raffinato, seppur segnato da eventi drammatici come la lunghissima guerra del Vietnam, l’invasione delle truppe sovietiche in Afghanistan e lo scontro tra Iran e Iraq che vide i due blocchi distribuire ai contendenti, ora all’uno ora all’altro, aiuti militari per far sì che il conflitto, scoppiato in un’area di enorme interesse per entrambe le realtà, non finisse.

In tal senso, il test conosciuto col nome di Able Archer 83 può dunque essere considerato come l’ultima schermaglia diretta tra le due superpotenze che avevano iniziato a punzecchiarsi già tra le sale della conferenza di Jalta (4-11 febbraio 1945), l’incontro che definì il nuovo equilibrio planetario dopo la Seconda guerra mondiale.

Conferenza di Jalta con Churchill, Roosevelt e Stalin

Fotografia di Ufficio di guerra di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

L’affaire Able Archer 83 procedette parallelo a un altro evento che non si svolse né sulle coste statunitensi né nella taiga sovietica, ma a Grenada, piccolo stato caraibico compreso tra gli arcipelaghi di Trinidad e Tobago e Saint Vincent e Grenadine, e coinvolse entrambi i blocchi.

Nell’isolotto di Grenada nell’ottobre del 1983 si verificò un colpo di stato che portò al potere una giunta militare guidata da Hudson Austin, generale del Governo rivoluzionario del Popolo. Il suo governo perseguiva gli ideali marxisti-leninisti – nell’accezione assai particolare tipica degli stati del centro / Sudamerica – e, a causa di questa vicinanza al pensiero comunista, entrò presto in conflitto con gli Stati Uniti che avevano già dovuto affrontare problematiche simili nel 1954 in Guatemala e, soprattutto, nell’aprile del 1961 a Cuba con la fallimentare Invasione della baia dei Porci.

L’operazione con la quale gli USA decisero di occupare Grenada prese il nome di Operazione Urgent Fury. L’azione militare statunitense questa volta si concluse con un successo, con le influenze cubane, sovietiche e democratiche tedesche che non riuscirono a sostenere in maniera decisiva il fragile e impreparato governo grenadino.

Marines USA durante l’Operazione Urgent Fury

Fotografia di TSGT M. J. CREEN – DoDMedia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

In particolare l’apporto dell’Unione Sovietica fu minimo con appena una cinquantina di uomini schierati a sostegno delle forze di Grenada e qualche migliaio di fucili messi a disposizione delle stesse. In quelle settimane, infatti, l’URSS fu distratta da una misteriosa operazione che avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi del controllo su un dimenticato isolotto dei Caraibi.

Parliamo dell’operazione Able Archer 83.

Di cosa si trattò? Nei fatti, Able Archer 83 fu una esercitazione in cui la NATO, l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, nata nel secondo dopoguerra per “tenere dentro gli americani (e i loro stati amici), fuori i russi e sotto i tedeschi”, simulò una serie di azioni che si sarebbero verificate in caso di un conflitto nucleare.

Il test, intercettato dalle forze sovietiche, preoccupò molto Mosca, che già da tempo, per voce anche degli stessi Leonid Brežnev, segretario del Partito Comunista, e Jurij Andropov, presidente del KGB, i famigerati servizi segreti del Soviet, e segretario del Partito dopo la morte di Brežnev, aveva palesato il timore di un imminente attacco degli Stati Uniti d’America, avvalorato dalle parole del quarantesimo presidente degli USA Ronald Reagan che aveva annunciato l’installazione di mezzo migliaio di missili in Germania Ovest; missili balistici come il Martin Marietta Pershing II, a guida radar e capaci di coprire distanze fino a 800 chilometri. Missili armati praticamente alle porte dell’Unione.

Ritratto di Leonid Brežnev

Fotografia di Soviet Union, designer Ye. Aniskin di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

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Per prevenire ogni possibile sorpresa, l’URSS aveva messo a punto nell’81 la cosiddetta Operazione RJaN, un programma di raccolta di dati, dispiegamento di satelliti spia e di una fitta rete di spie umane dislocate tra il Vecchio e il Nuovo Continente, atto a monitorare costantemente, captare e fermare ogni possibile attacco nucleare da parte degli americani. Queste paure e paranoie aleggiarono sui cieli del Cremlino per tutta la prima metà degli anni ottanta.

Da parte loro, anche gli Stati Uniti avevano di che temere, e perciò da quello stesso 1981 avevano organizzato numerose esercitazioni navali nel Mare di Barents e addirittura nei “sovietici” Mar Nero e Mar Baltico. Prove chiaramente clandestine che avevano la doppia funzione di preparare la marina statunitense a un eventuale battaglia in mare e trasmettere ansia e pressione psicologica all’URSS, affinché fosse chiaro ai vertici del Soviet che gli USA avrebbero potuto penetrare nello spazio avversario in qualsiasi momento.

Missile balistico sovietico a media gittata R-12 durante una parata a Mosca

Fotografia di Central Intelligence Agency di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Culmine di questa tensione tra le due superpotenze, paragonabile solo alla Crisi dei missili di Cuba (conosciuta in ambito russo come Crisi dei Caraibi) dell’ottobre del 1962, fu dunque l’operazione Able Archer 83, scattata ufficialmente il 7 novembre 1983 sotto il controllo del Comando supremo delle potenze alleate in Europa, una costola della NATO operante nel Vecchio Continente, il cui comandante era il generale Bernard W. Rogers. Il fine del test, così come espresso dagli statunitensi, era quello di verificare il sistema di comunicazioni e la sua gestione in caso di attacco.

L’Unione Sovietica seguì con estrema attenzione l’evolversi delle operazioni, disponendo le sue forze nucleari, come i bombardieri Sukhoi e Tupolev, a protezione dei confini, e allertando le sue milizie in Germania Est e Polonia, la flotta di sottomarini, i lanciamissili e gli aeroporti situati nei vari paesi amici facenti parte del Patto di Varsavia.

Report del KGB

Fotografia di Soviet Union – US Biblioteca del congresso di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Il Politburo sovietico, l’organo centrale del Partito, nutriva anche alcuni dubbi circa quella mossa, due su tutti: il primo che si trattasse di una offensiva vera e propria, un cosiddetto “ruse de guerre” mascherato da innocente test; il secondo che fosse invece uno specchietto per le allodole per distrarre lo sguardo sovietico dall’area in cui invece si sarebbe svolto il vero attacco nucleare.

L’esercitazione fu svolta con l’utilizzo di un nuovo codice per criptare le comunicazioni radio e simulando una situazione corrispondente allo stato di DEFCON 1, il più alto livello d’allarme corrispondente a una guerra nucleare già in corso di svolgimento o imminente. Per immaginare l’organizzazione militare che si profuse, si pensi che durante gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 il livello d’allarme non superò il terzo grado del DEFCON.

Durante l’esercitazione Able Archer 83, la scala DEFCON indicava livello 1, utilizzato in caso di guerra nucleare

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Fotografia di Ntrno – Opera propria condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 3.0

L’operazione Able Archer 83 durò cinque lunghissimi giorni in cui l’Unione Sovietica monitorò minuto dopo minuto la situazione, fortunatamente senza fare quell’intervento che avrebbe con tutta probabilità scatenato un conflitto nucleare. L’esercitazione Able Archer 83 fu completata l’11 novembre, in anticipo rispetto a quanto programmato.

Con il Trattato sulle forze nucleari a medio raggio (Trattato INF) del 1987 siglato tra il presidente degli USA Ronald Reagan e il segretario generale del Partito Michail Gorbačëv, si chiuse la disputa sui missili nucleari, ma quello che successe in quel novembre 1983 rimane per molti storici l’evento campale della Guerra fredda tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica, un test poco conosciuto dai più, che ha portato le due superpotenze mondiali a un soffio da una terribile guerra atomica.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".