Frida Kahlo e Lucienne Bloch si incontrarono grazie al compagno della prima, l’artista Diego Rivera, e le prime parole che la Kahlo disse alla futura amica furono “Ti Odio“. La Bloch, colpevole di aver dialogato troppo da vicino con Rivera, per nulla spaventata dalle minacce di Frida, divenne presto uno dei riferimenti principali della coppia e un’amica preziosa per la famosa pittrice, restandole accanto durante alcuni dei momenti più difficili della sua travagliata vita.

Le 9 fotografie sottostanti, alcune delle quali recentemente protagoniste di una mostra a ONO arte a Bologna, raccontano un periodo di soggiorno newyorkese di Frida, durante l’esecuzione di Rivera del murales al Rockfeller Center che sarà poi cancellato su ordine di Rockfeller stesso.

Siamo andate in un ristorante spagnolo, abbiamo bevuto una specie di roba forte tipo una Vodka che si beve con limone e sale (probabilmente tequila) e poi ci siamo comportate come pazze. È stato un bel pomeriggio che ha divertito Frida – Lucienne Bloch.

Lucienne Bloch fu una prolifica artista elvetica, figlia del compositore Ernest Bloch. Nata in Svizzera, si trasferì con la sua famiglia in America a causa della crescente tensione dei venti di guerra e dell’antisemitismo europei. A 15 anni frequentò il Cleveland Institute of Art e in seguito l’Ecole National et Superier des Beaux Arts di Parigi.

La Bloch conobbe la celebrità durante l’amicizia con la prolifica coppia di artisti messicani, che influenzò profondamente lo stile artistico della fotografa svizzera, che sarà a stretto contatto con la coppia per oltre 6 anni. Le strade di Frida e di Lucienne si divideranno nel 1938, quando la fotografa si trasferì in Michigan al seguito del marito, ma la reciproca influenza nei loro lavori rimarrà visibile per il resto della loro vita.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...