Durante i primi anni del ‘900 i ghiacciai dell’artico erano fra gli spettacoli naturali più maestosi che si potessero osservare. Le spedizioni artiche e antartiche consegnarono alla storia una documentazione fotografica e scientifica oggi ritenuta di importanza fondamentale per lo studio dei cambiamenti climatici. Christian Åslund, un fotoreporter svedese che lavora insieme a Greenpeace, realizzò nel 2002 alcune fotografie ai ghiacciai delle Svalbard, in Norvegia, per il Norwegian Polar Institute. Christian ha recentemente pubblicato sul proprio sito le immagini contrappose a quelle conservate negli archivi del Norwegian Polar Institute che risalgono all’inizio e alla metà del ‘900.

La differenza è eclatante

Dove un tempo il ghiaccio ricopriva interamente le montagne e le acque dell’Artico, oggi non rimane che un pugno di sassi. Particolare ancora più inquietante è che le fotografie risalgono al 2002, quando ancora i ghiacci non erano compromessi come lo sono oggi. Il 2017 è stato l’anno peggiore durante gli ultimi 38, ovvero da quando sono iniziate le rilevazioni satellitari, con un 1 milione di chilometri quadrati in meno rispetto alla media.

L’opera dell’uomo è stata ritenuta responsabile del 50/60% dell’azione dello scioglimento dei ghiacci. Continue emissioni nocive hanno causato lo scioglimento dell’acqua ghiacciata e la morte di milioni di forme di vita legate al clima dei ghiacciai artici (gli orsi polari sono ormai praticamente estinti).

Per comprendere la portata del fenomeno, il video sottostante mostra l’evoluzione dei ghiacciai artici dal 1984 al 2016.

Per maggiori informazioni vi invito a leggere la pagina Wikipedia dedicata al Ritiro dei Ghiacciai dal 1850 a oggi.

Di fronte alla Montagna scomparsa:

Il ghiacciaio Svanito:

Un Mare Sciolto:

La terra che emerge:

Il ghiacciaio quasi interamente ritirato:

Una parete di miliardi di metri cubi completamente scomparsa:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...