Chi ci è stato sicuramente non lo dimenticherà tanto facilmente, Il Parco nazionale di Yellowstone è fuor di dubbio uno dei luoghi del pianeta che più di ogni altro è entrato a far parte dell’immaginario collettivo internazionale quando si parla di paesaggi naturali e parchi nazionali.

Proprio a questa splendida meraviglia della natura, infatti, sono stati dedicati, nel corso degli anni: viaggi, esplorazioni, film, serie tv, persino cartoni animati.

La fauna, la flora e l’immensa varietà naturale ne hanno fatto meta di viaggiatori fin dalla sua creazione e anche prima, nonché uno dei luoghi più visitati, famosi ed importanti degli Stati Uniti.

È chiaro quindi che, data la sua vita così antica e florida, sia diventato nel corso del tempo un luogo pieno di storie e curiosità di ogni genere che potrebbero fornire buon materiale per romanzi e film hollywoodiani; con questo articolo ve ne raccontiamo 7.

Il più antico parco nazionale degli USA

Fondato nel 1872, Yellowstone è di il più antico parco nazionale del Nord America e attira ogni anni milioni di visitatori.

Nel 1978 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e ad oggi si estende su 3 stati diversi: principalmente nella parte Nord-ovest del Wyoming e in parte anche nel Montana e nell’Idaho, coprendo largamente la catena delle Montagne Rocciose.

Il suo nome ‘Yellowstone’(pietra gialla) si rifà ai numerosi fenomeni vulcanici attivi e alla grande quantità di zolfo presente nel terreno. Si estende, inoltre, per 8983 km² su degli altopiani che hanno un’altitudine media di 2400 metri sul livello del mare.

È famoso per i numerosissimi geyser, sorgenti calde e termali ma sopratutto, secondo l’UNESCO, metà delle zone geotermiche conosciute sul pianeta sono proprio all’interno di questo parco.

2. Se non fosse stato per un’artista e un fotografo, il parco potrebbe non essere stato mai creato

Nel 1871 l’artista paesaggista Thomas Moran e il fotografo pioniere William Henry Jackson vennero invitati a prendere parte ad una spedizione geologica di 2 mesi capitanata dal geologo governativo Ferdinand Hayden.

La spedizione era composta da 50 persone, inclusi Moran e Jackson, e aveva lo scopo di esplorare e condurre un’indagine geologica sul territorio di Yellowstone, ancora in larga parte sconosciuto a quel tempo.

Moran e Jackson avevano il compito di documentare visivamente ciò che avrebbero visto durante la spedizione.

L’esplorazione durò 2 mesi, durante i quali gli avventurosi esploratori attraversarono alcuni tra i posti che sarebbero poi diventati i più famosi e visitati del parco ancora oggi quali ad esempio: il geyser di Old Faithfull; il grand canyon di Yellowstone e la Hayden Valley.

A fine spedizione le fotografie e i dipinti dei due artisti vennero esposti presso il Congresso degli Stati Uniti e fu solo grazie alla meraviglia che seppero trasmettere se i politici e l’allora presidente Ulysses S. Grant si convinsero per la creazione del parco con lo Yellowstone Act del 1 Marzo del 1872.

Senza quella spedizione e senza quelle opere d’arte, buona parte delle meraviglie naturali del Parco oggi sarebbero potute non esserci più.

3. John Colter il primo visitatore

Prima che l’uomo bianco arrivasse gli unici a vivere nel parco erano i nativi americani della tribù Shoshone e ulteriori ricerche hanno trovato tracce di insediamenti umani risalenti fino a più di 10.000 anni fa.

Si è dovuto aspettare l’800 perché il famoso montanaro ed esploratore John Colter fosse il primo uomo occidentale ( o almeno tale è considerato oggigiorno da vari studiosi ) a visitare quei posti così straordinari.

John era un ex membro del Corpo di Spedizione Lewis & Clark, la prima spedizione statunitense a raggiungere il pacifico via terra.

Fu proprio dopo tale viaggio che John decise di unirsi ad un gruppo di cacciatori di pellicce con l’intento di esplorare la natura selvaggia; e ci riuscì benissimo stando a quanto raccontò in seguito.

Colter infatti esplorò una buona parte dell’altopiano di Yellowstone durante l’inverno 1807/1808 e al suo ritorno i racconti incredibili di canyon, cascate, geyser e sorgenti termali ribollenti, (e che sicuramente dovevano suscitare un fascino ancora più incredibile sulle persone di quei tempi) gli valsero l’accusa di raccontare storie e racconti esagerati e in parte fasulli.

La verità è che probabilmente John Colter fu il primo uomo occidentale a vedere quello che a fine secolo sarà il 1° parco nazionale degli USA.

L’area di Colter’s Hell nel parco è chiamata così proprio in riferimento a lui.

4. Truman Everst, l’esploratore che si perse a Yellowstone

Dopo la visita di John Colter ci furono varie altre spedizioni negli immensi meandri del futuro Parco nazionale, prima però di arrivare a quella decisiva di Ferdinand Hayden, la maggior parte di coloro che vi si avventurarono erano principalmente minatori e cacciatori di pellicce.

Fra questi, nel Settembre del 1870, si annovera la mirabolante disavventura di Truman Everst, degna di essere immortalata nei migliori film di sopravvivenza hollywoodiani.

Truman Everst era un burocrate del Montana che si era unito ad una di queste grandi escursioni.

Un giorno, mentre erano in una grande e densa foresta nei dintorni di Yellowstone Lake, Truman e il suo cavallo si separarono accidentalmente dal gruppo.

Inizialmente la cosa sembrò non suscitare molto allarme nemmeno in Truman stesso perché in posti come quelli era molto facile perdersi, tanto che la prima notte che Truman dovette spendere fuori da solo fu abbastanza tranquilla proprio perché era certo che l’indomani avrebbe ritrovato la strada verso i suoi compagni.

Queste sono le sue parole: “ Guidai il cavallo nella direzione che supponevo di aver preso, finché la notte non mi sorprese nella densità della foresta. La cosa fu molto spiacevole ma  non mi allarmò. Non avevo dubbio alcuno che mi sarei ricongiunto al gruppo, per la colazione, il mattino seguente.”

Purtroppo però non fu così, Truman l’indomani finì per perdere accidentalmente anche il suo cavallo su cui aveva la maggior parte dell’equipaggiamento, oltre che tutte le provviste di cibo. Fu così che si ritrovò in pieno autunno da solo a sopravvivere alle intemperie di Yellowstone.

L’autunno del parco può essere molto incantevole, ma sicuramente non se ti ci trovi sperduto, sopratutto perché Truman sopportò pioggia, tempeste di neve e bufere di vento che gli furono quasi fatali. Si nutrì di radice di cardo ( a cui è stato dato poi il suo nome, il cardo Everst), piccoli uccelli e pesci e per non morire di ipotermia usufruì delle fonti termali di Heart Lake.

I suoi compagni lo cercarono a lungo finché non fu dato per morto.

Venne ritrovato vivo da due uomini 37 giorni dopo in Ottobre, vicino ad una roccia nei pressi di Crescent Hill, pesava poco più di 40 chili, soffriva di congelamento grave tanto che i piedi gli si erano consumati ed era “nient’altro che un’ombra” come diranno poi i suoi salvatori.

Della sua avventura però successivamente riuscì a scrivere un libro “ Thirty Seven Days of Peril” che ebbe uno straordinario successo e contribuì a creare una grossa pubblicità in difesa e a favore del futuro parco nazionale. Il Mount Everst è chiamato così in suo omaggio.

5. I fantasmi dell’Old Faithfull Inn

Se la straordinaria avventura di Truman non vi è bastata, sappiate che Yellowstone è teatro anche di tetre storie di fantasmi.

L’old Faithfull Inn è l’hotel più richiesto del parco, costruito nel 1903-04 è considerato la struttura in legno più grande del mondo e punto di riferimento storico nazionale.

Ebbene, oltre ad essere tutto ciò, pare sia anche la casa di svariati fantasmi.

Facciata principale dell’Old Faithfull Inn – Fotografia di pubblico dominio -Di Jim Peaco:

I viaggiatori che sono passati di lì hanno raccontato di fantasmi che appaiono ai piedi del letto in piena notte, porte e oggetti che si muovono da soli, ma sopratutto del fantasma di una sposa che è stata vista vagare nel Crow’s Nest ( una sezione dell’Hotel un tempo adibita alla banda che suonava), con la testa non sul collo ma fra le mani.

La leggenda della sposa senza testa dell’Old Faithfull Inn pare abbia un lungo antefatto che inizia nel 1915 a New York.

Un ricco uomo d’affari aveva una giovane figlia che voleva dare in sposa ad un giovane di una famiglia benestante. La giovane però non ne voleva sapere perché amava un uomo più anziano che lavorava nella loro casa come servo.

Nonostante le proteste del padre, che cercava di convincerla che il servo non era il gentiluomo che lei pensava ma solo un farabutto in cerca di soldi, la figlia decise di continuare la relazione e di sposarsi.

A quel punto il padre propose un patto alla coppia: avrebbe dato alla figlia una sostanziosa dote ma, in seguito, nessun altro sostegno economico, con la promessa finale che gli sposi avrebbero lasciato la città.

La coppia accettò e si recò a Yellowstone in luna di miele alloggiando nella camera 127 dell’Old Faithfull Inn.

Stando alla leggenda, non ci volle molto al marito della giovane per mostrare la sua vera natura, il vecchio servo infatti passava il suo tempo sperperando i soldi, bevendo e giocando a poker. Una volta finiti i soldi, la ragazza, conscia dell’errore fatto, provò a telefonare al padre che però le rifiutò aiuto economico. Questo portò a svariate discussioni e litigi nella coppia finché una notte, dopo un’altro violento litigio, il marito si precipitò fuori dalla porta della camera e se ne andò sbattendo la porta, quella fu l’ultima volta che fu visto.

Lo staff dell’hotel, volendo concedere un po’ di privacy alla sposa avendo ascoltato le liti, non pensò di andare a vedere come stava; ma poiché dopo due giorni non si vedeva uscire dalla stanza, decisero di andare a controllare. La ragazza venne ritrovata in bagno morta e senza la testa. Cercarono quest’ultima ovunque e la trovarono dopo qualche giorno nel Crow’s Nest.

Racconti raccapriccianti a parte, nessuno ha mai scoperto se la storia fosse vera o inventata, sebbene alcuni pensino si tratti di un racconto tratto da un vero omicidio avvenuto in quegli anni lì.

Successivamente George Bornemann, vicedirettore dell’hotel, disse di aver inventato tutta la storia per attirare turisti curiosi in cerca di storie; gli stessi turisti hanno però testimoniato e giurato, anche in tempi recenti, di aver visto una donna senza testa passeggiare sulle passerelle del Crow’s Nest.

6. Il supervulcano

La sesta curiosità riguarda quello che è considerato come uno dei supervulcani più grandi e potenti del mondo.

Castle Geyser durante un’eruzione – foto condivisa via wikipedia con licenza CC BY – SA 3.0 Arad Mojtahedi:

Secondo uno studio del Dipartimento di Geologia e Geofisica dell’Università dello Utah, sotto il parco di Yellowstone ad una profondità di 14.000 metri si nasconderebbe un’enorme vulcano che negli ultimi 2,1 milioni di anni avrebbe eruttato solo 3 volte, l’ultima più di 600 mila anni fa.

Secondo gli studi, una sua eruzione sarebbe in grado di seppellire intere zone del Colorado, Wyoming, Utah e del Mitdwest e le ceneri potrebbero arrivare fino alla costa causando quindi distruzioni di enormi proporzioni. Secondo altri studi, inoltre, i gas emessi potrebbero diffondersi a livello planetario facendo crollare le temperature e impedendo le piogge.

Ovviamente sempre questi studi hanno affermato che eventi del genere sono solitamente molto rari e se ne verifica uno ogni 857 mila anni.

7. La “zona della morte” di Yellowstone e il crimine perfetto

Stando alle ricerche fatte dal professore di diritto della Michigan State University Brian Kalt, nel parco di Yellowstone c’è una zona franca di 130 km² in cui se commetti un crimine non possono processarti e potresti riuscire a farla franca.

Il fatto è questo: nel 2004, in seguito ad alcune ricerche che Kalt stava compiendo sulle zone grigie giurisdizionali degli USA, si imbatté in uno strano cavillo legale riguardante la giurisdizione del noto parco nazionale che come tutti i parchi è un’area federale divisa tra lo stato del Wyoming, Idaho e Montana. Una legge federale però stabilisce che il parco è sotto la giurisdizione federale del solo Wyoming.

Ora, secondo la costituzione, i processi federali vanno tenuti nello stato e nel distretto in cui il crimine è commesso e la giuria deve essere composta dai cittadini che abitano in quello stesso stato e distretto.

Il problema della “Zona della morte” di Yellowstone secondo Kalt è che, se qualcuno commette un crimine in quella zona che si trova in Idaho, sarebbe impossibile formare una giuria perché è una zona totalmente disabitata ed essendo zona federale lo stato non avrebbe giurisdizione su di essa.

Ovviamente Kalt, da bravo professore, fece presente la cosa a chi di dovere, sia al Dipartimento di giustizia che alla Commissione giudiziaria del Senato, ma ricevette scarsa se non nulla risposta e ad oggi il problema non è stato ancora risolto nonostante l’articolo di Kalt avesse riscosso moltissimo scalpore alla sua uscita.

Ciò non significa che sia facile farla franca perché il crimine deve essere commesso solo ed unicamente nella “zona della morte” ( che per altro si trova in una zona remota e difficilissima da raggiungere) e si deve dimostrare di non averlo pianificato al di fuori del parco e quindi in un altro stato per non rischiare processi per cospirazione in quello stato stesso. Inoltre, nonostante i cavilli, si potrebbero comunque intentare cause civili per risarcimento danni.

La curiosità nella curiosità è che proprio da questa storia è stato tratto il best seller “Free Fire” dello scrittore americano C.J. Box, fra i libri più venduti secondo la classifica del New York Times e di cui la scena iniziale è quella di un uomo che, con le mani ancora coperte di sangue, si consegna ai ranger del parco di Yellowstone e ammette di aver ucciso 4 persone.

“Vuole che le chiami un avvocato?” chiede uno dei ranger.

“Io sono un avvocato” risponde l’uomo.