7 Anni di Torture per Mary Ellen: il “Caso” che avviò la Tutela sui Minori

La fotografia di copertina fu scattata a Mary Ellen Wilson nel 1874, quando (apparentemente) aveva solo 5 o 6 anni. La bimba fu portata via ai genitori adottivi grazie a una particolare legge, quella sul maltrattamento degli animali, già entrata a far parte del sistema giudiziario statunitense.

Per il maltrattamento dei bambini non erano previste norme o leggi a loro tutela

Quando fu scattata la fotografia, Mary Ellen non aveva 5 anni, ma già 10. Portava sul proprio corpo i segni della malnutrizione, delle sevizie e delle violenze che subiva tutti i giorni da parte della madre e del padre adottivi, Mary e Francis Connelly. La sua storia divenne il caso che sensibilizzò l’opinione pubblica statunitense sui diritti dei minori, e grazie al quale prese vita la prima associazione a tutela dei bambini del mondo, la “New York Society for the Prevention of Cruelty to Children”.

Se non hai modo di leggere e preferisci ascoltare questa è la lettura dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

La storia di Mary Ellen

Mary Ellen nasce a New York nel Marzo 1864, figlia di Tomas e Fanny Wilson. Poco dopo la nascita il padre muore nella Seconda Battaglia di Cold Harbor, durante la Guerra Civile statunitense. La madre lavora giorno e notte per mantenere se stessa e la piccola figlia, sino a quando rimane disoccupata, ed è obbligata ad affidarla a un orfanotrofio.

Sotto, Mary Ellen all’età di 10 anni:

All’età di due anni Mary Ellen viene adottata da un uomo di nome Thomas McCormack, sposato con Mary. L’uomo muore dopo poco, circa un anno, e la bambina rimane sola con la madre adottiva e futura aguzzina, Mrs McCormack.

La donna detestava la bambina

La vedova McCormack convola a nozze con Francis Connolly, e i due tengono con sé la piccola.

Mary Ellen ha circa 3 anni, e non può neanche immaginare cosa subirà nel corso dei successivi 7

La nuova famiglia si sposta nell’appartamento dell’uomo, sulla 41esima strada di Manhattan. Picchiata, maltrattata e chiusa per ore all’interno di un armadio, non le viene permesso di uscire di casa né affacciarsi alla finestra per i successivi sette anni.

Le torture che subisce dai suoi aguzzini sono innumerevoli, e verranno elencate più tardi dalla stessa Mary Ellen:

  • Percosse continue e violentissime
  • Cibo insufficiente
  • Costretta a dormire sul pavimento
  • Nessun vestito invernale durante i gelidi inverni newyorkesi
  • Lasciata spesso sola in una stanza buia chiusa a chiave
  • Impossibilità di uscire all’aria aperta, tranne che di notte nel cortile del palazzo

Mary Ellen porta sul corpo i segni delle sevizie, e alcuni vicini di casa iniziano a insospettirsi. E’ la signora Etta Angell Wheeler (1834-1921), una missionaria metodista, che usa il pretesto di chiedere l’aiuto della signora Connolly per prendersi cura della loro nuova vicina, Mary Smitt, la quale era una malata cronica costretta a letto. La Wheeler riesce a entrare nell’appartamento dei Connolly e a osservare la condizione della piccola Mary Ellen, che a Dicembre era costretta a girare scalza per casa. Appare subito evidente lo stato di malnutrizione e le sevizie fisiche che i segni su Mary testimoniano, fra cui non si contano lividi, cicatrici e ustioni.

Mary Ellen dimostra al più 5 o 6 anni, ma in realtà ne ha già 10

Etta Wheeler:

Bisogna agire, ma come?

Le autorità locali non sono propense a intervenire, in particolar modo perché le sevizie sui bambini non sono ancora entrate nello stato di diritto. La Wheeler allora ha un colpo di genio, si rivolge all’avvocato Henry Bergh, specializzato nella prevenzione contro le crudeltà sugli animali.

Grazie alla propria testimonianza e a quella dei vicini, la Wheeler e Bergh ottengono l’allontanamento dai Connolly di Mary Ellen

Sotto, l’avvocato Bergh:

I vicini testimoniano dei continui e disperati pianti della povera Mary Ellen, e la signora Mary Connolly viene finalmente portata in giudizio. Al processo, la testimonianza di Mary Ellen è straziante:

Mio padre e mia madre sono entrambi morti. Non so quanti anni ho. Non ho ricordi di un tempo in cui non vivessi con i Connolly. La mamma ha l’abitudine di frustarmi e picchiarmi quasi tutti i giorni. E’ solita frustarmi con una frusta attorcigliata di pelle grezza. La frusta lascia sempre dei segni neri e blu sul mio corpo. Oggi ho dei segni neri e blu sulla testa fatti da mia mamma, e anche un taglio sul lato sinistro della fronte che mi ha fatto con un paio di forbici. Non ricordo di esser mai stata baciata da nessuno, e non sono mai stata baciata dalla mamma. Non sono mai stata presa sulle ginocchia di mia mamma o da lei accarezzata. Non ho mai avuto il coraggio di parlare con nessuno, perché se lo avessi fatto sarei stata frustata. Non so perché mia mamma mi frusta, lei non mi dice nulla quando lo fa. Non voglio tornare a vivere con la mamma, perché mi picchia. Non ricordo di esser mai stata per strada in tutta la mia vita.

Durante le udienze, celebrate nel 1874, la signora Connolly viene dichiarata colpevole e condannata a un anno di reclusione (bisogna pensare che è la prima sentenza in assoluto per abusi su minori), e Mary Ellen viene affidata alle cure di un istituto. Grazie al clamore suscitato dalle sevizie su Mary Ellen, nel 1874 viene fondata la “New York Society for the Prevention of Cruelty to Children”, la prima società al mondo di prevenzione per gli abusi sui minori, attiva ancor oggi.

E Mary Ellen?

Nonostante le sevizie subite, la vita della bambina riuscì a riprendere in modo apparentemente normale. A 24 anni si sposò con Louis Schutt e la coppia ebbe due figli naturali, con Mary Ellen che crebbe anche i 3 figli avuti dall’uomo da una precedente unione.

Oltre ai 5 figli la coppia adottò anche una bambina rimasta orfana

Mary Ellen morì nel 1956, alla veneranda età di 92 anni. Le torture da lei subite furono il “caso” che consentì a milioni di bambini, nei decenni seguenti, di ricevere adeguata tutela giudiziaria da parte delle istituzioni di tutto il mondo.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...