La Morte Nera, chiamata anche Peste Nera o Grande Morte, è stata probabilmente una delle pandemie più devastanti che l’uomo abbia mai conosciuto. Quando la malattia si diffuse in Europa, tra il 1347 e il 1353, uccise circa 75 milioni di persone, un terzo della popolazione totale. La causa della peste sarà trovata solo nel 1894 da Alexander Yersin, che scoprì l’agente patogeno responsabile (Yersinia pestis).

La terribile pandemia partì dall’Asia, e più precisamente dalla Mongolia. Si diffuse in Europa grazie agli stretti legami commerciali fra Asia, Vicino Oriente ed Europa, arrivando, attraverso la via della seta, nei principali porti: da Costantinopoli e Alessandria d’Egitto a Messina, Genova, Marsiglia e Venezia.

Le persone che contraevano la malattia solitamente morivano in brevissimo tempo. I loro ultimi giorni erano estremamente sgradevoli, connotati da sintomi come febbre alta, vomito e sanguinamento dai polmoni, oltre che dai dolorosi bubboni (macchie scure e livide) alle ascelle, inguine e collo. La medicina di quell’epoca non era ancora una scienza in grado di fronteggiare una simile epidemia, e i metodi utilizzati dai medici erano discutibili e molto controversi. La gente disperata acconsentì a sottoporsi a tutti i tipi di cura, per quanto folle. Alcuni di questi rimedi sembrano peggiori della stessa malattia.

Teriaca

Strani rimedi contro la peste nera 5Questo fu uno dei rimedi più dolci fra quelli trovati, gli altri erano sicuramente più sgradevoli. La melassa, uno sciroppo che si ottiene dalla lavorazione dello zucchero, entrava nella composizione di un farmaco di origine antichissima, la Teriaca (dal greco Thériakè – antidoto), composto da innumerevoli ingredienti, e destinato a curare un’infinità di malattie. Fu considerata una cura anche per la Peste Nera, ma per funzionare il preparato doveva avere almeno dieci anni, perché lo sciroppo avesse il tempo di far maturare i lieviti e altre colture che probabilmente lo rendevano efficace per molte patologie. Certamente non lo fu per la Peste Nera.

Salasso da Sanguisughe

Strani rimedi per la peste nera 06

Il salasso, un metodo comune per il trattamento dei malati, risale all’800 aC, ed è stato utilizzato per una vasta gamma di disturbi. Le sanguisughe si sono dimostrate un aiuto medico affidabile e vengono utilizzate ancora nella medicina moderna. Il salasso con le sanguisughe è una tecnica relativamente indolore, ma all’epoca della Peste Nera non tutti potevano permetterselo. Ecco perché molte persone utilizzavano un metodo più pericoloso: tagliare le vene e drenare il sangue in una ciotola. Il dolore non era il problema maggiore, rappresentato dal rischio di infezioni, amplificato dalle scarse condizioni igieniche dell’epoca.

Polvere di smeraldo

Strani rimedi contro la peste nera 3Sembra che questa cura fosse destinata solo ai Re. Il metodo era semplice: sbriciolare questa pietra preziosa in un mortaio, miscelare con acqua e poi bere come una pozione. A volte la preziosa polvere veniva mescolata con il cibo o semplicemente ingoiata. Gli smeraldi sono indubbiamente una cosa preziosa, ma il pensiero di mangiarli non è così piacevole: probabilmente sarebbe come mangiare frammenti di vetro schiacciati.

Applicazione di pasta di escrementi umani

Strani rimedi contro la peste nera 4Questo metodo è probabilmente il più disgustoso, una cura dall’inferno: si aprivano i linfonodi infiammati, sotto le ascelle o nell’inguine, dei malati di peste, per permettere alla malattia di “lasciare” il corpo, e poi veniva applicata, direttamente sulla ferita, una miscela composta da resina, radici di fiori, ed escrementi umani. Le zone “trattate” erano poi avvolte da bende. L’intero processo fu probabilmente un buon punto di partenza per una nuovi contagi.

Fare il bagno nelle urine

Strani rimedi contro la peste nera 1L’urina è un’altra di quelle sostanze considerate una panacea per tutti i mali, utilizzata per il trattamento di qualsiasi tipo di problema di salute, soprattutto nell’Europa medievale. Le persone colpite dalla peste credevano che fare il bagno nelle urine un paio di volte al giorno sarebbe stato utile per alleviare i sintomi terribili della malattia. Anche berne un bicchiere o due era raccomandabile. Durante gli anni della Morte Nera, urina non infetta veniva raccolta e data, o venduta, alle persone malate.

Strofinare il corpo della vittima con un pollo

Strani rimedi contro la peste nera 2Può sembrare uno scherzo, ma fu un vero e proprio metodo spesso utilizzato dopo il 1500, quindi non durante la Morte Nera, ma in epidemie successive. L’intero rituale fu chiamato “il metodo Vicary” dal medico inglese che lo inventò, Thomas Vicary. In primo luogo, occorreva spiumare il sedere di una gallina, che veniva poi legato ai linfonodi gonfi della persona malata. Tutto questo con un pollo vivo. Poi, quando anche l’animale si ammalava, bisognava lavarlo e riposizionarlo di nuovo sul paziente, fino a quando solo il pollo o solo l’appestato guariva. Stranamente, questa tecnica era molto diffusa, così anche i polli divennero un veicolo della malattia. Vicary fu un medico molto famoso, al servizio dei Tudor, e ancora oggi si svolge ogni anno una lezione speciale in suo onore presso il Royal College of Surgeons, in Inghilterra.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.