Roberto “Sysa” Moiola è uno dei fotografi emergenti dello scenario della fotografia paesaggistica mondiale, che sta conquistando una sempre maggior popolarità grazie a fantastiche immagini provenienti da tutto il globo. La sua specializzazione sono i paesaggi alpini, che immortala in modi decisamente spettacolari. Vanilla Magazine ha intercettato Roberto fra un viaggio e l’altro, e queste sono le domande “comode” che gli abbiamo posto:

Ciao Roberto, la tua fotografia paesaggistica sta diventando sempre più famosa sul web. La tua attività nasce e cresce online o eri già conosciuto anche prima?

Ciao e grazie per lo spazio che mi dedicate. Da ormai 15 anni mi cimento nella fotografia di paesaggio, sono prevalentemente legato alla montagna per via della vicinanza alla mia dimora, però la mia indole di viaggiare per il mondo mi ha permesso di aprire i miei orizzonti e le mie esperienze verso mete spettacolari dove la fotografia di paesaggio diventa semplicemente lo spettatore degli spettacoli che la natura ci offre. Negli ultimi 5 anni, con l’ingresso sempre più forte del social sul web, ho cercato di cavalcare l’onda avvantaggiato anche dalle mie conoscenze informatiche, questo mi ha permesso di mostrare al pubblico internazionali i miei lavori e i risultati non sono mancati.

I paesaggi che fotografi e raggiungi sono decisamente isolati. I tuoi viaggi partono dalla voglia di fotografare o questa viene in seguito al viaggio?

Nei primi anni la montagna era per me una valvola di sfogo domenicale al lavoro caotico settimanale, per lo più mi spingevo in alto, praticando alpinismo e arrampicata. In quei frangenti sono nate le mie prime fotografie, i cui apprezzamenti mi hanno invitato ad andare oltre il livello amatoriale, sia come attrezzatura sia come mentalità. Ora invece programmo le mie mete e le mie uscite in funzione della fotografia, dei clienti, dei progetti, mi ritengo molto fortunato di poter lavorare nel mio mondo, coniugare natura e lavoro è per me una fortuna senza eguali. La montagna è il mio giardino, spesso però me la sento stretta e, per questo, alle volte con amici altre volte con la mia splendida famiglia, parto alla ricerca di nuovi orizzonti, dove la sfida diventa fare qualcosa di nuovo con un paesaggio ormai già visto… in fondo, quale luogo al mondo è da considerarsi inedito al giorno d’oggi?

Il tuo gruppo, ClickAlps, ha raggiunto un livello fotografico davvero eccezionale, con tanti appassionati che pubblicano fotografie di altissima qualità sui Social del gruppo. Come si articola la vostra attività, e come si diventa un fotografo così bravo?

Clickalps è diventato negli anni una bella realtà, il tutto grazie all’impegno di moltissime persone che dedicano il loro tempo libero (e qualcuno non solo) a una causa comune che è la passione per la fotografia. Molti fotografi che sfoggiano il logo dell’agenzia ne sono gli stessi soci della SRL, altri sono meno legati legalmente al nostro movimento, ma tutti per noi sono dei grandissimi amici, persone con cui passare un bel weekend tra i monti o condividere la gioia per una pubblicazione su una rivista o un calendario.

Dalla nostra semplicità, dal divertimento e dalla passione credo nasca il nostro successo, un mix di valori che ci permette di continuare ad alimentare ogni giorno la voglia di lanciarsi insieme verso nuove sfide. Per diventare un bravo fotografo serve occhio prima di tutto, purtroppo si pensa erroneamente che l’attrezzatura all’ultimo grido sia essenziale che essere i più bravi, ma senza quell’arte che sta nell’osservazione e nella composizione ci si ferma presto allo scatto banale.

Il successo sui social è oggi il principale metro di giudizio che permette ad ognuno di aggiungere il sostantivo “photographer” davanti alla propria carta d’identità, eppure a volte non basta per emergere dalla giungla digitale che si espande sempre di più a macchia d’olio nel complesso mondo dei pixel. Credo infine che sia importantissimo lo studio prima dello scatto, pianificare la meta in funzione del meteo ad esempio, della stagione o riuscire ad anticipare con esperienza il particolare momento che potremmo incontrare… sono aspetti molto sottili ma che solo pochi artisti hanno dentro, molti semplicemente producono belle immagini che sono solo fotocopie e qui ritengo che la bravura non entri in gioco.

Un tuo collega, Elia Locardi, ha conosciuto una sempre maggiore celebrità grazie a Google Plus e, grazie ai follower che ha conquistato, ha fatto della sua passione un lavoro vero e proprio. Cosa ne pensi dell’era di internet per i fotografi? E’ una possibilità concreta di trasformare una passione in lavoro? Non si rischia un appiattimento legato all’uso di Photoshop e dell’HDR?

Si Elia è fenomenale, si nota originalità nel suo lavoro e sicuramente dedizione ed impegno non comuni. Giustamente è stato premiato, come normale che sia in un mondo in crisi in cui spero davvero emergano le persone competenti, perchè se lo meritano. In merito ad internet, penso sia indispensabile, rischiano di scomparire molti bravi fotografi che non ne fanno utilizzo, magari legati alle agenzie, le quali però trovano anch’esse difficoltà a competere contro colossi sociali come 500px. Per un giovane esperto di web e informatica secondo me le possibilità di emergere ci sono ora più che mai, magari legandosi però a soggetti forti come il paesaggio e i viaggi, altri soggetti purtroppo sono altrettanto spettacolari ma non hanno mercato. La postproduzione è un fattore essenziale nella fotografia, per me è la prima cosa su cui investire e sono certo che con il tempo si riuscirà a sconfiggere lo strano gusto che aleggia intorno alle immagini surreali, quelle troppo sature e ai fotomontaggi, non sono secondo me un soggetto che può durare a lungo, come in ogni cosa il classico è quello che non tramonta mai.

Per diventare un fotografo del tuo livello qual è l’impegno richiesto, anche a livello economico (viaggi, attrezzatura), oltre alla passione?

Molto impegno davanti al computer, si sa che ormai servono più ore ad archiviare, postprodurre e pubblicare che a scattare. Queste ore sono il vero investimento. Un’attrezzatura di base è un buon punto di partenza, consiglio di non esagerare ma piuttosto di investire i soldi su un buon monitor, sono troppo pochi quelli che ne hanno capito l’importanza. Pubblicando molte foto ogni anno so quanto vale fornire ad una redazione un’immagine già pronta per la stampa, sicuramente ti pone davanti alla concorrenza come un file digitale di fronte ad una scansione da diapositiva. Al giorno d’oggi è così e lo sarà sempre di più. Viaggiare per un italiano costa troppo rispetto a quanto puoi pensare di realizzare dalle foto che scatti, pertanto non lo considero un lavoro ma uno svago.

In ultimo, quali sono i fotografi che ispirano il tuo lavoro?

Ci sono molti fotografi internazionali su cui spesso cade il mio occhio, ma rimango convinto che gli italiani abbiamo una marcia in più rispetto alla media internazionale, con piacere faccio il nome di un amico che da poco ha fatto ingresso nel mio team, lo considero uno dei più bravi perchè sa spaziare, sempre con risultati di massimo livello, dalla macro al paesaggio, dalla creatività al cogliere al meglio lo scorcio classico: Alberto Ghizzi Panizza. Tra gli stranieri mi piacciono molto i lavori di Lucie Debelkova, la sua ricerca del bello non ha eguali (https://500px.com/-lucie-)… ma la persona che invidio di più come modello di fotografo e di esperienze è sicuramente l’amico Iurie Belegurschi, un mito!

Per chi volesse entrare in contatto con il mondo di Roberto, questi sono i suoi riferimenti:

www.sysaworld.com

www.facebook.com/sysaworld

www.clickalps.com/photographer/Roberto-Moiola

plus.google.com/u/0/+robertomoiola/

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...