E’ capitato a tutti, prima o poi nella vita, di augurarsi che un anno particolarmente difficile arrivi alla fine, sperando che quello successivo riservi giorni migliori. Ma qual è stato l’anno peggiore nella storia dell’uomo? Sembra impossibile dare una risposta, perché l’umanità, da sempre, ha dovuto fare i conti con innumerevoli catastrofi, naturali e non, e con epidemie come la peste o l’influenza “spagnola” che, nel non troppo lontano biennio 1918/1920, uccise dalle 50 alle 100 milioni di persone.

Il Trionfo della Morte – 1446 circa

Lo storico medievale Michael McCormick, dell’Università di Harvard, afferma che il 536 d.C fu in assoluto l’anno peggiore per il pianeta Terra e i suoi abitanti:

È stato l’inizio di uno dei periodo peggiori per gli esseri viventi, se non l’anno peggiore

In quel drammatico 536 non si erano diffuse pestilenze più letali del solito, né si combattevano guerre particolarmente cruente. Allora perché lo scienziato è arrivato a questa conclusione?

Il disastro arrivò dal cielo, nella forma di una coltre di nebbia che ricoprì con un manto d’oscurità l’intera Europa, il Medio Oriente e alcune aree dell’Asia. Per 18 mesi “il sole ha dato la sua luce senza luminosità, come la luna, durante tutto l’anno”, scrisse lo storico bizantino Procopio di Cesarea. Le temperature precipitarono drasticamente, arrivando poco più su dello zero, durante tutta l’estate: fu l’inizio di un lungo decennio di freddo, il più gelido degli ultimi 2300 anni.

Il paesaggio di Giava dopo un’eruzione

Immagine di pubblico dominio

…Dal 24 marzo di quest’anno fino al 24 giugno dell’anno successivo…l’inverno era grave, tanto che dalla grande e insolita quantità di neve perirono gli uccelli… (Zaccaria di Mitilene – Cronaca)”.

Un anno senza sole quindi, un lunghissimo inverno che provocò carestie un po’ ovunque: in Cina nevicò in piena estate, non c’erano raccolti e la gente moriva di fame; in Irlanda, tra il 536 e il 539, non si produsse più pane.

Come si era formata quella impenetrabile coltre di nebbia?

Era noto già da tempo che attorno alla metà del sesto secolo si verificò un periodo di oscurità, ma cosa l’avesse provocato è rimasto sempre un mistero. Negli anni ’90 alcuni studi sugli anelli degli alberi suggerì che intorno alla metà del 500 d.C. le estati erano state insolitamente fredde. Una ricerca di tre anni fa scoprì nei ghiacci dell’Antartide le tracce di una violentissima eruzione vulcanica, avvenuta tra la fine del 535 e l’inizio del 536. Gli studiosi ipotizzarono che fosse avvenuta in Nord America. Invece, un’analisi del ghiaccio che nel corso dei secoli si è stratificato nel ghiacciaio di Colle Gnifetti, al confine tra la Svizzera e Italia, ha stabilito qualcosa di diverso.

Il Ghiacciaio di Colle Gnifetti

Fonte immagine: Università del Maine

Lo studio è stato condotto dal team guidato da McCormick, in collaborazione con il glaciologo Paul Mayewski.
Il cilindro di ghiaccio analizzato dagli studiosi narra di tempeste che portavano la sabbia del Sahara, dell’inquinamento dovuto alle attività dell’uomo, e delle ceneri piovute dal cielo dopo violente eruzioni vulcaniche.

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Due particelle di vetro vulcanico hanno mostrato una composizione chimica simile alle rocce vulcaniche islandesi: il grande freddo del 536 sarebbe quindi dovuto all’eruzione di un vulcano in Islanda (anche se per alcuni scienziati sono necessarie ulteriori prove). In ogni caso, che la devastante eruzione sia avvenuta in Nord America oppure in Islanda, portò freddo, carestie e morte in gran parte del pianeta.

Nel 540 e nel 547 ci furono altre due eruzioni; intanto, nel 541, un’epidemia di peste partì dall’Egitto e si diffuse nei territori dell’Impero Romano d’Oriente, uccidendo più di un terzo della popolazione e accelerando la perdita dei territori occidentali riconquistati dall’imperatore bizantino Giustiniano.

Secondo gli studiosi, in Europa ci volle all’incirca un secolo perché l’economia cominciasse a ricrescere, un dato che viene estrapolato sempre dai ghiacci di Colle Gnifetti. Nel 640 si registra un picco nella presenza di piombo, segnale che l’argento era nuovamente richiesto come metallo prezioso. La scomparsa del piombo nei ghiacci alpini, negli anni tra il 1349 e il 1353, è il segno di un altro terribile periodo nella storia dell’uomo, quello della Peste Nera, ma questa è un’altra storia

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.