La “caccia alle streghe” è famosa a livello popolare grazie a libri e film che ci raccontano le persecuzioni dell’Europa del XVI e del XVII secolo, ma ha origini ben più antiche. La prima forma scritta di legislazione contro “le arti magiche” risale al codice di Hammurabi, all’inizio del II Millennio avanti Cristo, dove non era prevista una punizione dell’esercizio fine a se stesso delle arti magiche ma l’uso “improprio” della stregoneria e i danni che essa era in grado di arrecare.

Proprio nel codice di Hammurabi viene introdotta a livello legislativo l’ordalia per i reati di stregoneria, (l’ordalia è quella pratica secondo la quale l’innocenza o la colpevolezza dell’accusato viene appurata sottoponendolo a una prova), che consisteva nell’immergere l’accusato nel fiume sacro, e se questi veniva portato via dalla corrente l’accusatore era legittimato ad occuparne la casa. E’ un particolare curiosissimo perché, come vedremo dopo, l’ordalia sarà impiegata sino a tutto il XVII secolo.

La lotta alla stregoneria proseguì durante l’epoca Romana, in cui almeno inizialmente si distingueva fra magia benefica e malefica, ma poi si equiparò qualsiasi esercizio delle arti magiche, sino ad arrivare al Medioevo, tramutata in una “crociata” dalla Chiesa Cattolica di Roma. Proprio in epoca medievale l’accusa di stregoneria divenne un metodo rapido per eliminare i propri avversari. Ad esempio Papa Giovanni XXII fece condannare al rogo Ugo Géraud, vescovo di Cahors, con l’accusa di aver tentato di ucciderlo mediante l’uso di statuette in cera. Era il 1318. Pochissimo tempo dopo, nel 1324, a Kilkenny, in Irlanda, veniva condannata Petronilla de Meath, la prima strega bruciata sul rogo, della quale trovate sul canale di Vanilla il video dedicato.

Circa un secolo più tardi, fra il 1434 ed il 1447, ci fu la prima grande campagna di caccia alle “streghe”, che fu seguita negli anni seguenti da eventi più o meno isolati o continui. Una pietra tombale sul destino di moltissime persone fu il “Malleus maleficarum”, pubblicato nel 1489, dagli autori Heinrich Institor Kramer e Jacob Sprenger . Il volume fu originato dalla richiesta dei due a Papa Innocenzo VIII di poteri speciali per combattere la stregoneria, cui il pontefice rispose con la bolla “Summis desiderantes affectibus”, che autorizzò una caccia alle streghe organizzata in tutta la zona della Valle del Reno.

Durante le varie epoche di Caccia alle Streghe si calcola che furono giustiziate decine di migliaia di persone accusate di stregoneria e legami con il Maligno

L’ultima esecuzione registrata è della tristemente celebre Anna Goldi, di cui ho parlato nel video dedicato.

Durante i secoli della caccia alle streghe, per procedere all’uccisione degli accusati, come è noto, era necessario che ci fosse la prova evidente dell’essere “strega” o “stregone”, ma le confessioni venivano estorte con la tortura. Adesso vedremo un elenco di 5 torture e metodi di esecuzione che fecero confessare decine di migliaia di persone. Ovviamente, anche se credo sia superfluo specificarlo, tutti costoro erano innocenti.

1 – La Privazione del Sonno

Uno dei primi metodi di accertamento del legame con il maligno era la privazione del sonno, con interrogatori serrati che potevano durare circa 40 ore. Dopo tale periodo di tempo, la persona era in uno stato talmente confusionario che, solitamente, ammetteva il proprio “legame con Satana”. La privazione del sonno fu comunemente impiegata in Italia e Inghilterra, ma venne spesso indicata come inaffidabile perché quasi tutte le persone, dopo alcune ore, giungevano a delirare, confessando qualsiasi cosa.

2 – Ordalia dell’Acqua

Come ho spiegato prima, l’ordalia è una forma di giudizio che si basa sul superamento da parte dell’accusato di una prova fisica. Nel caso della caccia alle streghe divenne comune immergere l’accusato in un fiume, legandolo a una sedia, osservando se riuscisse a resistere non annegando. Era qualcosa di diverso da quel codice di Hammurabi di molto tempo prima, ma non poi così tanto. Il risultato, però, veniva interpretato diversamente in base al periodo storico. Durante l’Alto Medioevo, nel caso in cui l’accusato fosse rimasto vivo e a galla questa sarebbe stata la prova della sua innocenza, mentre nel XVII secolo avrebbe certificato la sua colpevolezza.

Il re Giacomo I d’Inghilterra (1566-1625), demonologo egli stesso, affermò che l’acqua era così pura che avrebbe respinto i colpevoli, mentre in altre epoche l’immersione in acqua veniva considerata prova di colpevolezza. In ogni caso, più che un’ordalia, questo fu un metodo di esecuzione, meno cruento del rogo, che portò alla morte moltissime persone per annegamento.

3 – Pungolamento e Raschiamento

La pratica del pungere la pelle degli accusati derivava dalla convinzione che ogni strega avesse un segno del proprio “patto col diavolo”. Questo segno, anche se invisibile, poteva essere identificato come un’area che non avrebbe reagito alle punture svolte dai professionisti della caccia alle streghe. Anche se comune in tutta Europa, questa pratica divenne largamente utilizzata in Inghilterra e Scozia, dove numerosi “pungolatori” professionisti giravano per i paesi a caccia di (veri) clienti e (finte) streghe.

Sotto, aghi da Pungolatura:

I pungolatori utilizzavano degli strumenti particolari per dimostrare la colpevolezza dell’accusato, come dei punteruoli con punte retrattili, che davano l’impressione della puntura ma che, naturalmente, non causavano alcun effetto sulla pelle del malcapitato.

Oltre agli aghi, si diffuse una pratica più semplice, che vedeva la presunta vittima della stregoneria graffiare l’accusato sino a farlo sanguinare. Se la fuoriuscita di sangue terminava immediatamente, l’accusato era colpevole.

4 – Lo schiacciamento progressivo

Il metodo dello schiacciamento ha una storia lunga e inizialmente non legata alla stregoneria. Uno dei casi più famosi riguarda il processo alle streghe di Salem, svoltosi durante il 1692 nel villaggio del Massachusetts. La vittima fu Giles Corey, accusato di essere uno stregone insieme alla moglie Martha. Per oltre due giorni l’uomo fu coperto da pietre sempre più pesanti, nel tentativo di strappargli una confessione.

Sino a pochi minuti prima della morte, avvenuta per schiacciamento, viene riportato che Corey gridò ripetutamente “più peso”. Questa forma di tortura veniva utilizzata in Europa già da secoli, in particolar modo quando l’accusato rifiutava non solo la confessione ma anche l’autorità del tribunale, e fu per questa ragione che venne applicata al povero Corey. L’uomo, un martire della caccia alle streghe, si rifiutò di fare qualsiasi dichiarazione, e morì sotto al peso dell’odio degli uomini.

5 – Bruciate al Rogo

Nonostante oggi ci sembri ovvio considerare il “rogo” come una forma di esecuzione, anticamente veniva pensata come un’ordalia, una sorta di giudizio divino che avrebbe risparmiato le persone innocenti. La punizione del rogo ha una storia molto più lunga rispetto a quella della caccia alle streghe, e veniva in particolare usata su traditori, ribelli ed eretici.

Gli esseri umani delegavano in questo modo a un ipotetico Dio, e non a se stessi, la colpevolezza dell’omicidio…

La punizione del rogo divenne il metodo di esecuzione privilegiato in tutta Europa, forse a causa anche della spettacolarità della morte, che riempiva di urli strazianti le piazze delle città. Nonostante non si abbiano notizie di persone salvate dal rogo da una forza “divina”, la Chiesa lasciava a Dio l’ultimo giudizio, dichiarando ufficialmente che una strega si consumava velocemente fra le fiamme, mentre al contrario un innocente sarebbe certamente sopravvissuto.

Oggi l’ordalia naturalmente non viene più praticata, ma è triste pensare che torture e pena di morte siano ancora pratiche radicate in moltissimi paesi del mondo.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...