Wikipedia può essere considerata, con buone ragioni, una delle più grandi invenzioni dell’era moderna. La praticità di avere sempre a disposizione un’enciclopedia in continuo aggiornamento che dipenda dal contributo stesso degli utenti è infinita, e le possibilità di conoscenza date dal sito praticamente sconfinate. Fra le pieghe delle milioni di pagine di Wikipedia però si annidano alcuni argomenti che, a dir poco, sono terrificanti. Non si tratta di serial killer, o di storie dell’orrore poco verificabili. Sono storie reali, di fatti che hanno avuto luogo e sono documentati da fonti storiografiche.

5 – Joyce Vincent – Ritrovata a 2 anni dalla morte nel suo appartamento

Joyce-Vincent

La pagina in inglese dedicata ad una anonima donna inglese non dovrebbe suscitare timore di per sé, ma sono le modalità del ritrovamento dei resti della trentottenne londinese che lasciano chiunque legga la sua storia letteralmente esterrefatto. Joyce morì nel Dicembre 2003 nella camera riservata dalla autorità inglesi alle persone vittime di abusi domestici. Il suo corpo venne ritrovato soltanto il 25 Gennaio 2006, due anni e un mese dopo l’effettivo decesso.

In tutto quel periodo nessuno ebbe dei sospetti riguardo la sorte della donna, incluso il fidanzato che, per motivi sconosciuti, non fu rintracciato dalle autorità britanniche. La famiglia era composta dal padre, ancora in vita sino al 2004 (ma dichiarato deceduto nel 2001), e da quattro sorelle. La madre era morta anni prima per un intervento.

Joyce condusse una vita apparentemente normale sino al 2001, raggiungendo anche posizioni di rilievo all’interno di diverse multinazionali, nonostante non fosse in possesso di alcun titolo di studio. La donna fu, molto probabilmente, vittima di violenza domestica, e per questo entrò in un programma governativo di protezione speciale di vittime di abusi. Grazie a questo programma l’affitto le veniva pagato per metà dallo stato, comprese le bollette di riscaldamento, elettricità e acqua.

Gli investigatori entrarono all’interno dell’appartamento perché la quota dovuta dalla donna dell’affitto, all’incirca 2.400 sterline, non veniva corrisposta dal momento della morte, ma le utenze risultavano regolarmente pagate a causa dei bonifici automatici attraverso i conti correnti bancari. Lo spettacolo che trovarono una volta dentro fu agghiacciante: Joyce giaceva sul divano e il suo cadavere era in avanzatissimo stato di decomposizione, tanto che la perizia parlò di “stato scheletrico“. La donna fu riconosciuta mediante le arcate dentarie, e ovviamente non fu possibile praticare l’autopsia.

Nessuno aveva cercato la donna con un minimo di insistenza chiedendosi dove fosse finita negli ultimi due anni. La porta era sprangata a doppia mandata dall’interno (è da escludere quindi l’ipotesi dell’omicidio) e vicino al cadavere erano ancora ammassati dei regali di Natale da consegnare.

Nonostante le indagini della polizia non fu possibile identificare:

  • Chi fosse il fidanzato
  • A chi fossero destinati i regali
  • Perché il padre fu dichiarato morto nel 2001 ma morì effettivamente nel 2004

Questa pagina wikipedia ci mostra quanto, in realtà, la paura della solitudine umana sia assolutamente giustificata.

4 – June e Jennifer Gibbons – Il sacrificio

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June e Jennifer erano le figlie gemelle degli immigrati caraibici Gloria e Aubrey Gibbons, trasferitisi ad Haverfordwest, in Galles. Le sorelle, nate nel 1963, erano inseparabili e parlavano in una lingua difficilmente comprensibile agli altri. Quando andarono a scuola si trovarono nella difficile situazione di essere le uniche persone di colore dell’istituto, e furono vittime di feroci e terribili atti di bullismo.

In risposta al bullismo svilupparono la Cryptophasia

Attaccate dal mondo esterno, si rifugiarono nel loro rapporto e svilupparono un linguaggio completamente sconosciuto agli altri, un fenomeno chiamato Cryptophasia, che si verifica soltanto nei fratelli gemelli. Le loro azioni erano inoltre coordinate, e le due giovani bambini sembravano muoversi come un unico corpo. Dopo un periodo di tempo le bambine smisero di parlare completamente con gli altri, eccezion fatta per la sorella minore Rose.

Quando raggiunsero i 14 anni furono separate, mandate in due istituti scolastici differenti. Entrambe le ragazze caddero in uno stato di semi-catatonia, e si ripresero soltanto quando furono riunite. Le due si dedicarono dapprima alla lettura di favole alla sorella minore, e poi alla scrittura di romanzi ambientati prevalentemente a Malibu, in California, dove i personaggi mostravano sovente un atteggiamento criminale.

I loro romanzi vennero pubblicati da una casa editrice chiamata New Horizons, ma non ebbero successo, e quindi smisero rapidamente l’opera di scrittura. Le due gemelle ebbero un breve flirt con alcuni ragazzi statunitensi, ma non portò a nulla. Jennifer e June commisero quindi alcuni reati, fra cui l’incendio doloso, e furono internate al Broadmoor Hospital, dedicato alla cura delle malattie mentali. Jennifer sviluppò una forma di Discinesia, ovvero il disturbo del movimento involontario dei muscoli ma, grazie agli psicofarmaci, entrambe riuscirono a reiniziare la scrittura dei loro romanzi.

Durante la loro permanenza in ospedale cominciò a svilupparsi l’idea che una di loro avrebbe dovuto morire per consentire all’altra di vivere

Jennifer fu la gemella designata per il sacrificio. Nel marzo del 1993 le ragazze furono trasferite al Caswell Clinic di Bridgend, in Galles. All’arrivo nella struttura, Jennifer era morente. La donna fu trasferita all’ospedale ma perì di miocardite acuta, un’improvvisa infiammazione del cuore. Le cause della morte non furono esterne, ma interne. Jennifer era riuscita a suicidarsi senza ingoiare veleno o farmaci. La sua morte è, clinicamente, un mistero irrisolto.

Quando June venne intervistata da un giornalista, pochi giorni dopo la morte della sorella, era in uno strano stato emotivo, ed ebbe ad affermare: “sono finalmente libera. Liberata. Jennifer ha dato la propria vita per me“. Da allora la donna ha cominciato una nuova vita, non ha più necessità di cure psichiatriche e vive, completamente indipendente, in una casa vicino ai genitori, in Galles.

3 – Fotografia Post Mortem

21 Fotografie Post-Mortem dell'epoca Vittoriana 12

La pratica di immortalare i propri cari in seguito alla morte è un’usanza sviluppatasi durante l’epoca Vittoriana. Le cause sono di natura sociale e della diffusione della tecnologia della fotografia. Dal momento in cui le foto durante l’800 erano assai costose quasi nessuno poteva permettersi di ritrarsi da vivo. Nel caso in cui una persona però morisse era fondamentale, e assai qualificante a livello sociale, immortalarlo in una posa che ne simulasse l’espressione quando ancora in vita. In particolare i bambini venivano fotografati in pose plastiche e ricordati ancora “vivi”. L’usanza è ancora oggi in uso in Europa orientale e in particolar modo dai cristiani ortodossi, che però non ricreano l’ambientazione di finta “vita” nell’espressione delle persone decedute.

Per approfondire leggi anche: 21 fotografie post mortem dell’Epoca Vittoriana

2 – Lista delle persone misteriosamente scomparse attraverso i secoli

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Apparentemente questa pagina non dovrebbe rappresentare una lista terrificante, ma se si scorrono le migliaia di voci presenti al suo interno ci si rende conto di quanto la morte possa trovar luogo in qualsiasi momento, senza apparentemente lasciare alcuna traccia. La pagina è in continuo aggiornamento, con decine di casi che vengono aggiunti ogni anno.

Cause come guerre, presunti “attacco degli UFO”, rapimenti, sparizioni volontarie, omicidi e molte altre sono indicate come le principali, e fanno capire quanto, ognuno di noi, possa sparire da un momento all’altro nel nulla, quasi come si trattasse di una goccia d’acqua.

All’interno della pagina si trova anche la voce relativa alla colonia inglese di Roanoke, un’intera comunità di persone mandate a colonizzare l’isola omonima di fronte alla Carolina del Sud che sparì nel nulla nel 1590.

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Curiosità: la prima voce della lista è Spartaco, lo schiavo Trace che mise in scacco l’Impero Romano poco prima della nascita di Cristo, e del quale non fu mai ritrovato il corpo.

1 – Nascita nella Bara

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La nascita nella bara, nota nel mondo accademico come “estrusione fetale post-mortem”, è l’espulsione di un feto attraverso l’apertura vaginale del corpo in decomposizione di una donna incinta deceduto a causa della crescente pressione dei gas addominali. Questo tipo di nascite avviene assai raramente durante le fasi di decomposizione di un corpo. Tecnicamente non si tratta di una nascita, perché è oggettivo che il feto sia morto, ma di una sorta di prolasso dell’utero che spinto dalle forze generate dai gas interni al corpo, raramente viene espulso con tutto il feto dentro.

Nel 1901 fu registrato un caso di nascita nella bara di un feto vivo, documentato dalla medicina forense inglese. Si trattò del caso della signora Bobin, data per morta a seguito della Febbre Gialla dopo un viaggio in Africa Occidentale, fu sepolta con un feto vivo nell’utero. Il corpo della donna venne esumato a causa dei dubbi espressi da un infermiere. Quando venne aperta la bara lo spettacolo fu, probabilmente, fra i più terrificanti mai assistiti da un essere umano: la signora Bobin aveva partorito un figlio nella bara, ed entrambi erano morti asfissiati al suo interno.

Bonus per i credenti del paranormale: Le Persone Ombra

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La pagina Wikipedia in Inglese dedicata agli uomini ombra, “Shadow Person”, descrive il fenomeno del riconoscimento di una persona sotto forma di figura identificata da un’ombra, una percezione di un umanoide riconoscibile con la coda dell’occhio. Il fenomeno è riportato essere più frequente negli individui che fanno uso di sostanze stupefacenti, ma l’argomento viene trattato con molta serietà, suggerendo che si possa trattare realmente di una manifestazione paranormale di spiriti o fantasmi.

Negli Stati Uniti la cosa non è stata trattata con leggerezza, e molti show televisivi e radiofonici hanno investigato sull’effettiva esistenza degli “uomini ombra”, dando una giustificazione e un’ipotesi di realtà ad un fenomeno che è, a tutti gli effetti, poco credibile.

Categorie: Misteri

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...