Storie di naufraghi, ritrovamenti di bambini misteriosi e persone comparse dal nulla non sono così inconsuete nella letteratura, e alcune di esse sono così forti e radicate da diventare leggenda.

Ma quanto di vero c’è in questi racconti?

Difficile da dire, ma certamente il fascino della scoperta di qualcosa di insolito stuzzica la curiosità di studiosi e scrittori.

5. I bambini verdi di Woolpit

Bambini-Verdi-Woolpit

La leggenda dei bambini verdi di Woolpit (cui abbiamo dedicato un articolo a parte) riguarda due bambini ritrovati nel Suffolk, in Inghilterra, durante il 12° secolo. La colorazione della pelle color verdastra non era l’unico aspetto particolare della coppia di fratellini, e il mistero della loro esistenza non sarebbe mai stato svelato. I due ragazzi avevano una fisionomia normale, ma avevano la pelle colorata di verde, non mangiavano altro che fagioli crudi e non parlavano una parola d’inglese o altra lingua conosciuta.

Il maschio, il più piccolo dei due, morì di malattia dopo poco tempo dal loro ritrovamento in uno dei “pozzi del lupo” che danno il nome alla località inglese. La ragazza si adattò alla vita dell’Inghilterra e cominciò a parlare e a comportarsi come una perfetta inglese, anche se con un atteggiamento decisamente disinibito per l’epoca medievale. Quando fu in grado di esprimersi perfettamente spiegò che arrivava da una terra sotterranea ove il sole non splende mai di nome Saint Martin, e che lei e il fratello avevano raggiunto Woolpit dopo essersi persi in una grotta. La ragazza, che venne chiamata Agnes, si sposò poi con un funzionario di nome Richard Barre e visse la propria vita al suo fianco. A Woolpit esistono ancora (o almeno così si dice) dei discendenti della ragazza.

Le fonti che ci giungono per questa storia sono di Guglielmo di Newburgh nel suo “Historia rerum Anglicarum” e di Ralph di Coggeshall nel suo “Chronicum Anglicanum”, scritte rispettivamente nel 1189 e nel 1220. Le due antologie furono scoperte a metà del 19° secolo, e in tutto questo tempo si trova accenno ai bambini di Woolpit soltanto nel “Britannia” di William Camden del 1586 e in “The Man in the Moone” del monaco Francis Godwin.

4. Jerome Sandy Cove

Jerome Sandy Cove

Jérôme è il nome dato a un uomo non identificabile scoperto sulla spiaggia di Sandy Cove, in Nova Scotia, l’8 settembre, 1863. L’uomo fu trovato con entrambe le gambe tagliate, e quando fu interrogato dalla gente del posto riuscì a far capire molto poco perché non parlava inglese. Quando gli fu chiesto il nome mormorò qualcosa che assomigliava a Jerome, che finì per essere il nome che lo identificò negli anni successivi. L’uomo fu trovato da George Colin “Collie” Albright, e poi portato nel villaggio di Digby Neck per essere medicato.

Jerome aveva entrambe le gambe amputate appena sopra le ginocchia, due tagli che sembravano fatti da un chirurgo assai esperto, e i tronconi erano ancora in fase di guarigione. I curiosi si avvicendavano numerosi al suo capezzale, ma egli li respingeva con ringhi e rumori. L’uomo non capiva alcuna delle lingue che venivano parlate in Canada, fra cui Francese, Latino, Italiano e Spagnolo. Le sue mani apparivano fragili e delicate, e il suo mestiere non poteva essere di fatica. Dopo che fu salvato egli venne spedito un po’ ovunque nel paese, e il governo della Nova Scotia gli concesse uno stipendio di due dollari a settimana per il proprio sostentamento. Jerome fu infine mandato a stare con Jean Nicola, un disertore della Corsica e conoscitore di diverse lingue. Nicola non riuscì a farlo parlare, ma Jerome rimase in casa di Nicola per più di 7 anni, diventando uno dei favoriti delle donne della famiglia, la moglie Jean Julitte e la figliastra Madeleine.

Dopo la morte di Julitte, Jean tornò in Europa e Jerome andò a stare con Dedier e Zabeth Comeau a Sant’Alfonso, vicino Meteghan. I Comeaus utilizzarono la fama di Jerome a proprio vantaggio, facendo pagare un biglietto d’ingresso per vedere l’uomo del mistero e sfruttandone lo stipendio statale. Jerome visse lì fino alla fine dei propri giorni, il 15 aprile del 1912.

Le soluzioni all’origine del mistero sono di varia natura. C’è chi afferma che si trattasse di un marinaio, magari ammutinato, cui venne praticata l’amputazione per diserzione; c’è chi dice che potesse essere un ricco ereditiere cui vennero tagliate le gambe per metterlo a tacere e chi afferma che si trattasse di uno straniero che apparve alcuni anni prima a Chipman, sempre in Nova Scotia, e che avesse le gambe amputate per la cancrena. Nel 1994 fu anche prodotto un film, diretto da Phil Comeau, chiamato “Il segreto di Jerome”.

3. Jophar Vorin

Jophar-Vorin

La storia di Jophar Vorin è misteriosa e controversa, e apparve su numerose pubblicazioni europee e statunitensi nel 1851. L’origine  del racconto è nei distretti di Lebas, nei pressi di Francoforte, luogo in cui venne rinvenuto l’uomo. Interrogato dal sindaco della città, Jophar affermò di provenire da un paese chiamato Laxaria, in una parte di mondo denominata Sakria. Vorin parlava un tedesco molto approssimativo, e non comprendeva altre lingue europee. Era però in grado di scrivere in due idiomi misteriosi, chiamati Laxarian e Abramian, che affermò essere due lingue della propria terra che venivano usate da ecclesiastici e persone del volgo.

Nel racconto affermò che Laxaria si trovava a molte centinaia di miglia dall’Europa, e che era separata dal continente da vasti oceani. Lo scopo del suo viaggio era quello di ritrovare il fratello scomparso, ma la nave su cui era imbarcato fece naufragio. Sostenne che la terra da cui proveniva identificava i continenti in Sakria, Aflar, Astar, Auslar, e Euplar. Vorin fu creduto e poi spedito a Berlino per ulteriori approfondimenti, ma sparì misteriosamente.

2. Utsurobune

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Numerosi racconti giapponesi affermano che, nel 1803, arrivò un’attraente ragazza nel porto di Hitachi a bordo di una imbarcazione decisamente “strana”. La nave era lunga 5,4 metri e alta 3,3 metri, con finestre in cristallo e vetro. Il nome Utsurobune identifica anche le proprietà della forma della nave, che doveva essere obbligatoriamente cava al suo interno come il significato della parola stessa in lingua nipponica.

La donna fu interrogata dagli abitanti del villaggio ma non riuscì a comunicare perché non conosceva il giapponese, e venne quindi riaccompagnata all’imbarcazione per poi sparire nel blu dell’Oceano. Da allora il mito e la leggenda sulle sue origini non sono mai state svelate, e i racconti popolari si attorcigliano sui dettagli più strani.

1. Il misterioso uomo di Taured

Uomo-Taured

E’ una calda giornata del luglio del 1954 quando un uomo arriva all’aeroporto di Tokyo in Giappone. Il suo aspetto è caucasico e anche gli abiti sono normali. Ma il sospetto dei funzionari sale per l’atteggiamento circospetto dell’uomo. Al Check-In del suo passaporto osservano che egli proviene da un paese chiamato Taured, che ovviamente non esiste. L’uomo venne interrogato e gli fu chiesto di indicare il suo paese di origine su una mappa.

Egli rivolse l’attenzione al Principato di Andorra, ma si arrabbiò moltissimo non trovando Taured segnata sulla mappa. Secondo l’uomo la propria patria era costituita da oltre 1.000 anni, e quindi avrebbe dovuto essere certamente presente. Uno degli aspetti misteriosi era rappresentato dai contanti di diversa valuta europea che possedeva, oltre al fatto che il passaporto era stato timbrato da diversi aeroporti di tutto il mondo, compreso Tokyo.

Come aveva fatto ad avere un passaporto di Taured timbrato in molte nazioni del globo?

Sconcertati, i funzionari lo portarono in una stanza con due guardie all’ingresso, in modo da avere il tempo di comprendere quale mistero si celasse dietro l’uomo di Taured. La società per cui l’uomo affermava di lavorare non lo conosceva, ma l’uomo aveva una copiosa documentazione che invece smentiva completamente il punto di vista dell’azienda.

Quando venne riaperta la camera d’albergo l’uomo di Taured era scomparso

Non poteva essere uscito dalla porta (controllata dalle guardie) e non poteva esser saltato fuori dalla finestra perché la stanza era a diverse decine di metri di altezza. Come era apparso era scomparso, lasciando dietro di sé interrogativi e domande che non troveranno mai risposta.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...