Creare un libro in epoca medievale richiedeva uno sforzo, e un investimento, oggi inimmaginabile. La carta aveva costi elevati (come spiegato nel post sui Marginalia dei libri Medievali), e il lavoro degli amanuensi, monaci deputati alla copia dei manoscritti, era lungo e difficoltoso. Diventare un copista significava condannarsi a una vita di fatiche, perdendo la vista sulle pagine, chinati dal mattino alla sera utilizzando solo luce naturale (le candele erano rischiose).

Un libro come questa “Liturgia delle ore”, conservato a Milano alla Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco e composto nel XV secolo, poteva richiedere anni di lavoro:

Scrive un amanuense riguardo il proprio lavoro:

Spegne la luce dagli occhi, piega la schiena, schiaccia i visceri e le costole, produce dolore ai reni e stanchezza a tutto il corpo

Visto lo sforzo necessario alla creazione dei libri, si può comprendere quanto fosse fondamentale conservarne il possesso. Per questo, in moltissimi manoscritti medievali venivano incluse delle maledizioni, all’inizio, alla fine o in tutte e due, che scoraggiassero i malintenzionati dall’appropriarsi del libro. La fantasia di questi uomini ci riporta a secoli decisamente diversi dai nostri:

Ruba un libro e potresti essere spaccato da una spada di demoni, costretto a sacrificare le tue mani, avere gli occhi scavati o finire nei “fuochi dell’inferno e dello zolfo”

Marc Drogin, autore di “Anathema! Scribi medievali e la storia delle maledizioni dei Libri” (oggi introvabile e venduto su Amazon a oltre 3.600 euro) afferma che queste erano “Le uniche cose che proteggevano i libri. Fortunatamente era un momento in cui le persone credevano alle maledizioni, e questo li ha protetti da furti che avrebbero impoverito le biblioteche delle Abbazie“.

Sotto, la copertina del libro di Drogin:

Il volume di Drogin, pubblicato nel 1983, è il più completo compendio di maledizioni di libri mai realizzato. Drogin, un designer autore di diversi volumi sulla scrittura medievale, si è appassionato al tema studiando calligrafia medievale. Mentre studiava il suo primo libro si imbatté nella sua prima maledizione. Proseguendo negli studi ne ha trovate via via di più creative, arricchendo il proprio patrimonio di citazioni sino a includere manoscritti della Grecia antica sino a volumi di storia del XV secolo.

La maledizione della scomunica – anatema – era sovente molto semplice, quindi anche di facile intelligibilità anche da persone di bassa estrazione sociale. Ad esempio:

Possa la spada dell’anatema uccidere
Se qualcuno ruba questo libro.

Si quis furetur,
Anathematis ense necetur

Se uno scriba intendeva inasprire la maledizione poteva invocare l'”Anatema-Maranatha”, con la parola Maràna tha,in aramaico, che indicava “Nostro Signore è venuto – Vieni Signore“. Le maledizioni potevano a ogni modo essere davvero elaborate, e più si scendeva nel dettaglio e meglio si capisce cosa augurassero gli amanuensi agli eventuali ladri.

Se qualcuno ruba questo libro lascialo morire, fallo friggere in padella; lascia che la malattia e la febbre lo consumino; lascialo spezzato sulla ruota e infine impiccato. Amen

O ancora più dettagliato:

Per colui che ruba, o prende in prestito e non restituisce, questo libro dal suo proprietario, lascia che la sua mano si trasformi in serpente e lo laceri. Lascialo colpire da paralisi e che tutte le sue membra siano devastate. Lascialo languire dal dolore piangendo a gran voce per la misericordia, e che non ci sia alcun limite alla sua agonia. Lascia che i tarli di biblioteca rosicchino le sue interiora sino a che non muore, e quando alla fine egli sarà pronto per la punizione finale, lascia che le fiamme dell’Inferno lo consumino per sempre“.

Sotto, l’inferno immaginato nel XII secolo, Copia di un’illustrazione medievale dell’inferno nel manoscritto “Hortus deliciarum” di Herrad of Landsberg (circa 1180):

Il libro di Drogin conteneva dozzine di maledizioni, e il ricercatore ne aveva collezionate un’altra dozzina da includere in un’eventuale seconda edizione del suo libro, che però non fu mai pubblicata.

Durante il suo lavoro di raccolta delle maledizioni, Drogin iniziò a trovare delle ripetizioni. Non tutti i copisti erano abbastanza creativi da scrivere le loro stesse maledizioni. Se anche voi state cercando una piccola dedica “Anatema” da scrivere su un vostro libro, provate con questa.

Anche se non suona tanto minacciosa quanto i tarli da biblioteca, assolve egregiamente la propria funzione:

Chiunque rubi questo libro, o lo danneggi, sia tagliato fuori dal corpo della chiesa e considerato una cosa maledetta“.

Tutte le immagini sono di pubblico dominio.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...