4 Giorni senza Caffè

Fino a poco tempo fa facevo parte della setta “studenti che abusano di caffè”.
Sotto sessione ne bevevo quantità spropositate ad ogni ora, finendo per tremare, sentire il cuore che faceva le capriole e annuendo, comprensiva, su tutte le fotografie dei miei colleghi che condividevano moke e tazze piene a suon di “aiutami tu”. Non solo. Prendere un caffè con gli amici è sempre stata una cosa assolutamente piacevole, uno dei miei momenti preferiti, così informale ma così intimo. E’ arrivato poi il lavoro, in cui la pausa caffè diventa simbolo di quella minima libertà da stagista che sei tenuto a prenderti, finendo come ai tempi dell’università ma questa volta a ritmo di “devo-mandare-i-contratti-ai-coreani”.

Poi ho scoperto questa youtuber, Lucie Fink di Refinery 29, che si mette alla prova su diversi temi, astenendosi da qualcosa o provando nuove esperienze e mi sono detta “sai cosa combino? Scrivo a Vanilla Magazine perchè vorrei fare anche io questi piccoli esperimenti su me stessa”.

Ed eccomi qui.

Questa prima settimana è stata a tema “4 giorni senza caffè” e vi racconto com’é andata:

Venerdì

Il primo giorno, si sa, si parte carichi. Chi se ne frega del caffè, è solo una bevanda, andrà bene. Motivata tipo atleta allo specchio, esco di casa per andare a prendere la colazione con un’amica. Entro in caffetteria e sento l’aroma delizioso ma decido che non importa, prendo dei pancakes e mi sento positiva. Il pomeriggio è tranquillo ma inizio a percepire qualcosa che non funziona: specialmente dopo pranzo, infatti, ho un crollo di energia abissale e lavorare mi risulta molto faticoso. Provo a mangiare della frutta secca e bere acqua ogni volta sento di dovermi concentrare di nuovo sulle stesse cose e mi rendo conto, immediatamente, che il lavoro a computer e la tazza di caffè nel mio quotidiano viaggiano insieme.

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Sabato

Ho l’energia della madre di Bambi post sparatoria. Voglio una colazione vera, voglio il mio
espresso. Mi distraggo, scrivo, vado a correre ma dopo pranzo rischio di diventare aggressiva alla frase di mia madre “Vuoi il caffè?” No, mamma, non lo voglio. Torno in camera scocciata come a tredici anni. In compenso inizio a bere tisane fino a sentirmi i denti chiedere venia “però in Giappone ne bevono tante e vivono a lungo”, mi ripeto, pensando che non ho concluso nulla perché sono distratta e poco energica. Per nulla, a dire la verità. Esco e vado ad un concerto ma alle 23 inizio a sbadigliare fino alle lacrime. Giornata da dimenticare, escludendo la bella serata con gli amici e gli eccellenti Lust For Youth.

Domenica

Mi guardo specchio e noto con piacere una cosa: le mie occhiaie sono molto molto meno visibili. Mi sento davvero diversa, la pelle è più luminosa e sembro vispa, pronta ad affrontare un pranzo pantagruelico. In realtà dopo la mangiata vorrei solo un caffè, non riesco a pensare ad altro, voglio far scendere questo peso che ho in pancia ma resisto e opto per una dormita: mi sveglio con i temporali in testa, un’emicrania incredibile. Il resto della giornata prosegue sereno ma inizio ad entrare in cucina frequentemente fissando la macchinetta.

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Lunedì

Un po’ come in tutte le sfide, arrivi alla fine e inizi a sentire la fatica, sarà anche che il Lunedì è già difficile da solo. Questa mattina ho incontrato un’amica a colazione e la tentazione di mandare all’aria questa privazione è stata molto forte. Inizio ad essere infastidita dai rumori e il mal di testa non mi vuole lasciare ma in compenso ho davvero, davvero il viso meno tirato e sono meno nevrotica del solito. Credo di percepire anche un certo ringraziamento dalle mie coronarie che hanno avuto tregua per quattro giorni ma sono impaziente di bere un espresso domattina. La palestra e la piscina hanno avuto effetti devastanti sulla mia energia fisica ma il pensiero è tutto positivo e rivolto al Martedì. Sento già la tazza calda tra le mani e sorrido, sorrido. Mi sento, psicologicamente, benissimo.

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Conclusioni

Sicuramente non sarà stata l’impresa dell’anno ma, nel mio piccolo, è stato strano e piacevole mettere alla prova i miei limiti. Ho scoperto di avere buona forza di volontà e di resistere alle tentazioni a discapito, però, di una strana consapevolezza: ero (sono) dipendente dalla seducente caffeina, che con il suo gusto e i suoi effetti mi rende sempre attiva e contenta, oltre che più predisposta ai rapporti sociali.

Probabilmente sarà mito, sarà realtà ma nei momenti di stress un buon espresso è ciò che più di tutto ci permette di distendere i nervi e darci carica. Voto all’esperienza: 6 pieno, non lo rifarei ma mi regolerò in futuro: mi rendo conto che esagerare porta solo danni al mio corpo. La prossima settimana prevederà “4 giorni vegani” e sì, si accettano consigli, sostegno e pacche sulla spalla su twitter (francascrimizzi) e proverò a filmare l’esperienza su Snapchat (icecrimizzi).

Francesca Scrimizzi

Una persona alla ricerca della retta via. Nel mentre scrivo, vado ai concerti, cucino, viaggio e cado dalle scale.