L’Inghilterra medievale era un luogo di turbolenti scontri politici fra il potere spirituale e quello temporale. L’episodio più noto di questa guerra fu l’omicidio dell’Arcivescovo di Canterbury, Thomas Becket, che venne assassinato in nome del Re Enrico II d’Inghilterra la sera del 29 Dicembre del 1170. All’episodio assistette William di Canterbury, un monaco amico e collaboratore di Becket, il quale scrisse negli anni seguenti un’agiografia dell’Arcivescovo nella quale viene narrato un episodio molto particolare.

Philip del Cheshire

Un bambino di 8 anni di nome Philip stava guardando alcune rocce in un lago situato nella contea del Cheshire. Il gioco era del tutto innocente, ma il bimbo scivolò cadendo nello specchio d’acqua, venendo rapidamente sopraffatto dall’acqua (aquis obrutus est).

Dal momento che il piccolo non tornava a casa il padre, Hugh Scot, iniziò a cercarlo in tutto il villaggio. Dopo ore di ricerche andò a controllare al lago e fece la macabra scoperta:

Philip era morto annegato

Hugh stava sospirando e gemendo (suspiriis et gemitu) dopo averlo estratto dall’acqua, e quando la madre di Phillip venne a sapere della sua morte si abbandonò a lacrime e lamenti (lacrymis indulget et plactui).

I due genitori erano disperati ma anziché preparare il cadavere per il funerale tentarono di rianimarlo appendendolo per i piedi. I due pensavano che in questo modo l’acqua ingerita dal ragazzo potesse scivolargli via dal corpo, facendolo tornare in vita.

Quando lo stratagemma si rivelò inefficace iniziarono a bagnarlo con l’acqua santificata da Thomas Becket (aqua sancti Thomæ). Nel racconto di William di Canterbury, a causa della devozione dei genitori (Devotio parentum) e dell’intervento divino, Philip iniziò a mostrare segni di vita, facendo saltare in aria il padre dalla sedia (exsiliente) per l’entusiasmo.

Una leggenda che racconta la realtà del periodo

Naturalmente l’acqua santa di Thomas Becket non resuscitò il ragazzo, che morì inevitabilmente annegato nel lago inglese. Il racconto del frate di Canterbury è significativo e ci mostra un aspetto della vita umana ormai quasi completamente dimenticato, estraneo alle preoccupazioni dell’uomo moderno:

L’altissimo tasso di mortalità infantile del passato

Per fare un paragone sensato è bene parlare di numeri. La mortalità infantile italiana è oggi compresa fra 3 e 5 bambini morti entro i 5 anni ogni 1000 nati (nel 2011 furono 4 su mille, fonte ISTAT). Nel medioevo era pari a circa 300/400 per mille, il che significa che:

Un bambino su 3 moriva prima dei 5 anni di vita

Sotto, una miniatura mostra un bambino morto in modo accidentale:

Dato sulla mortalità infantile tratto dal libro: Vivere nel Medioevo: Donne, Uomini e soprattutto bambini, di Chiara Frugoni edito da Il Mulino.

Un tale indice di mortalità era compensato da un grandissimo numero di figli che ogni coppia riusciva a generare. Le donne erano continuamente in stato interessante, e non era raro conoscere famiglie che avessero visto nascere 10 o anche 15 figli (il numero medio di figli per donna era 6/6,5, quando oggi in Italia è di 1,35. Fonte: Le dinamiche di popolazione nell’Italia Medievale, dati ISTAT).

Dal punto di vista dell’uomo moderno verrebbe da pensare che una tale discendenza supplisse emotivamente alla morte di un terzo circa dei piccoli prima dei 5 anni, e a una significativa mortalità in età poco più avanzata.

La considerazione è probabilmente del tutto sbagliata

L’attenzione che pone William di Canterbury (e altri cronisti dell’epoca) alle emozioni e alla disperazione dei genitori nei confronti della morte di Philip fa intuire quanto la morte dei bambini non fosse un affare di poco conto e nemmeno accettato in modo passivo, e che i genitori che vissero nel medioevo venissero traumatizzati più volte durante la propria vita dalla perdita dei figli.

La morte di un bambino piccolo, oggi accolto come un evento del tutto singolare, all’epoca era un lutto all’ordine del giorno, ma non per questo meno significativo dal punto di vista emotivo. I bambini morivano per complicazioni durante la nascita, per le malattie, per infezioni anche banalissime, oppure per ferite che andavano in gangrena.

Altri racconti di bambini morti in modo accidentale

Nel 1301 un ragazzo di nome Richard, figlio di 8 anni di John le Mazon, dopo la colazione si stava recando a scuola. Improvvisamente fece una bravata, calandosi su uno dei sostegni del ponte e sostenendosi soltanto con la forza delle dita. Queste cedettero e il bambino annegò.

Nel 1322, in Francia, la domenica prima della festa di Saint Dunstan un gruppo di ragazzi giocava su un mucchio di legname. Uno di questi era un bambino di sette anni di nome Robert, figlio di John de Saint Botulph, che  si muoveva in modo avventato sui tronchi di legno.

A Robert cadde un pesante pezzo di legno su una gamba

La madre, Johanna, accorsa perché chiamata dai ragazzi, riuscì a liberare l’arto del piccolo Robert, ma questo era ormai irrimediabilmente fratturato. Rompere una gamba al giorno d’oggi non è un dramma, ma nel XIV secolo era un rischio fatale. Il bambino rimase in vita sino a venerdì prima della festa di Santa Margherita, e poi morì.

Nel 1324 un bambino di cinque anni, John, figlio di William de Burgh, era nella proprietà di Richard Latthere quando decise di rubare una piccola quantità di lana e nasconderla nel berretto. La moglie di Richard, Emma, ​​vide cosa stava facendo il bambino e lo schiaffeggiò con forza in viso, concentrandosi soprattutto nella zona intorno all’orecchio. Il bambino pianse e fece rumore, tanto che la madre di John, accorsa sul posto, gridò a squarciagola per chiamare aiuto. Gli abitanti del paese si precipitarono nella proprietà dei Latthere, ma ormai era troppo tardi:

John morì lo stesso giorno

Emma fuggì, ma in seguito venne incarcerata nella prigione di Newgate.

Un tasso di mortalità costante sino all’800

Il già elevato tasso di mortalità infantile si impennò drasticamente durante tutto il ‘300 e la diffusione delle epidemie di peste fu il motivo per cui la popolazione risultò decimata. Nonostante a livello popolare si identifichi il medioevo come un’epoca “buia” (credenza del tutto priva di fondamento) i livelli di mortalità infantile rimasero stabili sino a tutto l’800 (in Italai nel 1895 morivano 326 bambini ogni 1000), e vennero ridotti drasticamente soltanto durante il ‘900 grazie agli antibiotici e ai vaccini diffusi a livello orizzontale.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...