Il 2 novembre del 1940 Ludwig Fischer, Governatore del Distretto di Varsavia per conto del governo occupante nazista, firmò l’ordine di creare un ghetto ebraico nella città polacca. Questo divenne subito il ghetto più grande d’Europa. Entro il 15 Novembre del 1940, tutti gli ebrei di Varsavia furono costretti a trasferirsi nel ghetto. In totale furono 251 mila le persone che cambiarono casa, 113 mila polacchi che si trasferirono nella parte ariana della città e 138 mila ebrei che invece finirono nel ghetto. Durante l’aprile del ’41 il ghetto raggiunse la sua massima popolazione, con 395.000 abitanti di origine ebraica.

Un bambino vende piccole realizzazioni artigianali in strada

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La vita nel ghetto assomigliava a un inferno. Stipati in poco più di 3 chilometri quadrati, questo enorme numero di persone riceveva insufficienti razioni di cibo, e fra i confinati si trovavano anche 85 mila bambini sino a 14 anni. La razione media giornaliera di una persona nella Polonia del 1941 era di 2.613 calorie per i tedeschi, 699 per i polacchi e di 184 calorie per gli ebrei del Ghetto. Ad Agosto scese a 177 calorie, molto al di sotto della soglia della morte (a lungo termine) che è di circa 1.000 calorie al giorno. Gli unici responsabili dell’approvvigionamento alimentare erano le autorità tedesche, che solitamente rifornivano gli ebrei con pane secco, farina, patate, semola, rape e un supplemento mensile di margarina, zucchero e carne.

Alcuni civili in via Zamenhofa

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La sopravvivenza era garantita quindi soltanto dal baratto. Fino all’80% del cibo consumato nel ghetto era importato illegalmente, solitamente dai bambini che attraversavano le stazioni di controllo. Nonostante tutti i tentativi di sopravvivenza, fra l’Ottobre del ’40 e il luglio del ’42 morirono di fame, freddo e malattie circa 92.000 persone, il 20% del totale della popolazione.

Alcuni abitanti comprano e vendono degli stracci

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Nel luglio del ’42 i nazisti iniziarono quella che venne definita la “Gross-Aktion Varsavia”, un’operazione di deportazione di massa che prevedeva lo sterminio degli ebrei del ghetto nel campo di Treblinka, 80 chilometri a nord-est rispetto alla città. Entro Settembre erano state uccise 300.000 persone nelle camere a gas, e ad Ottobre del ’42 erano rimaste soltanto 35.639 persone nel ghetto.

Un signore anziano giace morto sul selciato

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Il 19 Aprile del ’43 i pochi abitanti superstiti combatterono la battaglia finale contro le truppe naziste di Jürgen Stroop, un’operazione che, nei piani nazisti, sarebbe dovuta durare tre giorni e che invece durò 4 settimane, la quale portò infine alla distruzione del ghetto e alla deportazione degli ormai pochissimi ebrei rimanenti.

Il 16 Maggio del ’43 il Ghetto non esisteva più

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Un signore vende alcuni oggetti per la strada, mentre gli altri osservano il fotografo

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Un signore vende del pane per la strada

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Un’anziana tenta di vendere i pochi stracci che le sono rimasti

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Una donna giace a terra, ormai prossima alla morte per fame

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Un signore ebreo posa per il fotografo

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Le rotaie del tram deserte e una scena di vita quotidiana all’inizio della storia del ghetto:

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Il tram su via Grzybowska

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Due donne, probabilmente sorelle, posano al centro della strada

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Un bambino vicino a un cassonetto della spazzatura sperava di racimolare qualcosa da mangiare

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Una donna anziana giace sul marciapiede, in evidente stato di malnutrizione

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Un ragazzo malnutrito e sporco, quasi un bambino, è per terra, osservato dagli altri mentre guarda il fotografo

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Alcuni commercianti tentano di vendere la verdura, mentre tutti osservano il fotografo

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Un anziano giace sul selciato, ormai in fin di vita

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Due bambini tentano di fare l’elemosina, malnutriti e senza forze

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Due bambini fanno l’elemosina per strada, sperando di racimolare qualcosa da mangiare

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Un bambino in evidente stato di malnutrizione è riuscito ad elemosinare un tozzo di pane

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Due ragazzi giacciono a terra, ormai alla fine delle forze:

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Tre bambine di fronte a un ex-negozio. Le loro condizioni sono drammatiche

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Un padre giace a terra, mentre abbraccia la figlia. Le tre persone sono in condizioni drammatiche

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Le persone che vediamo nelle fotografie sono tutte morte di fame, freddo o uccise nei campi di concentramento nazisti. Non avevano nessuna colpa.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...