5.21 di lunedì 28 dicembre 1908. Un’ora e un giorno fatali che Reggio Calabria e Messina non dimenticheranno mai. Il terremoto che ha colpito le due città dello stretto in quel giorno di fine anno è stato uno degli eventi sismici più catastrofici del ventesimo secolo.

Domenica 27 dicembre 1908: il Natale è ancora nell’aria nella città di Messina. I messinesi passeggiano sul corso e vanno a teatro: quella sera in cartellone al teatro Vittorio Emanuele II c’è l’Aida di Giuseppe Verdi. Poi la cena per alleviare il gelo della sera e a letto, magari con un fulmineo pensiero alla cena di Capodanno, ormai prossima, da organizzare in ogni particolare.

Scoccano le 5.21 del mattino. Un rombo terrificante scuote la città. Al di là dello stretto lo stesso rumore sordo e agghiacciante sveglia Reggio Calabria. La falda dello stretto si muove in modo ondulatorio e sussultorio per 37 lunghi, eterni, secondi.

La magnitudo Richter è di 7.10 pari all’XI grado della scala Mercalli. Le due città di Reggio Calabria e Messina si sgretolano: in migliaia muoiono subito sotto le macerie. Alcuni sopravvissuti periscono a causa delle esplosioni di gas, altri tentano riparo in spiaggia, ma vengono travolti da onde alte più di dieci metri – addirittura si registra un’onda di tredici metri a Pellaro, nei pressi di Reggio Calabria.

E’ l’ecatombe

Il dato sui morti di quello che al principio è stato chiamato il terremoto calabro-siculo è imprecisato: si parla di un numero tra le 90.000 e le 120.000 vittime, oltre la metà della popolazione totale delle due città che supera le 200.000 unità. Superato per numero di vittime anche “l’orribilissimo terremoto dell’anno 1693” [A. Mongitore, Istoria cronologica de’ terremoti di Sicilia, 1743] nella Val di Noto che fece registrare oltre 60.000 morti sotto il terrificante sisma di magnitudo 7.6. Oltre 2.000 i bambini che restano orfani dopo la scossa.

Saltarono tutti i collegamenti con il resto del paese: Messina e Reggio Calabria per le prime drammatiche ore successive alla tragedia rimangono staccate dal mondo.

A Messina gli equipaggi delle torpediniere “Saffo”, “Serpente”, “Scorpione”, “Spica” e dell’incrociatore “Piemonte”, ancorati sul molo, sono i primi a offrire i difficili soccorsi. A seguirli dopo poche ore è una flotta russa, di passaggio ad Augusta, e successivamente le flotte inglesi e francesi.

Nel tardo pomeriggio del 28 dicembre da Nicotera, circa 50 chilometri a Nord di Reggio, è finalmente possibile telegrafare al governo e al resto del mondo cosa è successo oltre dieci ore prima nello stretto.

Oggi la nave torpediniera Spica, da Marina di Nicotera, ha trasmesso alle ore 17,25 un telegramma in cui si dice che buona parte della città di Messina è distrutta. Vi sono molti morti e parecchie centinaia di case crollate. È spaventevole dover provvedere allo sgombero delle macerie, poiché i mezzi locali sono insufficienti. Urgono soccorsi, vettovagliamenti, assistenza ai feriti. Ogni aiuto è inadeguato alla gravità del disastro. Il comandante Passino è morto sotto le macerie

La mattina del 30 dicembre raggiungono Messina il re d’Italia Vittorio Emanuele III e la regina Elena del Montenegro. Assistono sbigottiti all’apocalisse che si presenta dinanzi i loro occhi. La regina leva i panni della sovrana e dona soccorsi alle migliaia di feriti che la circondano.

“Messina, un ricordo” “I nostri fratelli uccisi a decine di migliaia a Reggio e Messina” “Ecatombe umana”: questi i titoli che qualche giorno dopo useranno i quotidiani per descrivere l’immane tragedia.

La mobilitazione è generale, dall’Italia, dall’Europa, dagli Stati Uniti, arrivano fondi per ricostruire le due città e aiuti per soccorrere i superstiti, e il governo proclama lo stato d’assedio.

Tra le decine di migliaia di persone a morire a causa del terrificante terremoto vi sono anche Carlo Luigi Invernizzi e Antonino De Leo, tra i Mille dell’impresa di Garibaldi, Salvatore Capalbo, giudice della Corte d’Appello, Gaetano Russo e Gregorio Zappalà, scultori messinesi, Benedetto Craxi, nonno del futuro Presidente del Consiglio dei ministri Bettino, Charles Bousfield Huleatt, sacerdote e allenatore della squadra di calcio del Messina Football Club e il tenore Angelo Gamba che la sera prima della tragedia si era esibito nell’Aida a teatro.

Presente a Messina durante il terremoto anche il futuro deputato Gaetano Salvemini (professore di Storia contemporanea all’università locale) che nei giorni successivi dà la sua forte testimonianza diretta della tragedia in cui ha perso la moglie, i cinque figli (il corpo di uno mai ritrovato) e la sorella.

Per decenni il regno e successivamente la repubblica italiana mettono a disposizione fondi per la ricostruzione delle due città lacerate dal devastante sisma.

La lista dei luoghi di interesse artistico, culturale e religioso distrutti è lunga: circa il 90% degli edifici di Messina crolla al suolo, come il palazzo della prefettura, il palazzo dei Tribunali, l’edificio che ospitava la Banca d’Italia, il palazzo municipale, la Palazzata (o Cortina) di Simone Gullì, la chiesa delle Anime del Purgatorio, crolla quasi per intero anche il Duomo della città.

A Reggio Calabria viene distrutta l’antica basilica bizantina della Cattolica dei Greci, la Real Palazzina, il palazzo municipale, villa Genoese-Zerbi e il Duomo, antico di 900 anni.

Anche nella provincia i morti e i danni sono tantissimi: a Casalvecchio Siculo si sgretola buona parte della seicentesca chiesa Matrice; a Santa Teresa di Riva crolla il campanile della chiesa del Carmine; a Palmi è irrimediabilmente danneggiata la cinquecentesca Chiesa di san Rocco.

Le scosse di assestamento si ripetono per settimane, fino a marzo dell’anno seguente. Un evento drammatico dal quale Reggio Calabria e Messina non si rialzeranno mai completamente.

I lavori di ristrutturazione degli edifici danneggiati dal sisma proseguono per lunghi decenni: il teatro Vittorio Emanuele II di Messina, ad esempio, sarà ultimato solo nel 1980. In segno simbolico per l’inaugurazione del teatro viene riproposta l’Aida di Verdi, la medesima opera rappresentata poche ore prima del devastante terremoto.

A Messina, sul largo dei marinai russi, nel 2012 è stato installato un monumento dedicato ai marinai della marina zarista comandati dall’ammiraglio Ponomareff che prestarono soccorso dopo la scossa. Sempre nella città siciliana si trova una statua dedicata alla regina Elena del Montenegro, per l’impegno profuso in favore dei terremotati.

Le opere che raccontano del disastroso terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 sono tante: citiamo La terra trema: Messina 28 dicembre 1908: i trenta secondi che cambiarono l’Italia, non gli italiani di Giorgio Boatti, Milano, Mondadori, 2004 e Una catastrofe patriottica di John Dickie, Roma-Bari, Laterza, 2008.

La chiesa di S. Giovanni di Malta a Messina distrutta:

Sul lungomare si cercano i corpi dei dispersi:

Reggio Calabria distrutta dal terremoto:

Messina, il panorama della città distrutta:

Le baracche costruite a Palmi:

Tutte le immagini sono tratte dalla pagina Wikipedia dedicata al disastro e sono di pubblico dominio.

Categorie: Storia

Antonio Pagliuso

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".