Nel 1858 il Giappone aprì le porte all’Occidente, consentendo ai “Barbari” occidentali di accedere ai suoi porti dopo secoli di totale chiusura. L’apertura del commercio fu conseguenza del rinnovamento del periodo Meiji, che pose fine all’isolazionismo tradizionale giapponese (il Sakoku) e aprì le porte al mondo esterno.

Questa apertura fu alla base del movimento artistico noto come “Giapponismo”, che si declinò principalmente nella pittura in zona Francese (ma non solo), e in genere tutti gli artisti e uomini di cultura europei furono, in termini diversi, affascinati dalla miniera di informazioni provenienti dal Sol Levante, un mondo (anche se non alieno) completamente differente da quello conosciuto sino ad allora.

La cultura giapponese giunse in Europa grazie alle stampe tradizionali e alla fotografia, che in quegli anni muoveva i primi passi. In questo contesto è impossibile non ricordare l’italiano Felice Beato, forse il principale fotografo attivo in Giappone nel periodo compreso fra gli anni ’60 e ’70 dell’800. Beato realizzava le sue immagini mediante la tecnica della carta all’albumina colorata, e il procedimento rimase in uso anche dopo la partenza del fotografo.

Le immagini della galleria. realizzate da uno o più fotografi sconosciuti, risalgono agli anni ’90 dell’800, l’ultimo afflato del XIX secolo, e mostrano un Giappone tradizionale, del tutto privo delle contaminazioni del mondo occidentale che saranno invece caratteristiche dei decenni seguenti. Grazie alla collezione della New York Public Library, che ha digitalizzato le immagini, possiamo apprezzare persone, paesaggi e architettura com’erano prima dell’età contemporanea del Giappone.

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...