Il 25 Aprile è l’anniversario della liberazione italiana dall’occupazione nazifascista, ma da molto tempo prima della ricorrenza legata alla Seconda Guerra Mondiale si celebra la Festa di San Marco, durante la quale, a Venezia, gli uomini regalavano alla donna amata un bocciolo di rosa dal gambo lunghissimo, denominato in veneto il “Bócolo”.

L’origine della Tradizione

Il gesto nasce da una leggenda riguardo la storia d’amore fra Maria, figlia del Doge Orso I Partecipazio, e Tancredi, un giovane popolano. Maria, leggendariamente chiamata “Vulcana” per i vaporosi capelli vermiglio, vede il proprio amore per Tancredi osteggiato dal padre, della nobile e importante famiglia Partecipazio, che non può accettare un matrimonio con un ragazzo del volgo.

Per far accettare al padre l’amato Tancredi Maria decide di convincerlo ad andare a combattere contro gli arabi in Spagna, fra le fila del condottiero Carlo Magno.

Una volta raggiunto lo status di militare vittorioso il padre della ragazza non si sarebbe più potuto opporre al matrimonio

Tancredi parte e si unisce alle fila dell’esercito carolingio, combattendo con valore.

Un giorno di qualche tempo dopo giungono a Venezia alcuni cavalieri francesi guidati dal paladino Orlando, che cercano di Maria “Vulcana”, e le recano un messaggio ferale:

Il suo amato Tancredi è morto in battaglia

L’uomo si era distinto valorosamente contro gli invasori saraceni, ed era caduto sanguinante sopra un roseto. Con le ultime forze Tancredi aveva colto un bocciolo di rosa consegnandolo all’amico Orlando, con la richiesta di portarlo a Venezia dall’amata Vulcana.

Maria ricevette la rosa in un triste silenzio, e il giorno dopo, in occasione della festa di San Marco, venne trovata morta con il fiore insanguinato cinto sul petto. Da allora è usanza, durante il 25 Aprile, consegnare alla propria amata un bocciolo di rosa, ultimo dono di Tancredi all’amata Vulcana.

Sotto, illustrazione di Alessandra Battistel condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Sotto, il Bocol di Rosa disegnato da centinaia di persone in Piazza San Marco. Fotografia di Alessandra Batistel condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Una leggenda priva di fondamento storico

La tradizione, ovviamente, è completamente priva di fondamento storico ed errata a livello cronologico. Il doge Orso I Partecipazio fu eletto primo cittadino di Venezia nelll’864 e fu in carica fino alla morte, avvenuta nel’881, quindi molti decenni dopo le battaglie di Carlo Magno e dei suoi paladini. Orlando inoltre muore suonando l’Olifante durante la battaglia di Roncisvalle, ultimo eroico gesto di un guerriero dalla fama leggendaria.

Morte di Orlando, da una miniatura delle Grandi cronache di Francia:

La costruzione della leggenda di Vulcana e Tancredi è quindi del tutto artefatta, ma non per questo meno affascinante nei temi che illustra. Si parla del valore in battaglia dell’eroe, della fratellanza fra commilitoni ma soprattutto le difficoltà dell’amore fra classi sociali diverse nell’Europa medievale. Con l’ultimo, estremo sacrificio di Maria “Vulcana” a rendere immortale il racconto.

Da tempo immemore, a Venezia, è tradizione regalare un bocciolo di rosa alla propria amata, anche se oggi, al tempo del distanziamento sociale e dei negozi con le saracinesche abbassate, sarà difficile mantenere in vita il ricordo di Tancredi e Vulcana. Per consolarsi si può sempre inviare una rosa in formato digitale…

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...