La nazione Apache è, fra le moltissime in cui erano divisi i nativi americani, una delle più conosciute a causa del coraggio con cui i suoi membri affrontarono l’arrivo dell’uomo bianco, tentando invano di opporsi alla conquista delle terre natìe. In quanto cacciatori nomadi, gli Apache tramandavano una grande tradizione nell’uso dei cavalli, con i quali attraversavano in lungo e in largo la parte centrale del Nord America. All’inizio del 18° secolo essi erano stabilmente residenti in gran parte delle vaste pianure che si trovano negli attuali Nuovo Messico, Texas, Oklahoma e Colorado.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Sotto, la mappa con le diverse tribù Apache all’inizio del XVIII secolo:

Nonostante fossero nomadi, gli Apache avevano iniziato anche a coltivare granturco e meloni, fra gli altri, ma il loro piatto preferito rimaneva la carne di bufalo che, prima dell’arrivo dei coloni, era una risorsa abbondante e apparentemente inesauribile. Il bufalo non forniva solo la carne ai nativi, ma anche la pelle per gli indumenti e per una moltitudine di altri oggetti fra i quali i famosi Teepee, le tende mobili che costruivano nei loro accampamenti temporanei.

Dediti alla guerra continua, i primi nemici degli Apache furono i conquistadores spagnoli, che detennero il potere per lungo tempo dalla costa Ovest del Nord America sino alle pianure centrali del Kansas e dell’Oklahoma. Se inizialmente i conquistadores furono preda delle razzie degli Apache, che riuscivano a depredarli grazie alla superiorità in combattimento, le tribù di nativi si spesero senza speranza contro i coloni della costa est, principalmente britannici, che durante la metà/fine ‘800 giunsero a invadere interamente il Nord America durante le tristemente note “guerre indiane”.

Decimati prima di tutto dalle epidemie di malattie a loro sconosciute come Vaiolo, influenza e Varicella, e poi dai fucili e dagli obici dei soldati statunitensi, gli Apache vennero confinati in minuscole riserve, che oggi occupano ancora con fierezza, mantenendo i costumi e le tradizioni dei loro gloriosi antenati. Nel XXI secolo si stima che la popolazione Apache possa essere di circa 100.000 persone, una piccola frazione dei fieri guerrieri che vivevano in armonia con le grandi mandrie di bisonti.

Go-Shona, un Apache, nei suoi abiti rituali:

Un uomo Apache con un fucile Evans, fotografato nel 1880:

Durante alcune fasi del raccolto:

Una donna con il suo bambino nella classica “culla” da viaggio:

Bambino nella culla, legato in modo da non muoversi:

Un Apache Jicarilla fotografato da Edward Curtis nel 1904:

Tre uomini Apache di fronte alle capanne di paglia che usavano come fissa dimora:

Due donne Apache di fronte a una capanna, nel 1880:

Un piccolo accampamento Chiricahua-Apache:

Ritratto di un Apache nel 1903:

Ritratto da studio di Chatto, un Chirihuaha Apache:

Una nonna porta in spalla il nipote nella riserva di Palomas, nel 1900 circa:

Il ritratto di una ragazza di nome Sigesh da parte di Edward S. Curtis, nel 1905:

Ritratto di una donna di nome Nalin, di Edward S. Curtis, nel 1907:

Una donna del gruppo di San Carlos, nel 1902:

Un accampamento fotografato da lontano:

Una donna anziana Apache:

Una bambina con abito cerimoniale:

Una fotografia di studio mostra una coppia di ragazzi Apache, con i tipici mocassini tradizionali:

Una donna in abito tradizionale con un tipico cesto intrecciato:

Un bambino appoggiato a un albero nella tipica culla da trasporto:

Un uomo Apache nel 1898, fotografia di Frank Rinehart:

Una ragazza Apache:

Una fotografia di Edward Curtis mostra Geronimo, l’indomabile capo Apache che per ultimo si arrese agli U.S.A., nel 1905, a 77 anni:

Le fotografie sono di pubblico dominio.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...