Correva l’anno 1901, e a un medico statunitense, Duncan MacDougall, venne in mente di misurare il peso dell’anima, dimostrandone intrinsecamente l’esistenza. Secondo MacDougall, al momento del trapasso il corpo umano perderebbe il peso della sua anima, libera di migrare verso altri luoghi che non siano le nostre spoglie mortali.

Lo studio iniziò con 6 soggetti di prova che erano stati appositamente selezionati per pesarne l’anima. MacDougall ne registrò il peso durante la degenza, e poco prima della morte fece poggiare i loro letti d’ospedale su bilance precisissime, con un margine d’errore di 5,6 grammi. Quattro dei pazienti erano ammalati di tubercolosi, un morbo che negli Stati Uniti significava spesso finire in ospedale nell’attesa della morte, uno di diabete e uno di un morbo non identificato.

In un articolo del 2015 su Discover Magazine viene descritto minuziosamente il processo di pesatura del corpo. “MacDougall Ha registrato non solo l’ora esatta del decesso di ciascun paziente, ma anche il tempo totale trascorso sul letto, nonché eventuali variazioni di peso avvenute nei pressi del momento del decesso. Calcolò persino le perdite di fluidi corporei come il sudore e l’urina o i gas come l’ossigeno e l’azoto“.

Uno dei pazienti perse immediatamente del peso, ma poi lo riprese, mentre altri due persero subito del peso, ma pochi minuti dopo ne persero ancora di più. Uno dei pazienti perse 21,3 grammi al momento della morte, e MacDougall ignorò i risultati di un altro paziente perché la bilancia non era regolata con precisione, e un altro ancora non venne tenuto in considerazione.

A sostegno della propria teoria, MacDougall pesò 15 cani al momento della morte, non riportando nessuna perdita di peso

Dopo un periodo di circa 6 anni i risultati dello scienziato vennero resi noti al mondo. MacDougall pubblicò il proprio studio su American Medicine e anche sul New York Times, in un articolo che ebbe un discreto successo mediatico.

La conclusione di MacDougall fu sorprendente:

L’anima pesa 21 grammi, o tre quarti di un’oncia

In riferimento a un caso, MacDougall disse al Times: “Quando la vita cessò la scala della bilancia cadde improvvisamente, come se qualcosa si fosse immediatamente sollevato dal corpo“.

La notizia venne trattata con un certo scetticismo dai suoi contemporanei. In particolare, il medico Augustus P. Clarke ribatté che il peso mancante era dovuto a un processo naturale, a causa della sudorazione del corpo dopo la morte e a causa della più alta temperatura del sangue in vita.

Sotto, l’articolo originale del Times:

MacDougall contestò le critiche, e sostenne la propria teoria citando un caso particolare. Parlò di un paziente di grossa corporatura fisica e dal temperamento pigro, il quale non mostrò cambiamenti di peso per un intero minuto dopo la sua morte.

Dopo un minuto circa perse esattamente 21 grammi

MacDougall concluse che l’anima “di un uomo flemmatico, lento nel pensiero e nell’azione … rimane sospesa nel corpo dopo la morte, durante il minuto che passa prima che arrivi la coscienza della sua libertà“.

La comunità scientifica non accettò gli studi del medico, ma MacDougall ebbe un notevole seguito di sostenitori. Il valore scientifico dello studio non può essere accertato perché non si riuscì a comprendere gli esatti sistemi di misurazione utilizzati durante l’esperimento. Il medico fotografò addirittura il volto di altri pazienti al momento della morte, sostenendo che si diffondesse una luce eterea al momento della morte, una prova difficilmente considerabile in modo scientifico.

Nonostante il valore della ricerca di MacDougall sia sostanzialmente tutto da provare, negli ultimi 110 anni non è stata condotta un’altra ricerca simile, ma il “peso dell’anima” è famoso per essere 21 grammi, una leggenda ripresa anche dal regista Alejandro González Iñárritu nel suo famoso “21 Grammi” del 2003.

Categorie: Scienza

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...