21-22 Giugno 1940: la Resa della Francia e il Governo di Vichy

Il 3 settembre 1939, a seguito dell’attacco alla Polonia, Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania.

Germania e URSS si spartirono la Polonia, poi i sovietici attaccarono la Finlandia mentre la Germania occupò, nei primi mesi del 1940, Danimarca, Norvegia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Belgio. Tutte capitolarono quasi subito.

Era ora di pensare alla Francia, da sempre nel mirino della Germania

Philippe Pétain, classe 1856, che aveva fatto carriera militare fino ad arrivare, durante la prima guerra mondiale, al grado di Generale di Corpo d’Armata, era particolarmente amato dalle truppe, per il suo massimo impegno nel cercare di risparmiare le vite dei soldati, evitando i massacri dovuti ad attacchi troppo pericolosi. Fece eseguire solo 50-60 fucilazioni per diserzione, a fronte di più di 550 condanne a morte emesse dalla corte marziale. Proprio per questo venne accusato di disfattismo da molti alti ufficiali, ma per i francesi fu il grande eroe di Verdun.

Soldati Francesi a Verdun

Immagine di pubblico dominio

Dopo la guerra Pétain divenne Maresciallo di Francia e nel 1939 Ambasciatore francese nella Spagna di Franco, ma il 18 maggio 1940 venne richiamato a Parigi con la carica di Vice Primo Ministro del governo Reynaud.

Dal 27 maggio gli inglesi iniziarono a evacuare da Dunkerque le truppe di supporto inviate in Francia, l’aiuto aereo promesso non era arrivato e i francesi erano spacciati. De Gaulle, che avrebbe voluto continuare a combattere, partiva con gli inglesi.

Il Generale Charles De Gaulle nel 1942

Immagine di pubblico dominio

Il 10 giugno il governo lasciava la capitale e il 14 dello stesso mese i tedeschi entravano trionfalmente a Parigi.

Il 16 giugno Pétain diventava Primo Ministro a seguito delle dimissioni di Reynaud.
Il 17, tramite la Spagna, la richiesta di armistizio francese alla Germania veniva ufficializzata.

Il 20 giugno Pétain, alla radio, informò la nazione della decisione di arrendersi ai tedeschi.
Decisione sostenuta dalla maggioranza dei francesi, che condividevano la convinzione che la guerra fosse persa e che l’armistizio fosse l’unica via per salvare la Francia da morte e distruzione.

La firma dell’armistizio ebbe luogo a Compiègne il 22 giugno 1940, dove era stata già firmata la resa della Germania nel 1918, all’epoca un’onta per i tedeschi, che così vollero umiliare i francesi: stesso luogo, stesso vagone ferroviario del primo armistizio, fatto portare appositamente dal museo dove era esposto, stessa procedura.

Armistizio di Compiègne – 1918

Immagine di Bundesarchiv, Bild 146-2004-0147 / CC-BY-SA 3.0

Hitler sedette esattamente dove si era seduto ventidue anni prima il maresciallo Foch ed esattamente come lui se ne andò prima delle discussioni, lasciando la firma al generale Keitel per i tedeschi e al generale Huntziger per i francesi.

Il generale Huntziger firma l’armistizio

Immagine di Bundesarchiv, B 145 Bild-P50284 / Weinrother, Carl / CC-BY-SA 3.0

In pratica fu la riedizione dell’11 novembre 1918, giorno che viene tuttora ricordato in Gran Bretagna come Remembrance Day o Poppy Day, con corone di papaveri – l’unico fiore che cresceva anche nei campi di battaglia – offerte in ricordo dei caduti.

Il cessate il fuoco entrò in vigore il 25 giugno 1940. Le condizioni della resa non furono però così dure come quelle subite dalla Germania nel 1918.

La Francia conservava il controllo delle colonie, la sua flotta non venne sequestrata, ma Alsazia e Lorena vennero annesse al Reich, che occupava tutta la parte settentrionale del Paese e tutte le coste atlantiche. Veniva sciolto l’esercito francese, i prigionieri sarebbero rimasti in mano tedesca e tutte le armi e le attrezzature belliche, tranne la flotta, sarebbero state confiscate dalla Germania.

La piccola zona di Mentone restava sotto il controllo italiano, con un accordo sancito in un armistizio separato, firmato il 24 giugno a Roma fra Badoglio e Huntziger, dopo che il 20 giugno gli italiani avevano, piuttosto vilmente, attaccato i francesi sulle Alpi occidentali. Dopo quattro giorni di combattimenti e 1250 soldati morti o dispersi, l’Italia non aveva ottenuto nulla.

 

 

Nella parte meridionale della Francia, non occupata, venne istituito lo Stato Francese con sede del governo a Vichy, anche se la capitale restava Parigi. Pétain era il Primo Ministro di questo governo collaborazionista, al quale venne concesso un esercito di 100.000 uomini più la flotta di base a Tolone, e una piccola forza aerea.

Il nuovo Stato e il suo governo, così come i pieni poteri a Pétain, vennero approvati dall’Assemblea Nazionale e venne riconosciuto dalle comunità internazionali, tranne dalla Gran Bretagna, da dove De Gaulle lo dichiarò illegittimo.

Lo Stato Francese si dichiarò neutrale anche se politicamente aveva una connotazione collaborazionista con il Reich. Agli inizi furono in molti i francesi che lo appoggiarono: il mancato aiuto dei Britannici e l’attacco del 3 luglio alla flotta francese che si trovava a Mers el Kebir, in Algeria, con la perdita di 1297 marinai, vennero giudicati veri e propri tradimenti e non furono quindi molti ad aderire al Movimento France Libre, supportato da De Gaulle.

Philippe Pétain

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Pétain, che era un moderato, assolutamente e tenacemente anticomunista, conservatore e xenofobo, ebbe l’appoggio dei nazionalisti, fascisti e antisemiti francesi.
Emanò leggi a favore della famiglia col motto di ”Travail, Famille, Patrie’‘, della religione cattolica e della ”Francia ai Francesi”, contrastando tutti gli stranieri che erano arrivati dall’Europa dell’est, dalla Spagna e dalla Germania negli anni ’20-’30 e che erano stati naturalizzati con leggi molto permissive.

Il 24 ottobre 1940 Pétain incontrò Hitler, ufficializzando così la collaborazione.
Della questione ebraica Pétain non ne faceva, come i nazisti, una questione di razza inferiore, quanto di religione, di abitudini e tradizioni che li rendeva diversi dai francesi.
Gli ebrei persero molti diritti civili, vennero esclusi da moltissime professioni, fu limitato il numero di studenti ebrei, furono costretti a iscriversi in appositi registri, a indossare la stella di David, e la parola ebreo venne aggiunta sui documenti di identità.

Zone occupate in Francia durante la Seconda guerra mondiale. Immagine via Wikipedia licenza CC BY-SA 3.0:

Gli ebrei francesi diventavano in pratica cittadini di seconda classe e con la revisione delle naturalizzazioni concesse in passato, molti ”nuovi” francesi, ebrei e non, vennero privati della nazionalità e tornarono ad essere stranieri dei quali il governo voleva liberarsi.

Gli ebrei stranieri vennero rinchiusi in campi d’internamento insieme a oppositori del governo e membri della resistenza, tutti indesiderabili che, a richiesta dei tedeschi, vennero loro consegnati, mentre il governo tutelò gli ebrei francesi che non vennero confinati o deportati.

A parziale discolpa di Pétain bisogna dire che le richieste tedesche riguardavano uomini dai 16 ai 40 anni e abili al lavoro, destinati alle industrie tedesche e c’è da supporre che, almeno nei primi tempi, il loro destino non fosse conosciuto.

Gli ebrei francesi non protestarono, convinti che il governo avrebbe continuato a difenderli dai tedeschi, mentre la maggior parte della popolazione sosteneva il governo, nonostante i richiami alla resistenza di De Gaulle.

La situazione cambiò drasticamente nel 1942, quando Pierre Laval divenne Primo Ministro.

Philippe Pétain e Pierre Laval a Vichy nel 1940

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Pierre Laval era stato vice primo ministro dal luglio al dicembre 1940, ma Pétain lo aveva rimosso dalla carica perché troppo estremista e malvisto dai francesi e dagli altri membri del governo.

Dopo un primo periodo di arresto fu liberato grazie all’ambasciatore tedesco in Francia, che lo portò con se a Parigi. Era il loro uomo di fiducia: Laval era un nazista a tutti gli effetti.

Nell’aprile 1942 fu richiamato a Vichy e Pétain gli cedette la carica di Primo Ministro, su pressioni tedesche, e si arrivò ai fatti del Velodrome d’Hiver.

Il 16 e 17 luglio 1942 vennero rastrellati 13.152 ebrei stranieri, anche donne e bambini, che vennero consegnati ai tedeschi. Portati al velodromo, dove rimasero cinque giorni in condizioni terribili, furono avviati ad Auschwitz. Eichmann sostenne poi che l’iniziativa di rastrellare anche i bambini fu di Laval.

Arresto di ebrei condotto a Parigi dalla polizia francese il 20 agosto 1941

Immagine di Bundesarchiv, Bild 183-B10816 / CC-BY-SA 3.0

Ormai la scusa dei campi di lavoro non reggeva più, come non reggeva la scusa di Laval di non voler separare le famiglie. I francesi erano inorriditi dal trasferimento di bambini.
Lo Stato Francese era rimasto neutrale fino al novembre 1942, quando gli angloamericani erano sbarcati in Marocco e Algeria, incontrando una resistenza quasi nulla da parte dei francesi, come da accordi segreti fra l’Ammiraglio Darlan e Eisenhower.

Hitler decise quindi di occupare anche la parte di Francia libera, mentre gli italiani occupavano la Costa Azzurra, per sventare un attacco degli alleati e impedire la collaborazione dei francesi, levando in pratica ogni potere al governo di Vichy.

Per evitare che la flotta francese, ancora a Tolone, cadesse in mano angloamericana (come auspicato dall’Ammiraglio Darlan), fu deciso di trasferire la flotta in Italia. Il 27 novembre 1942 la maggior parte dei comandanti decise di auto affondare con cariche esplosive le proprie unità per non consegnarle ai tedeschi.

Il governo di Vichy durò fino all’agosto 1944, quando De Gaulle entrò trionfalmente a Parigi e venne riconosciuto capo del nuovo governo francese.

De Gaulle entra trionfalmente a Parigi – Agosto 1944

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Pétain venne portato dai tedeschi in Germania, dove continuò a rappresentare il vecchio governo non più in carica, e si consegnò alle truppe francesi nel gennaio 1945. Venne processato per alto tradimento e condannato a morte. De Gaulle però tramutò la sua condanna in carcere a vita per i suoi meriti passati.

Pétain morì il 23 luglio 1951 nel carcere di L’Ile-d’Yeu. Nelle sue ultime volontà chiese di essere sepolto nell’ossario di Verdun insieme ai suoi soldati, ma non gli venne concesso e fu il suo corpo fu tumulato nel cimitero di L’Ile-d’Yeu.

Pierre Laval invece, accusato di alto tradimento, complotto contro lo stato e collaborazione col nemico, venne condannato a morte e fucilato il 15 ottobre, dopo un tentativo non riuscito di suicidio col cianuro.

Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.