Gli anni ’90 sono ormai passati da almeno 15 anni, e tanti degli oggetti che erano di uso comune in quel periodo sono oggi solo un ricordo di chi ha vissuto quell’epoca di contrasti e diffusione della globalizzazione. Tanti dei prodotti raffigurati nelle immagini erano completamente italiani, nell’ultimo periodo nel quale il made in Italy non era solo sinonimo di esclusività ma anche di accessibilità e lavoro per tutti. L’evolversi della tecnologia e delle politiche economiche hanno portato tantissimi di questi articoli diventare oggetti ricordo di un passato che, ormai da 3 lustri, non esiste più.

La scheda telefonica, utilizzabile in tutti i telefoni a cabina, era sostitutiva dei gettoni, e fu stampata in milioni di copie divenute da collezione. L’invenzione della banda magnetica fu italiana, e divenne addirittura utilizzata come denaro contante.

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Prima degli smartphone e Skype, il telefono con la ghiera fu uno dei mezzi con cui venne connessa l’Italia.

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Il videoregistratore, con cui registrare film e serie televisive, fu una vera rivoluzione durante gli anni ’80 sino ai ’90.

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La Chat di Messenger, con cui parlare con persone conosciute in tutto il mondo.

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Il Ciao, che si accendeva a pedali, è stato un ibrido fra bicicletta e motorino di enorme successo.

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I formaggini Susanna hanno cresciuto generazioni di bambini

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Napster, il precursore di E-mule, Bittorrent e molti altri, funzionava principalmente per la musica (a causa delle lente connessioni) e fu la prima vittima dell’industria musicale mondiale.

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Il succo Billy, un prodotto italiano dalla grafica decisamente retrò.

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Il Game Boy, prima di tutti i tablet e delle console portatili, era il dispositivo preferito per giocare usciti da scuola (ma anche fra i banchi). Il gioco più utilizzato era sicuramente Tetris, che impegnava non solo i piccoli ma anche i più grandi.

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Il Fifty Top 50, prodotto fra il 1974 e il 1997, era un ciclomotore dalle elevate prestazioni che è stato, nel tempo, sostituito dagli Scooter, molto più affidabili e pratici. Fu un modello vendutissimo (sopratutto nel sud Italia) che elevava al massimo le potenzialità di ciclomotori come il Ciao.

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Il Discman, o lettore CD, fu il modello di Sony che, a partire dagli anni ’80, rese disponibile al grande pubblico la lettura dei famosi supporti ottici.

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Il rullino, anche se non ancora del tutto sparito, è stato un vero must con cui ricordare passeggiate, vacanze e momenti felici della propria vita, che tutti sapevano utilizzare.

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La Y10 di Autobianchi, una vettura prodotta dal 1985 al 1995, fu l’ultima vettura venduta con il nome della storica azienda milanese.

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Il mangiacassette era un dispositivo per ascoltare la musica prodotto da tantissime marche con differenti forme e stili, e divenne anche un oggetto portatile con l’ausilio delle batterie “torcia”.

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I Floppy Disk e i CD, oggetti oggi praticamente inutili, furono i nuovi supporti di quel periodo, che consentivano di immagazzinare una mole di dati sino a quel tempo impensabili.

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Il telefono pubblico Rotor, dal quale si chiamava con le schede telefoniche, era presente in tutte le città italiane.

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Il Festivalbar, una competizione musicale estiva che divenne il tormentone dell’estate, negli anni ’90 era famosa per la “compilation estiva”, che raccoglieva i successi dell’anno.

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Brivido, uno dei giochi da tavolo che divenne un mito per i più piccoli, fu una riedizione del 1985 di un gioco chiamato Castello Incantato pubblicato per la prima volta nel 1970.

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Il Motorola StarTac, uno dei primi modelli di cellulare a grandissima diffusione, fu un successo commerciale italiano e planetario nonostante il prezzo molto elevato.

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Le 10.000 lire con il ritratto di Alessandro Volta erano la banconota più utilizzata. Max Pezzali nel 1992, quando era ancora uno dei due 883, cantava “Con un Deca”, lamentandosi del ridotto potere d’acquisto della banconota azzurra. Chissà cosa direbbe oggi dei corrispondenti 5 euro..

Tutte le immagini sono di pubblico dominio

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...