1935-1975: la sterilizzazione forzata svedese

Dal 1935 al 1975, in Svezia si fece qualcosa che oggi potrebbe sembrare assurdo: sterilizzare le persone. Studi condotti negli anni ’30, soprattutto dai coniugi Myrdal, mostravano come uno Stato potesse migliorarsi attraverso alcuni interventi di tipo sociale, come, ad esempio, il sostegno alla maternità e i controlli nelle abitazioni per verificare lo sviluppo dei bambini in merito alla crescita, alla dentizione e all’intelligenza.

La legge sulla sterilizzazione la vararono i socialdemocratici, al governo dal 1935 a oggi, in alternanza con il partito conservatore, che applicarono le riforme proposte dai Myrdal per risparmiare sulle casse dello Stato e destinare quei fondi ad altro: evitare figli malati, infatti, evitava alle famiglie di spendere soldi per cure a vita naturale durante.

Vennero creati dei consultori e, spesso non si poteva procreare più di 2-3 figli, perché quando se ne avevano dai quattro in su, scattavano più controlli degli assistenti sociali, che dovevano verificare se i bambini vivessero in case sufficientemente grandi per curarsi e lavarsi.

In caso contrario, partiva la sterilizzazione

I motivi principali di questo procedimento forzato erano tre:

  • Medico, nel caso in cui una donna fosse a rischio malattia in seguito alla gravidanza
  • Sociale, che consentiva al governo di scegliere quelle persone considerate semplicemente poco adatte a crescere dei figli
  • Eugenetico, con una selezione di persone da sterilizzare considerate pazze o con malattie fisiche

La sterilizzazione veniva realizzata con modalità sbrigative. Bastava la firma di un medico (anche di paese), controfirmata da un altro medico, e l’intervento, irreversibile, avveniva tramite l’asportazione delle gonadi per entrambi i sessi, dopo una visita in cui veniva detto che era per il mantenimento della salute del soggetto, tenendo le povere vittime spesso all’oscuro di tutto.

La selezione dei soggetti idonei seguiva un criterio che oggi potrebbe sembrare paradossale, ovvero un test sull’intelligenza (anche quello controfirmato da più specialisti). Inoltre, il medico raccoglieva l’anamnesi della persona: chiedeva quanti membri ci fossero in famiglia, i problemi che avevano avuto i genitori e il partner, se ci fosse un’eventuale omosessualità, precedenti ricoveri in sanatori e informazioni sulla vita relazionale o lavorativa.

Se una ragazza era stata in sanatorio a causa di una caduta in cui aveva battuto la testa, o se un soggetto mostrava sintomi di idiozia o malattia genetica, come l’emofilia, se era sporco, ubriaco, se era violento, il suo destino era uno solo: la sterilizzazione.

Ovviamente, tutto ciò veniva fatto passare per una pratica normale, perché la Svezia si reputava una società modello, a cui tutte le altre avrebbero dovuto ispirarsi e, di conseguenza, dovendo essere la guida dell’Europa, soprattutto dopo la guerra, serviva questo ineccepibile controllo dei vari aspetti della vita.

Tale pratica, però, non rimase circoscritta alla sola Svezia, ma fu adottata anche da altri stati nordici e tantissime persone, che a oggi sarebbero giudicate normalissime (al massimo con problemi di tipo autistico o simili), non poterono avere figli o ebbero pesanti ripercussioni psicologiche, per non essere riusciti a esercitare un diritto naturale: la riproduzione.

Il grafico mostra il numero di sterilizzazioni annue svedesi

Nel 1999 fu approvata una legge che consentiva alle persone sterilizzate contro la propria volontà, al minimo un quarto del totale, di ottenere un risarcimento economico per i danni psicologici e morali subiti. Il testo integrale della norma è disponibile a questo link.


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