1820-1870: Così è stata fatta l’Italia

La storia dell’Italia comincia lontano sia nello spazio sia nel tempo, più precisamente in Francia. Alla fine del 1700 si era venuta a formare una nuova classe economica che, pur muovendosi di pari passo con la nobiltà e il clero, non sopportava più di esserne sottomessa a livello politico.

Da questa miscela esplosiva nacque la Rivoluzione francese.

Se questo movimento fosse nato in un altro luogo, forse non avrebbe diffuso le sue idee per tutta l’Europa, ma nascendo in Francia ed essendo questo stato in piena espansione territoriale ogni nuovo territorio conquistato ne veniva permeato.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

In questo modo popoli che erano da sempre stati abituati ad essere governati in maniera autocratica cominciavano a capire che era possibile anche una partecipazione alla gestione della “cosa pubblica “.

Il periodo napoleonico aumenta questa diffusione di idee e coinvolge nei fatti di governo anche classi che prima ne erano escluse, come i borghesi e i commercianti. In più, essendo anche molti studenti di idee filofrancesi, si nota un aumento di coinvolgimento anche di quella fascia di popolazione.

Napoleone, nel 1815, sarebbe più corretto dire con la battaglia di Lipsia del 1814, esce di scena e viene esiliato a Sant’Elena. Gli stati vincitori si riuniscono in congresso a Vienna per ristabilire lo “status quo “ precedente l’era rivoluzionaria.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Nell’Europa centrale e in Italia l’Austria la fa da padrone, creando tutta una serie di governi in qualche modo legati a lei. Per qualche anno la situazione politica rimane tranquilla anche per reazione a tutti gli anni di guerra del periodo precedente, ma intorno al 1820 i ricordi, le speranze e le passioni nate sotto il periodo francese si ricoagulano in una associazione segreta denominata Carboneria che si sente il dovere, anche in maniera violenta, di modificare l’ordine politico attuale.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Tutti i moti che ne derivano sia per scarsa organizzazione, sia per scarso impatto sulla popolazione, sono destinati a fallire in breve tempo.

Giuseppe Mazzini, esaminati i risultati ottenuti, si distacca da questo movimento e ne fonda uno proprio denominato “Giovane Italia”. Tra le idee più innovative vi sono quelle dello stato laico e repubblicano. Si assiste così ad un’ulteriore serie di tentativi di rivolta che, come i precedenti, si risolvono in nulla di fatto costringendo Mazzini ed i suoi associati a riparare all’estero.

Tra questi spicca Giuseppe Garibaldi che, dopo aver appoggiato la fallita rivolta in Savoia del 1834, ripara in sud America dove fonda la Legione Italiana con la quale combatte per il Rio Grande do Sul contro l’Impero Brasiliano e per l’Uruguay contro l’Argentina diventando celebre per le sue idee antischiaviste.

Parallelamente ai tentativi sopra descritti, che avevano comunque sempre una matrice repubblicana ed anticlericale, anche il regno del Piemonte governato dalla dinastia dei Savoia nella persona di Carlo Alberto si propone di raccogliere le istanze antiaustriache sia per liberare l’Italia sia per espandere il proprio dominio.

Per proporsi come candidato a questo compito nel 1848 il sovrano concede lo Statuto Albertino. Alcuni atteggiamenti liberali del Papa Pio IX fanno nascere anche la teoria “neoguelfa” che vorrebbe l’Italia governata come una confederazione sotto il controllo del papato, ma la sua attuazione si rivelerà improponibile per i forti contrasti che determina.

Gli scontenti maturati in tutta Europa in questi anni esplodono tutti insieme nel 1848. E’ in questo anno fatale che una serie di guerre e di rivolte sconvolge molti paesi europei.

Si assiste alla rinascita della potenza francese che rivuole il suo ruolo di grande potenza europea, alla 1° guerra d’Indipendenza italiana e a diverse ribellioni sia in Ungheria, che a Vienna e a Berlino.

La guerra, dichiarata all’Austria il 22 marzo 1848, vede in un primo momento coalizzati con il Piemonte altri stati italiani come il granducato di Toscana, gli Stati pontifici e quello delle Due Sicilie. Con la fine di aprile 1848 sia il papa Pio IX che Ferdinando II di Borbone ritirano le loro truppe lasciando soli l’esercito piemontese ed alcune formazioni di volontari.

A fronte dell’indebolirsi degli italiani, un contemporaneo rinforzarsi delle armate austriache porta alla sconfitta di Custoza e alla seguente battaglia di Milano, che costringe Carlo Alberto a chiedere una tregua (armistizio Salasco).

Molti governi provvisori sopravvivono per qualche tempo governati dalla fazione repubblicana dell’alleanza come la Repubblica Romana e la Repubblica di Venezia e San Marco, ma la loro fine è solo questione di tempo. Anche Giuseppe Garibaldi, dopo essersi prodigato a Roma con i suoi volontari, è costretto a fuggire.

Ricominciata la guerra e subito sconfitto a Novara, Carlo Alberto abdica in favore di Vittorio Emanuele II e sarà questi, con l’aiuto inestimabile del suo primo ministro Camillo Benso conte di Cavour, a portare l’Italia alla conquista della Lombardia.

Per prima cosa vengono allacciati rapporti più stretti con la Francia e l’Inghilterra partecipando in ruolo di alleati alla guerra di Crimea.

Con questo intervento in difesa della Turchia, ma in realtà più contro l’espansionismo russo, le due grandi nazioni intendono acquisire il ruolo di supervisori di tutti gli equilibri politici europei.

Concordata un’alleanza con la Francia a Plombiers, il Piemonte non dovette fare altro che aspettare l’occasione per riaprire le ostilità con l’Austria. Nel contempo risolse anche il problema dei volontari di Garibaldi che furono riassorbiti come il corpo autonomo dei “Cacciatori delle Alpi” all’interno dell’esercito regolare.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Le ostilità ripresero con l’ultimatum austriaco del 19 aprile 1859.

In un primo tempo le truppe piemontesi operarono un’azione di contenimento in attesa dell’arrivo degli alleati francesi. Riuniti i due eserciti operarono l’offensiva che portò alla liberazione della Lombardia. Se la pace di Villafranca soddisfò sia la Francia che l’Austria non fu così per i Piemontesi, né tanto meno per tutti i volontari che li avevano seguiti convinti di ottenere risultati di ben altra portata. E’ solo l’anno dopo che Giuseppe Garibaldi, solo in apparenza ostacolato da Cavour e con la connivenza dell’Inghilterra e della Francia, organizza la Spedizione dei Mille per la conquista del regno delle Due Sicilie.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

L’operazione riesce anche grazie all’incondizionato appoggio della popolazione, che vedeva nei volontari di Garibaldi non solo i portatori della libertà dai Borbone, ma anche dai balzelli e dalle prepotenze messi in atto dai grandi latifondisti.

I troppo rapidi progressi ottenuti contro l’esercito borbonico spaventano i governanti di Torino che, col timore di trovarsi nel sud Italia uno stato repubblicano, a loro volta entrano in guerra invadendo il centro Italia per andare incontro all’esercito di Garibaldi.

Questi, al quale era stato anche proposta la dittatura dell’ex stato delle Due Sicilie, si incontrerà a Teano con Vittorio Emanuele II accondiscendendo all’unificazione di tutti i territori sotto i Savoia. Con i plebisciti indetti Emilia, Toscana, Marche, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia si riuniscono nello stato italiano di cui Vittorio Emanuele II assume nel 1861 il titolo di re.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Se il risultato di questa unione romanticamente soddisfa molti, rimangono pur tuttavia ancora molti problemi insoluti. Innanzitutto il potere economico che rimane saldamente nelle mani dei latifondisti agricoli crea una grande massa di scontenti che, alimentata da sbandati borbonici, contadini senza lavoro, retinenti alla leva obbligatoria istituita da poco e volontari garibaldini repubblicani scatenerà una guerra civile denominata “periodo del brigantaggio” che si trascinerà fino al 1870, anno della presa di Roma, tra lutti e feroci violenze perpetate da entrambi i contendenti.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

E’ questo stato appena creato che solo dopo alcuni anni si ripresenta ancora in guerra con l’Austria, utilizzando questa volta un altro alleato: la Prussia. Il vero nemico per l’Austria era in realtà proprio la Prussia, e furono in effetti fatti dei tentativi di mediazione diplomatica per mantenere l’Italia neutrale, senza però ottenere risultati.

Tutta la guerra si decise in Germania con la battaglia di Sadowa vinta dai Prussiani.

Sui fronti italiani sono da ricordare la battaglia di Custoza, quella navale dell’isola di Lissa ancora a favore degli austroungarici che non spostò sostanzialmente gli equilibri esistenti e la campagna di Garibaldi in Trentino vittoriosa, ma interrotta dalla sospensione delle ostilità.

Ancora una volta intervenne la Francia di Napoleone III per trattare la pace separata con la cessione del Veneto ad un’Italia vincitrice politicamente, ma umiliata militarmente.

Con questa ulteriore annessione l’unione dell’Italia si stava avviando alla conclusione, anche se l’ulteriore passo da attuarsi (la presa di Roma) si presentava arduo sia dal punto di vista politico sia militare.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Garibaldi, secondo il suo modo di agire, cercò di forzare i tempi , ma la sua spedizione fu fermata a Mentana da un esercito misto di francesi e pontifici. La Francia era ancora entrata in gioco nella storia italiana, ma questa volta come protettore del Papa e quindi come rivale.

Fu solo nel 1870, e cioè con l’inizio della guerra Franco-prussiana, che i francesi dovettero abbandonare lo Stato del Vaticano al suo destino, permettendo così che Roma fosse occupata dall’esercito italiano.

Spiazzando l’opinione pubblica Giuseppe Garibaldi non venne a Roma, bensì andò in Francia, dove nel frattempo era caduto Napoleone III ed era stata formata la repubblica , a combattere i prussiani in nome dell’amicizia con gli ex alleati. Alcuni fanno concludere le guerre d’indipendenza italiane con la 1° Guerra Mondiale (annessione di Trieste), ma a mio parere si tratta di tutta un’altra storia.

Bibliografia:

Storia d’Italia dal 1861 al 1969. Denis Mack Smith. Editore: Giuseppe Laterza & Figli Spa, BARI, 1972.

Rivista Militare. Anno CV numero 5/1982. Le campagne di Garibaldi 1860 pg.87. Ezio Cecchini.

Rivista Militare. Anno CV numero 5/1982. La cavalleria garibaldina 97. Col. Rodolfo Puletti.

E.M.I. – Serie “De bello” 08. L’esercito austriaco nel 1859. Mario Zannoni, illustrazioni Massimo Fiorentino. Editrice Militare Italiana 1988.

E.M.I. – Serie “De bello” 13. I lancieri di Montebello 1859-1990. Rodolfo Puletti Mario Zannoni, illustrazioni E.V. Del Giudice. Editrice Militare Italiana 1990


Pubblicato

in

da