La rivoluzione della musica digitale ha comportato l’accessibilità a enormi database di brani semplicemente impensabile sino a poco tempo fa. Se all’inizio era l’ascolto “pirata” a veicolare il download delle canzoni (i trenta/quarantenni ricorderanno le ore passate su Napster) con l’invenzione di iTunes Store prima e Spotify poi, musicisti, case di produzione e utenti si sono messi (quasi) d’accordo.

C’è qualcosa che però si è perso con la musica digitale:

L’arte delle copertine degli album

La copertina era il biglietto da visita, la presentazione che doveva convincere il potenziale acquirente all’acquisto del supporto fisico dov’era registrato l’album. Durante gli anni ’60 la musica si sentiva principalmente in radio, e quindi spesso, nei negozi di dischi, non si conoscevano né le canzoni né i gruppi musicali prima dell’acquisto.

L’arte della copertina giocò un ruolo fondamentale per avvicinare il mondo globale all’acquisto dei vinile, piccole opere grafiche in formato 45 giri. Fra queste, naturalmente, si trovava di tutto, ma quasi sempre l’immagine raccontava l’identità dei musicisti proprio per favorire gli acquisti degli appassionati del genere.

Particolarmente interessanti e “stravaganti” sono le copertine degli anni ’60, fra cui spiccano quelle degli album degli artisti di brani Cristiani. Il loro look doveva spiegare all’acquirente, anche casuale e inconsapevole, il tipo di prodotto che gli veniva proposto. Capelli cotonati (oltre ogni legge della gravità!), outfit con colori sgargianti e scenari bucolici erano la regola, cui alcuni “innovatori” applicarono le modifiche personali.

Nonostante è ovvio che si sia guadagnato molto con la diffusione della musica in formato digitale, ma copertine belle come queste sarà molto difficile vederle sugli scaffali virtuali di acquisto online!

The Smylie Family:

Holland Trio:

The Celestials:

The Flowers Bloom:

The Joyful Sounds:

The Simmons:

Vickie:

Oh What a Savior:

The Cooper Family:

Sacred Hymns by Benny and Nola:

The Wilder Trio:

Country Church:

Sotto, una copertina dagli anni ’80:

Categorie: Illustrazioni

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...