Lo psicologo inglse Hugh Welch Diamond iniziò a fotografare i pazienti del Surrey County Hospital nel 1856, ed era convinto sostenitore della fisiognomica, cioè pensava di poter rintracciare, diagnosticare e trattare i disturbi delle sue pazienti analizzando meticolosamente le caratteristiche del loro viso, una teoria che in Italia diverrà famosa con Cesare Lombroso. Naturalmente oggi sappiamo che queste erano teorie errate, ma a metà ‘800 la rivoluzione della macchina fotografica portò con sé numerose novità, in tutti i campi.

Ma la convinzione di poter in qualche modo “vedere” le malattie attraverso le fotografie non era solo di Diamond. All’ospedale Salpêtriére fuori Parigi, i medici, tra cui Guillaume Duchenne, Paul Régnard e Désiré-Magloire Bourneville, iniziarono a fotografare pazienti psichiatrici con in mente più o meno la stessa idea. Duchenne scattò una serie di fotografie di un calzolaio parigino affetto da paralisi di Bell. Per registrarne le emozioni, Duchenne attaccò degli elettrodi a varie parti del viso del paziente per attivarne le risposte muscolari.

Il “sacrificio” del calzolaio alla scienza non è stata del tutto vana. Duchenne fu in grado di determinare che le manifestazioni emotive attivavano muscoli specifici. Se una persona sorrideva senza usare muscoli particolari quel sorriso era falso o poteva indicare un disturbo neurologico.

Régnard e Bourneville erano più interessati a documentare l’isteria. Il medico capo della Salpêtriére, Jean Martin Charcot, aveva riformato profondamente l’istituto e fatto due scoperte che rivoluzionarono il trattamento dell’isteria. La novità doveva trasformare l’ospedale da una prigione a un luogo per ricevere cure mediche adeguate. L’idea dell’epoca era che le persone con dei problemi potessero essere scaricate in un luogo lontano dalla vista e dalla società, ma questa venne progressivamente abbandonata. Salpêtriére riuscì ad adibire giardini, magazzini e posti di lavoro per i pazienti. Alcuni commentatori dell’epoca descrissero l’ospedale durante il mandato di Charcot come una città a sé stante, e negli anni ottanta dell’Ottocento appariva persino sugli itinerari turistici. La scoperta principale fu che l’isteria poteva essere ricondotta a un trauma e non era quindi una malattia fisica dell’utero o peggio contagiosa, come si era precedentemente creduto.

Un’altra scoperta fondamentale fu che non era un male esclusivamente femminile ma anche maschile

Nel 1882 Albert Londe arrivò in ospedale per iniziare a lavorare come farmacista. Il suo lavoro fu l’inizio di una nuova era nel rapporto tra fotografia e psichiatria. Londe non credeva nella teoria che la pellicola potesse in qualche modo “penetrare” nella mente del paziente. Era più interessato alle manifestazioni fisiche dei pazienti. Charcot si era reso conto che l’isteria poteva manifestarsi in una varietà di modi, che potevano essere attaccati da spasmi incontrollabili mentre altri rimanevano catatonici. Il compito assegnato a Londe era di immortalare la varietà di queste manifestazioni sulla possibile teoria che potessero essere ricondotte a specifiche disfunzioni neurologiche. Per documentarle adeguatamente, Londe aveva bisogno di registrarli usando la cronofotografia, cioè immagini in sequenza temporale in modo da poter confrontare tra loro i modi in cui i pazienti si contraevano e si contorcevano.

In un certo senso anche il lavoro di Londe fu un fallimento:

Dalle sue immagini non traspariva nulla da cui si potesse fare una diagnosi medica

Il suo era però un approccio più clinico alla fotografia e la comprensione che la macchina fotografica fosse limitata nelle sue applicazioni. La registrazione del movimento diventava importante nella diagnosi se non altro per documentare la gravità degli attacchi.

I ritratti della galleria sono semplici fotografie che consentono di identificare il paziente nelle cartelle cliniche, ma le immagini forniscono ancora una finestra nella mente di un paziente psichiatrico alla fine del XIX secolo. La maggior parte di queste persone è visibilmente malata, e i loro sorrisi non vanno visti come segni di felicità ma di disagio. Alcuni soffrono di “demenza paralytica”, un eufemismo utilizzato per descrivere la sifilide terziaria (nota anche come “paralisi generale”). L’idiozia è probabilmente un mix fra senilità, malinconia e depressione.

Nei decenni immediatamente seguenti lo scatto di queste fotografie, gli psichiatri, o come erano comunemente conosciuti, i neurologi o gli alienisti, avevano una conoscenza avanzata della malattia mentale, in qualche modo. A parte il lavoro di Charcot, la classificazione delle malattie era diventata più raffinata in modo che gli schizofrenici fossero distinti dagli epilettici o dagli isterici. Nello stesso periodo Freud studiava alla Salpêtriére e sviluppa le sue idee sull’isteria.

Dementia Paralytica:

Sotto, Patologia sconosciuta:

Dementia Paralytica:

Sotto, Patologia sconosciuta:

Paranoia:

Sotto, Patologia sconosciuta:

Idiozia:

Sotto, Patologia sconosciuta:

Mania:

Mania:

Mania:

Melancolia:

Dementia Paralytica:

Epilessia:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...