Che grande stupore, e probabilmente anche paura, devono aver suscitato agli inizi dell’800 quelle mostruose creature di ferro che magicamente scivolavano su binari, sbuffando senza sosta lungo la strada ferrata!

Che grande passo per l’uomo costituì la locomotiva a vapore, un “cavallo di ferro” (come i nativi americani chiamavano gli odiati treni che attraversavano i loro territori di caccia) che sostituì i ben più lenti carri a trazione animale.

E come a tutte le “macchine” azionate da motori, anche alle locomotive a vapore potevano capitare terribili incidenti, dovuti a molteplici cause.

L’esplosione della caldaia era una di queste, magari come conseguenza di una valvola di sicurezza difettosa, o per la corrosione di alcuni elementi, o anche solo per il basso livello dell’acqua, oppure ancora per un’esplosione nel forno dove bruciava il combustibile (generalmente carbone o legna).

Anche l’iniziale scarsa formazione dei fuochisti probabilmente provocò molti incidenti, ma in realtà, consultando i registri ispettivi delle ferrovie sia statunitensi sia europee, relativi agli anni tra fine ‘800 e inizi ‘900, si capì che la causa più frequente delle esplosioni era dovuta semplicemente alla ruggine!

Non erano però estranee agli incidenti nemmeno la cattiva progettazione e l’uso di materiale di scarsa qualità.


Un’allarmate frequenza di guasti nelle caldaie, responsabili di incidenti mortali, indusse il governo degli Stati Uniti a promulgare, nel 1908, delle leggi per il rispetto di norme di sicurezza nella produzione e nell’uso delle caldaie.

Questo tipo di caldaie a vapore erano utilizzate non solo sui locomotori, ma anche per il riscaldamento, e per altre macchine usate in molti campi (disboscamento, estrazione, motori fissi nelle fabbriche, etc.).

Come per ogni nuova invenzione, la messa a punto delle caldaie a vapore ha richiesto tempo, e un tributo di vite perse, che fanno parte dell’anonima e asettica lista delle innumerevoli vittime cadute lungo la strada verso le “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità, malinconicamente cantate da Leopardi.

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.