Durante gli anni ’30 e ’40 l’ufficio personale del Fuhrer, all’interno della Cancelleria del Reich (Reichskanzlei), era uno dei luoghi più blindati al mondo. In pochi uomini potevano entrare nelle stanze del potere della Germania Nazista, e in molti meno avevano la possibilità di portare la propria macchina fotografica con sé.

Hugo Jaeger, uno dei pochi fotografi ufficiali del Terzo Reich, documentò i colori della Germania Nazista ma anche il campo di Kutno, e riuscì anche ad entrare nelle stanze private del governo tedesco, immortalando Adolf Hitler e lo stato degli uffici e dei saloni governativi in diversi momenti storici, dal 1936 al 1945.

Le immagini mostrano il gusto del dittatore, che amava circondarsi di raffinati arredi, preziosi dipinti e prestigiose sculture.

All’epoca, Jaeger fu uno dei pochi fotografi che scattava a colori grazie alla disponibilità di costosi rullini Kodak, un lavoro documentario di eccezionale valore che ci consegna un ritratto di quelle stanze sorprendentemente vivido, molto più dettagliato e fedele rispetto alle fotografie in bianco e nero.

Jaeger iniziò a seguire Hitler nel 1936, e lo accompagnò sino quasi alla morte, poco prima del Bunker di Berlino. A differenza di quanto accaduto al fotografo ufficiale, Heinrich Hoffmann, Jaeger riuscì trafugare gli scatti agli statunitensi che invasero la Germania. Il fotografo teneva i negativi in una valigia in pelle, con accanto una bottiglia di cognac.

Quando sul suo cammino Jaeger incontrò un posto di blocco di statunitensi, questi scoprirono tutte le immagini, comprese queste dell’articolo, e sospettarono di un qualche tipo di collaboratore del partito nazionalsocialista.

Hugo Jaeger riuscì a salvarsi (e a salvare le sue fotografie) dividendo il Cognac con i soldati, che dimenticarono le immagini che avevano visto e lo lasciarono passare.

Qualche anno dopo le fotografie sarebbero apparse sulla famosa rivista “LIFE”, consegnando al mondo il ritratto di un dittatore con un singolare e severo gusto estetico. La storia, come sappiamo, purtroppo lo ricorderà per molto altro…

Fotografie spazi privati Hitler#8:

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Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...