Durante il percorso scolastico obbligatorio di uno studente italiano ci sono alcune date che si imparano tradizionalmente a memoria, come ad esempio la morte di Giulio Cesare, nel 44 a.C., ovviamente l’anno 0 con la nascita di Cristo, poi il 476 con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e diverse altre, fra cui si possono ricordare l’incoronazione di Carlo Magno, nell’800, oppure il 1492 con la scoperta dell’America e la Rivoluzione Francese, nel 1789.

All’appello ne mancano alcune altrettanto fondamentali per la storia non solo Europea ma mondiale perché interessano regioni più a est rispetto al nostro orizzonte culturale tradizionale. Fra queste si possono annoverare la morte dell’Imperatore Qin Shi Huang, l’uomo che unificò la Cina, nel 210 d.C., e poi il grande scisma del 1054, che divise la Chiesa Cristiana in Cattolica e Ortodossa, e il 1453, con la presa di Costantinopoli, odierna Istanbul, da parte dei Turchi Ottomani.

Costantinopoli, già, una città dai tanti nomi (Bisanzio, che identificò solo dal XVIII secolo l’omonimo impero, Istanbul dal 1930, o Nuova Roma), un luogo unico nel proprio genere perché sedendosi sulle rive dello stretto del Bosforo si possono bagnare i piedi fra Europa e Asia, un punto perfetto per controllare l’Impero Romano, non a caso scelta da Costantino a tale scopo.

Bisanzio quindi, centro dell’Impero Romano d’Oriente per quasi un millennio

Sotto, animazione che mostra l’Impero Romano d’Oriente nei differenti anni della sua vita:

E a Costantinopoli, se ad esempio vi foste lì recati per dei commerci nel VI o nel VII secolo, avreste sentito parlare in greco e in latino, e se aveste chiesto a un abitante chi fossero gli abitanti egli avrebbe risposto: siamo i Ῥωμαῖοι – Rhōmaîoi (“Romani”), pronunciato come “Romei”.

E quindi Costantinopoli è il fulcro di ciò che rimane della romanità per tutto il Medioevo, che non a caso alcuni storici fanno terminare proprio nel 1453, anno della sua conquista da parte dei Turchi Ottomani guidati dal sultano Mehmet II, Maometto II, il “Conquistatore”.

Sotto, Maometto II ritratto dal pittore Gentile Bellini nel 1480, a Costantinopoli:

I preparativi alla conquista

L’antichissimo Impero Romano d’Oriente era ormai un corpo morente, il cui cuore, però, era ancora vivo e pulsante. Costantinopoli era infatti ancora a capo del glorioso Impero Romano, ma i Turchi Ottomani avevano conquistato quasi tutti i suoi territori nel corso dei secoli precedenti.

L’Impero Romano d’Oriente nel 1453:

Nel 1452 Maometto II, deciso a impadronirsi dell’ultimo vessillo della romanità, fa circondare la città di truppe e cannoni, tagliando idealmente i rifornimenti via mare. Il 5 Aprile del 1453 propone a Costantino XI Paleologo di rimanere come governatore della città, consegnandola all’Impero Turco-Ottomano.

Costantino, forse per eccessiva fiducia nelle impenetrabili mura, forse per orgoglio o per caparbietà, non si arrende, rispondendo:

Darti la città, non è decisione mia né di alcuno dei suoi abitanti; abbiamo infatti deciso di nostra spontanea volontà di combattere, e non risparmieremo la vita

E così Maometto II mette in atto il proprio piano di assedio.

La statistica è contro di lui, perché Costantinopoli era stata presa soltanto una volta, durante la quarta crociata nel 1204, non con la forza ma con l’inganno, e le mura cittadine hanno resistito ai tentativi di conquista nel 626, nel 674, nell’860 e ad altri tentativi nei secoli successivi.

Ma in questo caso è diverso

Sì perché gli assedianti sono enormemente più numerosi degli assediati, circa 80.000 uomini contro 7.000, e hanno dei nuovissimi cannoni in grado di distruggere le imponenti mura Teodosiane della città, scagliando proiettili da 350 chilogrammi contro le fortificazioni, in molti punti spesse 3 metri e alte 7.

La Bombarda ottomana. Immagine di pubblico dominio:

Inizia il bombardamento

Il 6 aprile gli enormi cannoni iniziano a ridurre in macerie le formidabili mura di Costantinopoli. I difensori, fra cui genovesi e veneziani, capitanati dall’eroico Genovese Giovanni Giustiniani, riparano i danni fra una carica e l’altra dei cannoni ottomani, progettati da un ungherese di nome Urban, enormemente potenti ma capaci soltanto di 5/7 colpi al giorno.

Gli attacchi continuano incessanti per giorni e giorni, e le difese vengono via via indebolite, prendendo anche le ultime fortezze vicino alla città. Il 20 Aprile tre navi genovesi finanziate da Papa Niccolò V resistono eroicamente ai tentativi di assalto da parte di quelle turche e riescono a raggiungere la città, cariche di viveri e soldati.

Ma la resistenza dura poco

Il giorno dopo, il 28 Aprile, il sultano ordina un’impresa impensabile:

Entrare nel Corno d’Oro

Il canale è l’insenatura del principale porto della città, ed era difeso da un’immensa catena calata in mare per ordine di Giovanni Giustiniani fra la città e la Pera, dall’altro lato. Le navi, quando giungevano di fronte all’imboccatura, venivano bloccate dalla catena.

Sotto, la mappa dell’assedio, con il corno d’oro e la catana (Barrage) evidenziati:

Le navi del sultano riescono però a entrare nel porto, sospinte via terra da un esercito di uomini e animali che consentono l’impresa.

La traversata è sinonimo di sconfitta. Un’antica premonizione voleva che:

Costantinopoli sarebbe caduta solo “quando le navi avessero navigato sulla terra”

La città, circondata e continuamente sotto il fuoco degli assalitori, è preda degli attacchi del nemico. Ma un piccolo contingente di genovesi tenta l’impresa di dare fuoco alle navi ottomane. Il 28 aprile alcune imbarcazioni partono alla volta della flotta turca nel Corno d’Oro con l’intenzione di incendiarle, ma il tentativo fallisce:

Una spia genovese aveva avvertito il sultano, che fa bombardare le navi fedeli a Costantino XI Paleologo

E così, a fine Aprile, le posizioni sono definitivamente stabilite, con i turchi che attaccano da mare e da terra e i difensori che si difendono con tutte le proprie forze, tentando di fermare i numerosissimi nemici, nel mentre rinforzati da altre 60.000 unità.

Dopo molti tentativi si arriva dunque all’assalto finale, quando Maometto II concentra le sue forze sulla porzione di mura chiamate “Mesotichion”, la parte rivolta verso la terra di Costantinopoli. I preparativi degli Ottomani durano giorni, durante i quali fra il Sultano e l’Imperatore c’è il tentativo di giungere a un accordo.

Le difese della città e il Corno d’Oro:

Mehemet offre all’Imperatore di lasciare la città, insieme al suo popolo, indenne. Costantino offre al Sultano tutte le sue ricchezze personali, ma non la città.

E’ un nulla di fatto

Il 29 Maggio gli assalitori scagliano l’ultimo, decisivo attacco contro le mura nel settore mesoteichion (Meso-mezzo Τείχος/tikos – Mura), diviso in tre differenti ondate.

La mappa della città, sulle mura verso la terra si legge distintamente “mesoteichion”:

All’una di notte arriva la fanteria leggera, male equipaggiata e poco abituata alla guerra, che viene ricacciata indietro dai fortissimi (anche se in numero esiguo) difensori. Poi è la volta, verso le quattro del mattino, di reparti meglio equipaggiati e addestrati, anch’essi sconfitti dalle difese nemiche, e infine è il momento del reparto scelto degli Ottomani:

I Giannizzeri

I difensori, stremati da un’intera notte di battaglia, riescono comunque a tenere l’assalto, ma per poco. Il Capitano Giustiniani viene dapprima ferito lievemente, dovendosi allontanare dalle mura per breve tempo, e poi viene colpito da un’arma da fuoco. Con il capitano fuori combattimento gli assedianti riescono a passare e a invadere la città, e al mattino del 29 Maggio Costantinopoli diventa definitivamente una città Turca.

In quegli ultimi, concitati momenti, Costantino XI Paleologo consegna il suo nome alla storia degli eroi, combattendo strenuamente fino alla fine e scomparendo nella torcida dei combattimenti.

Leggenda vuole che prima di soccombere abbia ucciso 800 nemici

Le truppe del Sultano iniziano a razziare la città, e gli episodi di violenza si sprecano, anche se ricostruire quel che accadde è praticamente impossibile a causa delle esagerazioni cronachistiche cristiane dell’epoca.

Benjamin Constant: Maometto II entra in Costantinopoli con il suo esercito:

A parte i racconti leggendari, è un fatto che Maometto II, che aveva promesso ai suoi soldati il saccheggio per 3 giorni della città, si renda conto che in quel periodo questi avrebbero potuto radere al suolo moltissimi dei suoi palazzi, e li ferma dopo un solo giorno di “festeggiamenti”.

Rimarrà a Costantinopoli fino al 21 Giugno 1493, quando farà ritorno a Edirne, capitale, fino alla fine di quell’anno, dell’Impero Ottomano.

Quel Martedì 29 Maggio finirà definitivamente l’ultima vestigia dell’Impero Romano, che nella sua forma orientale aveva vissuto per quasi 1.000 anni e che in forma più ampia di Impero Romano era durato dal 27 a.C. sino a quel 1453. Di quegli eroici difensori e di quel sanguinoso assedio si parlerà nei secoli a venire, e la sua eco risuona ancora fra le acque dello stretto del Bosforo, là, dove Oriente e Occidente “quasi” si baciano.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...